ROSAMUNDE PILCHER.
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LE BIANCHE DUNE DELLA CORNOVAGLIA.
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Titolo originale: The Carousel.
Traduzione di: Liliana Schwammenthal.
1995. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
ISBN 88-04-39299-1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Presentazione.
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Per nessuna ragione al mondo Prue Shackleton rinuncerebbe a trascorrere un paio di settimane in Cornovaglia a casa di zia Phoebe. Tanto pi se la zia si  rotto un braccio e ha bisogno di lei. Come per Prue, il vecchio cottage di Penmarron e Phoebe sono irresistibili richiami sia per Charlotte, una ragazzina cresciuta senza amore, sia per Daniel Cassens, pittore irrequieto e di gran talento. Phoebe  molto felice soprattutto per l'inatteso arrivo di Daniel, ma  anche preoccupata per l'immediata attrazione che nasce tra il giovane amico e la nipote. I suoi timori sembrano trovare conferma quando Daniel scompare subito dopo aver scoperto che Charlotte  sua figlia. Prue, invece, non perde la speranza: sa che in quell'angolo di Cornovaglia niente  pi forte delle ragioni del cuore. Una storia di sentimenti grandi e veri, dall'indiscussa regina della narrativa romantica.
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L'AUTRICE.
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Rosamunde Pilcher, nata Rosamunde Scott (Lelant, 22 settembre 1924  Dundee, 6 febbraio 2019,  stata una scrittrice britannica autrice di romanzi sentimentali ambientati nelle isole britanniche, da cui sono stati tratti numerosissimi film televisivi.Dopo aver sposato, nel dicembre del 1946, Graham Hope Pilcher, prese il cognome Pilcher con cui  conosciuta in tutto il mondo.  Nel 1949 pubblic i suoi primi dieci racconti sotto il nome di Jane Fraser. Nel 1955 venne pubblicato A Secret To Tell, suo primo romanzo firmato come Rosamunde Pilcher. Da allora us sempre pi sporadicamente lo pseudonimo Jane Fraser, fino al 1963, quando lo mise definitivamente da parte.  I suoi lavori sono molto popolari in Germania, dove dal 1993 al 2010 sono stati trasposti in oltre 80 film televisivi, andati in onda in varie parti del mondo: anche in Italia, su Canale 5. Nel 2000 scrisse il suo ultimo romanzo, Winter Solstice (Solstizio d'inverno). Nel 2002 ricevette dalla Regina Elisabetta seconda il prestigioso riconoscimento O.B.E. (Officer of the Order of British Empire). Rosamunde Pilcher  scomparsa il 7 febbraio 2019 a Dundee, in Scozia, a seguito di un ictus all'et di 94 anni. L'annuncio del decesso  stato dato dal figlio Robin. 
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Le bianche dune della Cornovaglia.
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PRIMO.
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Ferma in piedi al centro del grazioso tinello illuminato dal
sole di settembre, mia madre aveva tutta l'aria di voler scoppiare
in pianto dalla delusione. Non sarai impazzita per caso,
Prue? sbott alla fine.
Ma non c'era pericolo che si mettesse a piangere, non era
proprio il tipo (anche se in questo caso gliel'avevo fatta grossa):
perch rovinarsi il trucco e farsi venire gli occhi gonfi,
per non parlare di quelle inestetiche rughe che le sarebbero
poi comparse sul viso? Il suo aspetto era una delle cose a cui
teneva di pi al mondo. E adesso mi stava di fronte al lato
opposto del camino, inappuntabile nel suo completo di lana
color fragola con la camicetta bianca di seta, gli orecchini
d'oro e il braccialetto con i ciondoli. Naturalmente i suoi bei
capelli d'argento erano ondulati e freschi di piega. Si vedeva
per che cercava a fatica di dominare un conflitto di devastanti
emozioni: collera, materna sollecitudine, ma soprattutto
delusione. Mi faceva pena.
Su, Mami, non  poi la fine del mondo. Ma, nel momento
stesso in cui proferivo quelle parole, mi rendevo perfettamente
conto di quanto poco convincenti esse suonassero alle
orecchie di mia madre, e sotto sotto anche alle mie.
Per la prima volta in vita tua trovi uno che sembra davvero
l'uomo che fa per te...
Tesoro, "l'uomo che fa per te"  un'espressione cos
superata...
 affascinante, serio, ha un buon lavoro, e viene dalla famiglia
giusta. E tu hai ventitr anni ed  ora che tu ti sposi,
abbia dei figli e una casa tua, che ti sistemi, insomma.
Non mi ha nemmeno chiesto di sposarlo, Mami.
Certo che no. Vuole farlo come si deve: prima deve portarti
a casa sua e presentarti a sua madre.  cos che si fa. E
le sue intenzioni sono inequivocabili. Basta solo vedervi insieme
per capire che  follemente innamorato di te.
Follemente  l'ultima espressione che userei parlando di
Nigel: ce lo vedi a fare follie di qualsiasi genere?
Sul serio, Prue, non capisco che cosa tu vada cercando.
 questo il punto, Mami, non sto cercando proprio
niente.
Discutevamo su questo argomento cos spesso che conoscevo
la mia parte parola per parola, come se l'avessi studiata
a memoria. Ho tutto quello che voglio: un lavoro che mi
piace, un appartamentino di mia propriet...
Non vorrai certo chiamare appartamento quella camera
nel seminterrato.
E non ho la minima voglia di sistemarmi.
Hai ventitr anni. Io mi sono sposata a diciannove.
Stavo per aggiungere: "E sei anni dopo avevi gi divorziato",
ma mi controllai. Non si possono dire certe cose a mia
madre, anche se certe volte te le tira proprio fuori di bocca
dall'esasperazione. In verit, nonostante la forte personalit
e la volont ferrea che le permettevano di averla vinta in parecchie
occasioni, c'era qualcosa di vulnerabile in mia madre
- la figuretta esile, gli enormi occhi azzurri, l'inequivocabile
femminilit - che ti impediva di essere troppo dura con lei.
Cos aprii la bocca per risponderle, ma subito la richiusi
di nuovo, e rimasi impotente a guardarla. Mentre lei mi fissava
con un'espressione di rimprovero, capii per l'ennesima
volta come mio padre non avesse avuto scampo il momento
stesso in cui aveva posato gli occhi su mia madre. Si erano
sposati perch, se da un lato era assolutamente impossibile
resistere a lei, dall'altro lui rappresentava esattamente quello
che mia madre stava cercando fin da quando aveva scoperto
l'esistenza del cosiddetto sesso opposto.
Mio padre si chiama Hugh Shackleton. In quel periodo lavorava
a Londra, in una banca d'affari nella City, aveva un ottimo
tenore di vita e un luminoso futuro davanti a s. Ma sostanzialmente
era un pesce fuor d'acqua. Gli Shackleton erano
originari del Northumberland e mio padre era cresciuto
lass, in una fattoria chiamata Windyedge, dove i pascoli
scendevano a lambire il freddo Mare del Nord e d'inverno i
venti soffiavano dritto dai Monti Urali. Mio padre non aveva
mai cessato di amare quel paese, n mai aveva smesso di rimpiangerlo.
Quando aveva sposato mia madre, la gestione della
fattoria era in mano a suo fratello maggiore, ma quest'ultimo
era poi morto tragicamente in un incidente di caccia. Mio padre
era andato nel Northumberland per il funerale. Ci era rimasto
cinque giorni e, ancor prima di fare ritorno a Londra,
aveva preso una decisione: avrebbe lasciato il suo lavoro,
venduto la casa di Londra, e sarebbe ritornato a Windyedge.
Voleva diventare un agricoltore.
A quel tempo io avevo cinque anni e le liti, le discussioni,
le lacrime e le recriminazioni che c'erano state dopo che mio
padre aveva comunicato questo proposito a mia madre sono
tra i primissimi ricordi davvero tragici della mia vita. Lei
aveva fatto tutto il possibile per fargli cambiare idea, ma mio
padre era stato irremovibile. Alla fine mia madre aveva scoccato
l'ultima freccia che aveva al suo arco: se lui fosse ritornato
nel Northumberland, ci sarebbe ritornato da solo. E
con sua grande sorpresa, mio padre era tornato lass. Forse
si era illuso che lei lo avrebbe seguito, ma mia madre sapeva
essere altrettanto ostinata, se ci si metteva. Cos, a meno di
un anno di distanza, avevano divorziato. La casa di Paulton
Square era stata venduta e mia madre si era trasferita in
un'altra casa pi piccola, vicino a Parson's Green. Naturalmente
io ero rimasta con lei, ma avevo sempre trascorso un
paio di settimane all'anno nel Northumberland, tanto per
non perdere i contatti con mio padre. Dopo un po' lui si era
risposato con una ragazza timida e appassionata di cavalli,
un tipo che portava delle gonne di tweed sempre un po' sformate
e la cui faccia lentigginosa non aveva mai conosciuto
ombra di cipria. Furono molto felici. Lo sono ancora, se 
per questo, e la cosa mi fa piacere.
Ma per mia madre le cose non erano state cos facili. Apparentemente
mio padre corrispondeva ad un ideale di uomo
che lei capiva e ammirava. Era appunto per questo che l'aveva
sposato. Non aveva mai tentato di andare oltre quella sua
patina superficiale da uomo d'affari della City - cappello a
bombetta, completo gessato e valigetta diplomatica. In verit
non aveva la minima voglia di scoprire in lui degli aspetti diversi.
Ma gli Shackleton erano dei tipi che ti riservavano
molte sorprese e, con suo grande disappunto, mia madre
scopr che ne avevo ereditate parecchie, di quelle loro sconcertanti
caratteristiche. Il famoso zio dell'incidente di caccia
non si era limitato a fare l'agricoltore, ma era stato anche un
musicista di una certa levatura. Mio padre, a sua volta,
quando aveva un po' di tempo libero, sapeva eseguire arazzi
fantastici. Ma l'autentica ribelle dei tre era la loro sorella
Phoebe. Artista e provetta pittrice, aveva una personalit cos
eccentrica, cos incurante delle convenzioni della vita di
tutti i giorni, che mia madre aveva fatto parecchia fatica a
trovare un modus vivendi con quella cognata.
Da giovane Phoebe era vissuta a Londra, ma verso i quarant'anni
si era scrollata di dosso la polvere della citt per trasferirsi
in Cornovaglia, dove aveva allegramente convissuto
con un uomo incantevole, uno scultore di nome Chips Armitage.
Non si erano mai sposati, con tutta probabilit perch la
moglie di lui si era rifiutata di concedergli il divorzio ; quando
era morto, Chips aveva lasciato a Phoebe la sua piccola casa
gotico-vittoriana a Penmarron, dove lei viveva tuttora.
Nonostante questo piccolo inconveniente sociale, mia madre
non poteva permettersi di tagliare completamente i ponti
con Phoebe, perch questa era la mia madrina. Cos di tanto
in tanto mia madre e io venivamo invitate a stare da lei:le lettere
mettevano sempre bene in chiaro che Phoebe sarebbe
stata felice di avermi l da sola, ma mia madre temeva la sua
influenza bohmienne, e fedele al principio che diceva: se non
riesci a battere gli Shaclektons, cerca almeno di non perderli
di vista perch non combinino troppi guai, mi aveva sempre
accompagnato in quelle visite, almeno finch ero bambina.
Alla nostra prima visita in Cornovaglia ero molto preoccupata:
ero ancora piccola, ma sapevo bene che mia madre e
Phoebe non avevano niente in comune ed ero terrorizzata
dalla prospettiva di due settimane di discussioni e imbarazzanti
silenzi. Ma avevo sottovalutato l'astuzia di Phoebe: la
mia madrina aveva infatti risolto il problema presentando
mia madre alla signora Tolliver. La signora Tolliver abitava
in una casa chiamata White Lodge a Penmarron e aveva una
sua piccola cerchia di amiche perfettamente convenzionali.
Queste, a loro volta, erano state ben felici di inserire mia madre
nei loro pomeriggi di bridge e di invitarla alle loro cene.
Cos mia madre se ne stava tutta contenta a giocare a carte
in quelle luminose giornate in cui Phoebe e io passeggiavamo
sulla spiaggia o montavamo i nostri cavalletti accanto
alla diga vecchia, oppure ancora ci portavamo all'interno a
bordo della vecchissima Volkswagen scalcinata che Phoebe
usava come studio mobile, per poi arrampicarci su per la
brughiera e perderci in un paesaggio immerso in una luce
bianca e vibrante che sembrava un riflesso del mare.
Nonostante l'antagonismo di mia madre, Phoebe esercitava
un'enorme influenza su di me. Non solo mi aveva trasmesso
il suo talento per il disegno, ma aveva anche influito
sulla mia vita in maniera pi pratica (forse in certi casi si era
addirittura trattato di pressioni vere e proprie): dovevo ringraziare
lei infatti per la forza e la determinazione che mi
avevano sostenuto nella mia decisione di andare a studiare a
Firenze ed iscrivermi a una scuola di pittura, e che alla fine
mi avevano portato al mio lavoro attuale nella Galleria d'Arte
di Marcus Bernstein in Cork Street.
E adesso era a causa di Phoebe che stavamo litigando. Nigel
Gordon era entrato nella mia vita mesi fa: non mi erano
mai piaciute le persone totalmente convenzionali, e con lui
era la prima volta che facevo vagamente eccezione a questa
regola. Cos, quando l'avevo portato a casa per presentarlo a
mia madre, lei non era riuscita a celare la sua soddisfazione.
Nigel a sua volta l'aveva incantata, flirtando con lei e portandole
dei fiori. Quando poi avevo detto a mia madre che ero
stata invitata nella sua casa in Scozia a conoscere la sua famiglia,
il suo entusiasmo non aveva conosciuto limiti. Mi
aveva gi comprato un paio di pantaloni alla zuava di tweed
da portare per le passeggiate sulla brughiera, e inoltre immaginavo
anche che avesse dato libero sfogo alla sua fantasia
con una serie di sogni culminanti nell' annuncio del nostro
fidanzamento sul Times, gli inviti stampati e la
cerimonia a Londra (io ero naturalmente in bianco, con un
modello disegnato in modo da figurare bene visto di spalle).
Ma all'ultimo minuto Phoebe aveva bruscamente posto fine
a queste deliziose fantasticherie. Le era successo, poveretta,
di rompersi un braccio. Cos, appena uscita dall'ospedale
con il suo braccio ingessato, mi aveva telefonato da Holly
Cottage, la sua casetta, per pregarmi di venire a tenerle compagnia.
Non che non fosse perfettamente in grado di badare
a se stessa, ma le era impossibile guidare e trovava insopportabile
anche soltanto l'idea di rimanere bloccata fin quando
non le avessero tolto il gesso.
La straordinaria sensazione di sollievo che mi aveva preso
mentre ascoltavo la sua voce al telefono mi aveva permesso
di essere finalmente sincera con me stessa e ammettere
che non avevo la minima voglia di andare su nel nord
ospite dei Gordon.
Non ero evidentemente ancora pronta a legarmi cos seriamente
a Nigel. A quanto pare a livello inconscio avevo
sempre desiderato una scusa plausibile per tirarmi fuori da
quell'impegno. Ed ecco che adesso il pretesto ideale mi veniva
offerto su un piatto d'argento. Senza esitare avevo risposto
a Phoebe che sarei venuta. Poi avevo detto a Nigel che
non potevo andare in Scozia. E ora lo stavo comunicando a
mia madre.
Com'era prevedibile, era rimasta sconvolta.
In Cornovaglia! Con Phoebe! Dal tono in cui parlava si sarebbe
detto che intendevo partire per un viaggio senza ritorno.
Devo andare, Mami e cercai di farla sorridere. Lo sai
benissimo che Phoebe  gi un pericolo pubblico al volante
di quella sua vecchia macchina anche quando ha tutte e due
le braccia a posto.
Ma mia madre era incapace di prenderla sul ridere.  cos
scortese da parte tua tirarti indietro all'ultimissimo minuto!
Non ti inviteranno pi. E che cosa penser la madre di Nigel?
Le scriver. Sono sicura che capir.
E laggi con Phoebe... con lei non conoscerai altro che un
mucchio di studenti sempre sporchi e quelle donne incredibili
perennemente avvolte nelle loro mantelle tessute a mano.
Forse la signora Tolliver riuscir a pescare qualche uomo
"che fa per me".
Non c' niente da ridere.
In fondo  la mia vita obiettai in tono pacato.
Non sai fare altro che ripetermi sempre questa frase: me
l'hai detta quando te ne sei andata ad abitare in quello squallido
scantinato. E a Islington, poi, fra tutti i posti che potevi
scegliere.
 molto di moda, adesso.
E poi quando ti sei iscritta a quell'orribile scuola d'arte...
Adesso almeno ho un lavoro perfettamente rispettabile,
devi ammetterlo.
Dovresti sposarti, cos non saresti costretta a lavorare.
Non rinuncerei al mio lavoro nemmeno se fossi sposata.
Ma cos non hai un futuro, io voglio che tu abbia una vita
decente.
Ce l'ho una vita decente.
Ci guardammo negli occhi per un lungo momento. Poi
mia madre mand un profondo sospiro, ormai rassegnata,
anche se aveva l'aria di essere stata offesa a morte. Era il segnale
che, almeno per il momento, la discussione era finita.
Non ti capir mai esclam con aria patetica.
Mi precipitai ad abbracciarla. Non provarci nemmeno
le risposi. Mi basta semplicemente che torni di buon umore
e che continui a volermi bene. Ti mander una cartolina dalla
Cornovaglia.
Avevo deciso di non andare In macchina in Cornovaglia,
ma di prendere il treno. La mattina dopo, dunque, presi un
taxi e mi feci portare alla stazione di Paddington. Avevo prenotato
un posto a sedere, ma non c'era molta gente: era met
settembre ed il grande flusso di villeggianti era ormai cessato.
Sistemato il bagaglio, mi ero appena seduta, quando sentii
qualcuno bussare leggermente al finestrino: alzai gli occhi e
vidi fuori dal treno un uomo che teneva una cartella portadocumenti
in una mano e un mazzo di fiori nell'altra.
Con mio grande stupore riconobbi Nigel.
Mi alzai, tornai allo sportello della carrozza e scesi sul marciapiede.
Nigel mi venne incontro con un sorriso imbarazzato.
Non speravo proprio di riuscire a trovarti, Prue.
Che diavolo stai facendo qui?
Sono venuto a salutarti, ad augurarti "bon voyage"
rispose, tendendo verso di me i fiori, dei crisantemi gialli piccoli
e arruffati. E a portarti questi.
Mio malgrado, quel gesto mi commosse: il solo fatto di venire
qui alla stazione era il suo modo di farmi sapere che mi
perdonava e che aveva capito il motivo per cui lo stavo piantando
in asso. La cosa mi fece sentire ancora pi ignobile.
Presi il mazzo avvolto nella sua carta bianca e frusciante e
affondai il viso nei fiori, che avevano un profumo delizioso,
poi alzai gli occhi verso di lui e gli sorrisi.
Sono le dieci. Non dovresti essere alla tua scrivania, a
quest'ora?
Non c' fretta mi rispose scuotendo la testa.
Non sapevo che fossi un pezzo grosso nel mondo dell'alta
finanza.
Non lo sono, sorrise Nigel ma non devo nemmeno timbrare
il cartellino. E poi ho telefonato dicendo che avevo
avuto un contrattempo. La sua era una di quelle facce solide
dall'aria matura e i suoi capelli chiari cominciavano ad
andare in piazza, ma quando sorrideva cos, Nigel aveva proprio
l'aria di un ragazzo. Forse ero davvero matta a voler abbandonare
quest'uomo attraente per andare a prendermi cura
della mia imprevedibile zia Phoebe. Che non avesse
ragione mia madre, dopo tutto?
Mi spiace piantarti in asso. Ieri sera ho scritto a tua
madre.
Sar per un'altra volta... rispose generosamente Nigel.
Comunque cerca di non sparire e fammi sapere quando ritorni
a Londra.
Sapevo che mi avrebbe aspettato, se glielo avessi chiesto,
pronto a venire a prendermi alla stazione, a riportarmi a
Islington, a riprendere le fila della nostra relazione come se
non fossi mai partita.
D'accordo.
Spero che tua zia si riprenda in fretta.
Ha solo un braccio rotto, non  che sia veramente
ammalata.
A questo punto ci fu un breve imbarazzante silenzio, poi
Nigel disse: Bene... e fece un passo avanti per sfiorarmi la
guancia con un bacetto frettoloso. Ciao, e fa' buon viaggio.
Grazie di essere venuto, e grazie per i fiori.
Fece un passo indietro, agit la mano in un gesto di saluto,
poi gir sui tacchi e se ne and. Lo guardai allontanarsi
facendosi strada in mezzo al viavai di facchini, carrelli portabagagli
e famiglie cariche di valigie. Arrivato al cancello di
accesso ai binari, si volt per l'ultima volta e ci scambiammo
un cenno di saluto, poi scomparve.
Anche se avevo preso quasi tutto dagli Shackleton, ogni
tanto dal profondo del subconscio sentivo affiorare delle
strane emozioni che riconoscevo come eredit inequivocabile
di mia madre. Questo era appunto uno di quei momenti:
dovevo proprio essere pazza a non desiderare di stare con
Nigel. Perch diavolo non mi decidevo ad avere una storia
con lui, anzi, a passare il resto della mia vita insieme a lui?
Normalmente la sola idea di sistemarmi mi faceva recalcitrare
come un cavallo imbizzarrito, ma in quel momento, seduta
l sul treno a guardare la Stazione di Paddington dal finestrino,
tutt'a un tratto l'idea mi parve molto attraente: la
sicurezza, ecco ci che quell'uomo affidabile era in grado di
offrirmi. Immaginai di vivere nella sua solida abitazione londinese
e poi trascorrere le vacanze in Scozia, lavorare solo se
l'avessi desiderato, non certo per necessit di denaro. Pensai
anche di avere dei bambini...
Mi scusi,  libero questo posto? disse una voce.
Cosa?... Alzai lo sguardo e vidi l'uomo fermo in piedi nel
corridoio tra i sedili. Aveva in mano una piccola valigia e accanto
a lui una ragazzina di circa dieci anni, magrolina, coi
capelli scuri e un paio di occhiali rotondi che le davano un
po' l'aria di un gufo.
S,  libero.
Bene rispose l'uomo, e alz la valigetta per metterla sulla
rete portabagagli. Non pareva dell'umore adatto per scambiare
convenevoli e tutto il suo modo di fare tradiva una certa
impazienza, per cui decisi che non era certo il caso di
raccomandargli di fare attenzione ai miei crisantemi. Come
Nigel, indossava il tipico completo gessato blu degli uomini
d'affari della City. Ma l'abito non gli andava bene, come se in
quegli ultimi tempi avesse messo su parecchi chili (mi figurai
enormi pranzi sulla sua nota spese) e, mentre alzava le
braccia per sistemare la valigetta, ebbi un primo piano della
sua costosa camicia con i bottoni tesi da scoppiare. Era bruno
e un tempo doveva essere stato un bell'uomo, ma ora aveva
le mascelle appesantite e il colorito acceso e portava i capelli
brizzolati lunghi sulla nuca, forse per compensare una
calvizie incipiente.
Eccoti arrivata disse alla ragazzina. Su, siediti qui.
Lei gli obbed, appollaiandosi cautamente sul bordo del
sedile: aveva con s un solo giornalino a fumetti e portava a
tracolla una borsetta di pelle rossa. Era una bambina pallida,
con i capelli tagliati molto corti che le lasciavano scoperto
il collo lungo e sottile - i capelli cos corti e gli occhiali la
facevano sembrare un ragazzo e, con quella sua evidente infelicit
sopportata con eroico stoicismo, mi ricord quei ragazzini
che vedi sul marciapiede della stazione, infagottati
nelle loro rigide uniformi nuove, tutti presi a cercare di trattenere
le lacrime mentre i loro atletici padri gli ripetono imperterriti
come se la spasseranno a stare in collegio.
Ce l'hai il biglietto?
La ragazzina annu.
La nonna verr a prenderti alla stazione.
Annu di nuovo.
Bene... Si pass la mano tra i capelli: era evidente che
non vedeva l'ora di andarsene. Questo  quanto, dunque.
Andr tutto bene.
Ancora una volta la ragazzina annu. Si guardarono negli
occhi, senza sorridersi. L'uomo fece per andarsene, quando
gli venne in mente qualcosa.
Tieni... Si frug nella tasca della giacca, tir fuori un
portafoglio di coccodrillo e ne tolse una banconota da dieci
sterline. Avrai bisogno di mettere qualcosa sotto i denti.
Quando  ora di mangiare, vai al vagone ristorante.
Lei prese il biglietto da dieci sterline e rimase seduta l a
fissarlo.
Ciao, allora.
Ciao.
L'uomo se ne and, ma al finestrino si ferm un attimo
per farle un cenno di saluto e un sorriso frettoloso. Poi subito
scomparve, diretto, ci avrei scommesso, a un' automobile
lucente e vistosa, che l'avrebbe riportato al sicuro nel suo
mondo di uomo d'affari.
Come poco prima mi ero detta che Nigel era simpatico,
cos ora dissi a me stessa che quest'uomo era orribile e mi
chiesi come mai il compito di accompagnare la ragazzina alla
stazione fosse stato affidato a una persona tanto sgradevole.
Intanto la bambina sedeva accanto a me, immobile come
un topolino; dopo un po' prese la sua borsetta, apr la cerniera
lampo, infil la banconota da dieci sterline nella borsetta,
e poi richiuse la cerniera. Pensai di tentare un approccio
amichevole, ma notai un luccichio di lacrime dietro gli occhiali
e decisi di lasciarla in pace per il momento. Poi il treno
cominci a muoversi, ed eravamo in viaggio.
Aprii il mio Times, lessi i titoli e tutte le deprimenti notizie
del giornale e poi, con un piacevole senso di sollievo, mi
dedicai alla pagina delle Arti. Trovai subito quello che stavo
cercando, la recensione di una mostra che era stata inaugurata
un paio di giorni prima alla Galleria Peter Chastal, a
breve distanza da dove lavoravo per Marcus Bernstein.
L'artista era un giovane di nome Daniel Cassens, la cui carriera
avevo sempre seguito con interesse perch, all'et di
vent' anni, aveva trascorso un anno in Cornovaglia a casa della
zia Phoebe per studiare scultura con Chips. Io non lo avevo
mai conosciuto di persona, ma Phoebe e Chips si erano affezionati
parecchio a lui e, quando Daniel li aveva lasciati per
continuare la sua carriera in America, Phoebe aveva seguito i
suoi progressi con l'accanito entusiasmo di una madre.
Cassens aveva viaggiato parecchio, poi aveva trascorso alcuni
anni in America e finalmente era approdato in Giappone,
dove si era appassionato allo studio della elaborata semplicit
dell'arte orientale.
Quest'ultima mostra era appunto frutto degli anni trascorsi
in Giappone ed il recensore si profondeva in lodi entusiastiche,
esaltando la calma formalit dell' opera di Daniel Cassens,
la sua pennellata sicura e la raffinatezza dei particolari.
... una collezione unica, questa terminava il pezzo.
Ogni singolo quadro  una sfaccettatura di un'esperienza
eccezionale e completa. Prendetevi un'ora di libert dal tran
tran quotidiano e andate a visitare la Galleria Chastal. Vi assicuro
che non ve ne pentirete.
L'articolo avrebbe fatto molto piacere a Phoebe e io ero
contenta per lei. Chiusi il giornale, guardai fuori dal finestrino
e vidi che ci eravamo lasciati alle spalle la periferia ed eravamo
ormai in campagna. Era una giornata umida, con grandi
nubi grigie che solcavano il cielo, rivelando di tanto in tanto
un tratto di limpido azzurro. Gli alberi stavano cominciando
a cambiare colore, le prime foglie a cadere. Nei campi si
vedevano dei trattori che aravano e i giardini delle villette a
cui sfrecciavamo accanto erano rossi di fiori di astri.
Tutt'a un tratto mi ricordai della mia piccola compagna di
viaggio e mi voltai a vedere come se la passava. Non aveva ancora
aperto il suo giornalino n si era sbottonata il soprabito,
ma le lacrime erano scomparse e sembrava pi tranquilla.
Dove sei diretta? le chiesi.
In Cornovaglia rispose.
Anch'io vado in Cornovaglia. Dove vai esattamente?
Vado a stare da mia nonna.
Sar bello. Poi mi venne un dubbio: Ma non  vacanza
adesso. Non dovresti essere a scuola?
S, ma sto in un collegio. Eravamo ritornati a scuola, ma
poi  scoppiata la caldaia e cos hanno chiuso per una settimana,
mentre la sistemano, e ci hanno rimandati di nuovo
tutti a casa.
Che cosa terribile! Spero che nessuno si sia fatto male.
Nessuno, ma la signorina Brownrigg, la preside, ha dovuto
stare a letto per un giorno. La direttrice ha detto che era
stato lo shock.
Non mi sorprende.
Cos sono tornata a casa, ma a casa non c' nessuno tranne
mio padre. Mia madre  in vacanza a Maiorca: c' andata
quando sono finite le mie vacanze. Cos devo andare dalla
nonna.
Da come lo diceva, non sembrava che la prospettiva la
riempisse di gioia. Stavo cercando di trovare qualcosa di
consolante da dirle per tirarla un po' su di morale, ma la ragazzina
prese il suo giornalino e si mise a leggerlo, con l'aria
ostentata di chi vuole tagliar corto. Trovai la cosa divertente,
ma capii l'antifona, e allora presi il mio libro e cominciai a
mia volta a leggere. Il viaggio continu in silenzio, finch
non arriv il cameriere del vagone ristorante a dirci che stavano
servendo il pranzo.
Posai il libro. Vuoi andare a mangiare qualcosa per pranzo?
le chiesi, pensando al biglietto da dieci sterline che aveva
nella borsetta.
La ragazzina mi fiss angosciata: Ma io... io non so da
che parte si va....
Io ci vado, vuoi venire con me? Potremmo pranzare
insieme.
Oh, sul serio? rispose riconoscente. Aveva l'aria
molto sollevata. I soldi per pagare li ho, ma  la prima volta
che viaggio in treno da sola e non so come si fa.
Lo so benissimo,  imbarazzante, non  vero? Forza, vieni,
muoviamoci prima che tutti i tavoli siano occupati.
Insieme ci incamminammo lungo il corridoio e raggiungemmo
il vagone ristorante, dove ci fu assegnato un tavolo
per due, apparecchiato con una tovaglia bianca fresca di bucato.
C'erano anche dei fiori in una brocca di vetro.
Ho un po' caldo, pensi che possa togliermi il soprabito?
mi chiese.
Trovo che sia un'ottima idea.
Mentre la bambina si spogliava, il cameriere venne ad aiutarla,
poi le prese il soprabito e glielo appoggi con cura sullo
schienale della sedia. Aprimmo i nostri menu.
Hai fame? le domandai.
S, mi sembra un secolo da quando abbiamo fatto
colazione.
Dove abiti?
A Sunningdale. Sono venuta a Londra in macchina con
mio padre. Lui ci viene tutti i giorni.
Tuo... Era tuo padre quel signore che ti ha
accompagnato?
S. Non le aveva nemmeno dato un bacio quando l'aveva
salutata. Lavora in un ufficio alla City. I nostri occhi si incrociarono
e lei distolse in fretta lo sguardo. Detesta arrivare
in ritardo al lavoro.
Non esistono molti uomini che amano arrivare in ritardo
al lavoro le dissi in tono rassicurante.  con sua madre che
vai a stare?
No, la nonna  la mamma di mia madre.
Io vado a stare con una zia dissi per trasformare il mio
interrogatorio in una conversazione pi leggera. Si  rotta
un braccio e non  in grado di guidare la macchina, cos vado
l a badare a lei. Abita proprio sulla punta estrema della
Cornovaglia, in un paesino che si chiama Penmarron.
Penmarron! Ma anch'io vado a Penmarron.
Era proprio una strana coincidenza. Che combinazione!
Mi chiamo Charlotte Collis, sono la nipote della signora
Tolliver.  lei la mia nonna. Conosci la signora Tolliver?
S, ma non molto bene. Mia madre giocava a bridge con
lei. E mia zia si chiama Phoebe Shackleton.
A questo punto si illumin tutta. Per la prima volta da
quando l'avevo vista sembr una bambina vera, e una bambina
tutta contenta ed eccitata per di pi: aveva gli occhi
sbarrati dietro gli occhiali e la bocca aperta dallo stupore rivelava
i denti troppo grandi per il suo visino stretto. Phoebe!
Phoebe  la mia migliore amica. Vado sempre da lei a prendere
il t coi pasticcini quando sono dalla nonna. Non sapevo
che si fosse rotta un braccio. Mi fiss con attenzione e
poi mi chiese: Tu... tu non sei mica Prue, per caso?.
S, sono io risposi sorridendo. Come hai fatto a
riconoscermi?
Mi sembrava di avere gi visto la tua faccia da qualche
parte. C' la tua foto nel soggiorno di Phoebe. Ho sempre
pensato che tu fossi molto carina.
Grazie.
E Phoebe mi parla sempre di te quando vado a trovarla.
 bellissimo andare da lei a prendere il t, perch non  come
essere con un adulto, e posso anche andarci da sola. E
poi giochiamo sempre con quella giostra che era stata un
grammofono.
Era mia, Chips l'aveva costruita per me.
Non ho conosciuto Chips,  morto tanto tempo fa.
E io le risposi non conosco tua madre.
Possibile? Ma se andiamo a stare dalla nonna quasi tutte
le estati!
Io per sono da Phoebe nel periodo di Pasqua, o certe
volte a Natale.  per questo che non ci siamo mai incrociate.
Non so nemmeno come si chiama tua madre.
Annabelle. Si chiamava Annabelle Tolliver, ma adesso 
la signora Collis.
E hai fratelli e sorelle?
Ho un fratello, Michael. Ha quindici anni ed  a
Wellington.
Per a Wellington non  saltata in aria la caldaia, vero?
Era un tentativo di rendere un po' pi frivola la conversazione,
ma Charlotte non sorrise. No rispose.
Mi misi a studiare il menu, ma pensavo alla signora Tolliver.
L'immagine che mi veniva in mente di lei era quella di
una donna alta e distinta , ma piuttosto scostante: una di
quelle signore dai capelli grigi senza un filo fuori posto, vestite
in maniera impeccabile, con gonne dalle pieghe ben stirate
e scarpe strette e lucide come castagne. Pensai a White Lodge,
dove sarebbe andata a stare Charlotte, e mi domandai che
cosa sarebbe riuscita a trovare da fare una bambina in quei
giardini tutti leccati e in quella casa calma e ordinata.
Diedi un'occhiata alla bambina che sedeva di fronte a me
e la vidi l con la fronte aggrottata: stava chiedendosi che cosa
mangiare. Sembrava una personcina triste. Certo non doveva
essere una situazione molto divertente la sua: prima ti
rispediscono a casa da scuola semplicemente perch  saltata
la caldaia, poi arrivi inaspettata, e probabilmente indesiderata,
e tua madre  all'estero e non c' nessuno che possa
badare a te. E neanche essere messa su un treno tutta sola e
spedita dall'altra parte del paese a trovare tua nonna, neanche
questo doveva essere molto divertente. Tutt'a un tratto
desiderai che la signora Tolliver fosse una di quelle nonne
grassocce ed affettuose dal grosso seno rotondo e accogliente,
tutte felici di cucire abitini per le bambole e di fare solitari
con le carte.
Charlotte alz gli occhi e si accorse che la fissavo. Non so
che cosa prendere disse con un sospiro sconsolato.
Un momento fa mi hai detto che avevi molta fame.
Perch non prendi il menu completo del giorno? le risposi.
D'accordo. E decise per minestra di verdura, arrosto e
gelato. Secondo te basteranno i soldi per prendere anche
una Coca-Cola? mi chiese pensosamente.
Chiss come mai il viaggio in treno in Cornovaglia ha
qualcosa di magico? So di non essere l'unica a sentire il fascino
del momento in cui, attraversato il Tamar sul vecchio
ponte della ferrovia di Brunel, ti sembra che ti si schiudano
le porte di un meraviglioso paese straniero. Tutte le volte che
parto, mi ripeto che non posso pretendere di rivivere questa
sensazione esaltante ancora una volta, ma immancabilmente
mi succede. E nemmeno riesco a spiegarmi come mai io venga
presa da questo senso di euforia. Che sia lo spettacolo di
quelle case, inondate dalla luce rosata del tramonto? E la vista
dei minuscoLi campi e di quei viadotti che svettano alti su
profonde valli boscose? O forse  la gioia che ti prende quando
vedi per la prima volta il mare in lontananza? Potrebbero
anche essere quei nomi di santi delle stazioncine che il treno
attraversa nella sua corsa e che subito si lascia alle spalle,
oppure le voci dei facchini sulla banchina a Truro, chi lo sa...
Alle cinque meno un quarto eravamo alla stazioncina di
St. Abbatt. Mentre il treno si fermava , Charlotte e io eravamo
gi pronte allo sportello, con le nostre valigie ed il mio
mazzo di crisantemi, ormai molto meno freschi e pimpanti
che alla partenza. Appena scese dal treno fummo investite da
furiose raffiche di vento e sentii distintamente il sapore
aspro e salato del mare. Sul marciapiede c'erano delle palme
che scuotevano le foglie come dei vecchi ombrelli rotti, e un
facchino apr lo sportello del vagone di servizio tirandone
fuori con brusca impazienza una gabbia di galline indignate.
Sapevo che sarebbe venuto a prendermi il signor Thomas,
il proprietario dell'unico taxi esistente a Penmarron. Phoebe
al telefono mi aveva detto di avere prenotato i suoi servizi.
Mentre ci dirigevamo verso il ponte lo vidi l in attesa, tutto
infagottato in un cappotto, come se fosse stato pieno inverno,
e con la testa coperta da un cappello che aveva comprato
a una fiera di beneficenza e che un tempo era appartenuto a
qualche nobile autista. Quando non era alla guida del suo
taxi, il signor Thomas era un allevatore di maiali, e in questa
sua attivit portava un altro cappello, di feltro quest'ultimo
per, e di maggiore antichit. Phoebe, che aveva un senso
dell'umorismo rabelesiano, una volta si era chiesta che tipo
di cappello portasse il signor Thomas quando andava a letto
con la signora Thomas, ma mia madre aveva arricciato le
labbra in una smorfia di disapprovazione, abbassando gli occhi,
per nulla divertita, e Phoebe non si era pi fatta domande
del genere.
Non c'era traccia della signora Tolliver. Charlotte era chiaramente
preoccupata.
Forse tua nonna ti sta aspettando sull'altro marciapiede.
Il treno, che comunque non si fermava mai molto a lungo
nelle varie stazioncine, si mosse. Scrutammo il marciapiede
di fronte a noi, ma l'unica persona che vedemmo l ferma ad
aspettare era una donna grassa con una borsa della spesa. La
signora Tolliver non c'era.
Forse ti aspetta in macchina nel piazzale della stazione, 
una serata troppo fredda per stare fuori all'aperto.
Spero che non si sia dimenticata di me.
Ma sarebbe toccato al signor Thomas il compito di rassicurarci.
Salve, mia cara mi disse venendoci incontro e
prendendomi di mano la valigia. Come sta? Sono lieto di rivederla.
Ha fatto buon viaggio? Poi abbass lo sguardo su
Charlotte. E tu sei la ragazzina della signora Tolliver, giusto?
Benissimo. I miei ordini sono di prendervi a bordo tutte
e due. Prima accompagno la piccola a White Lodge e poi
porto lei dalla signorina Shackleton. Avete fatto il viaggio insieme,
non  vero?
S, abbiamo fatto conoscenza sul treno.
Sua zia avrebbe voluto venire lei a prenderla, ma non
pu guidare con quell'accidenti di braccio che ha. Forza,
adesso, disse rivolto a Charlotte dammi anche la tua valigia,
portarne due  meno faticoso che portarne una sla...
Cos carico si avvi su per gli scalini di legno e attravers
il sovrappasso con me e Charlotte alle calcagna. Quando mi
fui sistemata nel suo taxi, che aveva sedili di pelle scadente e
puzzava sempre leggermente di maiale, gli dissi: Spero che
la signora Tolliver non si sia rotta un braccio anche lei.
Oh, no, lei sta bene, non ha niente di rotto, ma non ci
sembrava il caso che venissero due macchine... E con questo
avvi il motore. Con uno strido di marce e due soli ritorni
di fiamma, il taxi si slanci su per la salita della collina
che portava alla strada principale.
Mi appoggiai allo schienale, piuttosto irritata. Probabilmente
la decisione di utilizzare una sola macchina per me e
per Charlotte era la pi sensata, ma sarebbe stato certo pi
simpatico se fosse venuta la signora Tolliver in persona alla
stazione a dare il benvenuto a Charlotte. Dopo tutto si trattava
di fare solo un paio di chilometri in macchina. Charlotte
era girata verso il finestrino e guardava fuori, e io sospettavo
che ancora una volta stesse cercando di ricacciare le lacrime.
Non le davo torto.
 stata una buona idea quella di farci prendere lo stesso
taxi, non trovi ? Cercai di parlare con entusiasmo, come se
davvero approvassi quella soluzione.
La bambina non si volt. S, credo di s.
Se non altro eravamo arrivate a destinazione. Ecco la strada
principale, spazzata dal vento, e poi gi dalla collina ombreggiata
dalle querce. E adesso avevamo oltrepassato il portone
di quella che un tempo era l'abitazione del signorotto
locale ed eravamo nel paesino. Niente sembrava mai cambiare
qui. Poi risalimmo di nuovo la collina, lasciandoci alle
spalle cottage e negozi, un vecchio che portava a passeggio il
suo cane, il distributore di benzina, il pub. Svoltammo quindi
in una strada che scendeva gi alla chiesa e al mare, a un
boschetto di antichissime querce, alla fattoria con le sue cascine
dal tetto di ardesia e finalmente all' ingresso di White
Lodge. Il cancello bianco era spalancato e il signor Thomas
ci entr scalando di una marcia con uno spaventoso strido.
Arrivammo al breve vialetto d'accesso, passando sotto i rami
degli alberi che lo fiancheggiavano e vidi le fasce erbose belle
ordinate e le masse sbiadite di ortensie. Girammo dietro
un cespuglio fiorito e ci fermammo sul piazzale di ghiaia davanti
alla casa. Era una casa di pietra, dall'aria solida e imbiancata
a calce. C'era un glicine che si arrampicava sul muro
esterno fino alle finestre del primo piano e una rampa di
scale che portava alla porta d'ingresso, che in quel momento
era chiusa. Scendemmo tutti dal taxi e il signor Thomas sal
a suonare il campanello. Tutt'a un tratto si lev una raffica
di vento che sollev in un mulinello delle foglie secche sparse
per terra e le deposit ai nostri piedi.
Dopo una breve attesa la porta si apr e apparve la signora
Tolliver; era proprio come me la ricordavo, con il suo caschetto
di capelli grigi ben pettinati e la figura snella ed elegante.
Mentre scendeva i gradini verso di noi aveva un sorriso
di benvenuto stampato sulla faccia.
Eccoti qui, Charlotte. Si chin a dare un rapido bacio
alla bambina, poi si rialz subito. Io sono alta, ma lei lo era
ancora di pi. Prue! Che bello rivederti. Spero che non ti sia
spiaciuto condividere il tuo taxi con Charlotte.
Per niente, anzi. Ci siamo conosciute sul treno a Londra
e cos abbiamo fatto tutto il viaggio insieme.
Splendido. Allora, Charlotte,  questa la tua valigia? Entra.
Fai giusto in tempo a lavarti le mani e poi prenderemo il t. La
signora Curnow ha fatto un pan di Spagna. Ti piace, vero?
S rispose Charlotte, senza molta convinzione: probabilmente
odiava il pan di Spagna. A quell'ora certo avrebbe preferito
mangiare dei bastoncini di pesce con le patatine fritte.
...E, Prue, spero che tu trovi Phoebe in buona salute. Verrai
a pranzo un giorno o l'altro, vero? Come sta tua madre?
Sta bene.
Mi racconterai le novit qualche altra volta. Vieni adesso,
Charlotte.
Arrivederci mi disse Charlotte.
Arrivederci, Charlotte, vieni a trovarci.
S, verr.
Seduta nel taxi, aspettai finch non furono salite su per gli
scalini ed entrate in casa. La signora Tolliver portava la valigia
e Charlotte, sempre tenendo stretto il suo giornalino, la
seguiva a piccoli passi cauti. Non si volt a farmi un cenno di
saluto. La porta si chiuse alle loro spalle.
...
SECONDO.

Non mi pareva giusto che a Charlotte fosse toccata un'accoglienza
cos fredda, mentre a me, che avevo ventitr anni ed
ero perfettamente in grado di cavarmela da sola, erano riservati
Holly Cottage e Phoebe. A Holly Cottage non c'era vialetto
d'accesso, il cancello e la casa erano separati semplicemente
da uno spiazzo di ghiaia. Il giardino era tutto una
massa di dalie e crisantemi, la porta d'ingresso era aperta alla
brezza serale e ad una finestra del piano di sopra una tendina
di cotone rosa si agitava allegramente al vento, come una
persona che si sbracciasse per salutarti. Il taxi non fece quasi
a tempo a oltrepassare il cancello, che Phoebe era gi l: aveva
il braccio sinistro stretto in un'ingombrante ingessatura,
ma il destro bastava da solo a segnalare il suo festoso benvenuto.
Si mise a correre verso di noi cos inaspettatamente
che per poco il signor Thomas non la invest.
Ancora prima che si fosse fermata del tutto, io ero gi saltata
gi dalla macchina ed ero nella stretta affettuosa
dell'unico braccio funzionante di Phoebe. E risposi al suo
con un abbraccio che bastava ampiamente per tutte e due.
Oh, tesoro! strill tutta felice. Sei proprio un angelo!
Non avrei mai pensato che ce l'avresti fatta a venire! Non
riuscivo a crederci. Ho provato ad andare in giro da sola, ma
c' da impazzire per la frustrazione. Non riesco nemmeno ad
andare in bicicletta...
Ridendo mi sciolsi dall'abbraccio e, l'una di fronte all'altra,
ci guardammo in faccia con la massima soddisfazione. 
sempre un piacere per me guardare Phoebe. Quel che vedo
non manca mai di sorprendermi, ma  immancabilmente un
piacere. A quel tempo aveva superato da un pezzo i
sessant'anni, ma mi  sempre stato impossibile pensare a
Phoebe come a qualcuno per cui passano gli anni.
Portava le solite calze spesse, un paio di stivali e una gonna
di tela jeans, logora e sbiadita. Sopra il tutto indossava
camicia e cardigan da uomo (probabilmente ereditati da
Chips); intorno al collo aveva delle catene d'oro e una sciarpa
scozzese. E, naturalmente, portava il cappello. Non la vedevi
mai senza: erano cappelli dalla tesa larga e dalla cupola
alta, piuttosto vistosi. Ai primi tempi li metteva mentre dipingeva
all'aperto, per proteggersi gli occhi dal riverbero
freddo e bianco della luce della Cornovaglia. Ma a poco a poco
erano diventati una parte cos essenziale di lei che spesso
si dimenticava di toglierseli. Questo era di un colore marrone
scuro, decorato da piume grigie di gabbiano infilate nella
fascia. All'ombra benevola della tesa la faccia di Phoebe, tutta
un reticolo di rughe sottili, era illuminata da un sorriso
che rivelava denti bianchi e regolari come quelli di un bambino;
gli occhi erano dell'azzurro intenso della pervinca - e
cos luminosi da rivaleggiare con i pendenti d'argento e turchese
che aveva alle orecchie.
Sei un'imbrogliona le dissi. Pu anche darsi che ti sia
rotta il braccio, ma sei pi bella che mai.
Sciocchezze, la sente quella, signor Thomas? Ha il coraggio
di dirmi che sono bella. O  pazza o  cieca, non c' altra
spiegazione. Allora, che cos' questa? La tua valigia? E questi
fiori appassiti per chi sarebbero? Non voglio fiori morti...
Mi prese di mano il povero mazzo appassito e ricominci
a ridere. E adesso, signor Thomas, mi sa che dovr mandarmi
il conto. In questo momento non sono in grado di pagarla,
non trovo pi la mia borsetta.
Pago io, Phoebe.
Ma niente affatto, ci mancherebbe anche questo. Tanto
al signor Thomas non fa niente, non  vero?
Il signor Thomas l'assicur che non gli faceva niente, poi
risal sul suo taxi, ma Phoebe gli corse dietro e infil la testa
nel finestrino per chiedergli notizie della gamba malata della
signora Thomas. Il signor Thomas cominci a darle le informazioni
richieste, dilungandosi nei particolari. Cos a met
di quella dissertazione, Phoebe decise che ne aveva abbastanza.
Sono proprio contenta che stia meglio tagli corto decisa,
e tir fuori la testa dal finestrino. Il signor Thomas, interrotto
nel bel mezzo della sua tirata, rimase imperturbabile:
era tipico della signorina Shackleton comportarsi cos, Dio
solo sapeva che modi strani aveva quella. Il vecchio taxi si rimise
di nuovo in moto e in meno di un secondo sfrecciava via,
schizzando ghiaia attraverso il cancello e lungo la strada.
Forza, adesso. Phoebe mi prese il braccio. Entriamo in
casa. Voglio sentire tutte le novit.
Entrammo insieme in casa dalla porta aperta: nell'ingresso
mi fermai un attimo a guardare e con mia grande gioia
non trovai niente di cambiato. Ecco il pavimento lucido coperto
da innumerevoli tappeti, la scala di legno che portava
al piano di sopra, le pareti imbiancate su cui erano appesi,
secondo un ordine che seguiva il capriccio del momento, i
coloratissimi minuscoli oli di Phoebe. Nella casa c'era un
odore misto di trementina, fumo di fuoco di legna, olio di lino,
aglio e rose, ma, quello che ti incantava di pi era l'effetto
complessivo di ariosit e leggerezza creato dai colori chiari,
le tendine di pizzo, le stuoie di paglia, e il legno tirato a
lucido. Sempre, persino nel cuore dell'inverno, l ti sentivi
quasi in estate.
Tirai un profondo respiro, assaporando ogni particolare.
Che meraviglia esclamai.  un sogno essere di nuovo qui.
Ti ho messo nella tua solita camera mi disse Phoebe,
poi mi lasci sola e si avvi verso la cucina. Sapevo che
avrebbe passato un po' di tempo a cercare di resuscitare i poveri
fiori di Nigel, anche se ne aveva pi che a sufficienza nel
giardino, cos presi la valigia e salii nella stanza che era sempre
stata la mia fin da bambina. Quando aprii la porta fui investita
da una folata di aria fredda che entrava dalla finestra
spalancata. Chiusi subito la porta e tutto cess di gonfiarsi e
svolazzare. Posai la valigia a terra e mi diressi alla finestra
per ammirare quel paesaggio che mi era cos familiare.
C'era bassa marea e l'aria della sera era permeata dall'odore
delle alghe. A Holly Cottage non eri mai lontana dagli odori del
mare, perch la casa era costruita su un'altura erbosa che dava
su un'estuario: questo penetrava nell'interno come un enorme
lago e si riempiva e svuotava ogni giorno con la marea.
Sotto la casa c'era un'ampia diga, dove un tempo una ferrovia
ad un solo binario serviva un cantiere navale molto attivo.
Il cantiere era chiuso adesso e le traversine erano state tolte,
ma era rimasto ancora il muro, solido come una roccia.
Durante l'alta marea l'acqua arrivava quasi al bordo superiore
del muro e in estate potevi farti delle belle nuotate l, ma con
la bassa marea laggi non c'era nulla se non acri e acri di sabbia,
qualche scoglio pieno d alghe, delle pozze d'acqua qui e
l,e una decina di barche da pesca abbandonate, che erano
state tirate a secco parecchi inverni prima e, per un motivo o
per l'altro, non erano pi state rimesse in mare.
Su questo, che era il lato sud della casa, il giardino inaspettatamente
si allargava: un prato di forma irregolare, decorato
da aiuole sparse qua e l senza un disegno preciso,
digradava verso la siepe divisoria di escallonia. Nel bel mezzo
della siepe si apriva un cancello sopra il quale il cespuglio di
escallonia era stato tagliato a formare un arco, il che dava al
giardino un'aria deliziosamente formale ed antiquata. Sulla
destra, oltre a un alto muro di mattoni vicino al quale Chips
Armitage aveva piantato degli alberi di pesco, c'era un orto
di dimensioni rispettabili e, dove terminava quest'ultimo,
quasi invisibile dalla casa, c'era lo studio di Chips. Da dove
stavo adesso non vedevo altro che il colmo del tetto di ardesia
su cui al momento sedeva un gabbiano tutto solo: mentre
lo osservavo, l'uccello apr le ali urlando la sua diffidenza al
mondo in generale, poi prese il volo, alto nel cielo, sorvolando
la distesa di sabbia bagnata e deserta.
Sorridendo chiusi la finestra per non far entrare altro
freddo e scesi da Phoebe.
Ci sedemmo l'una di fronte all'altra, ai due lati del camino,
con un ruggente fuoco di legna per riscaldarci, mentre fuori la
luce pian piano moriva nel buio della sera. Su un carrello c'era
una grossa teiera di terracotta marrone, tazze e piattini di coccio
dipinto, un piatto di focaccine appena sfornate, burro di
fattoria, bello giallo, e marmellata di ciliegie fatta in casa.
Non le hai fatte tu queste focaccine, Phoebe, vero? Non ci
saresti riuscita con una mano sola.
No, le ha preparate stamattina Lily Tonkins.  un tesoro
quella donna! Viene tutti i giorni e si  praticamente impadronita
della cucina. Solo adesso capisco che cuoca superba .
Ma come hai fatto a romperti il braccio?
Oh, mia cara,  successo in un modo cos idiota! Ero gi
nello studio a cercare dei vecchi disegni di Chips... sapevo
che dovevano essere sul ripiano pi alto della sua libreria e
sono salita su una sedia e, c'era da aspettarselo, qualche stupido
tarlo si era scavato la tana nel legno e cos la gamba ha
ceduto, e patapumfete! e scoppi a ridere, come se stesse
raccontandomi la storiella pi buffa che avesse mai sentito.
Aveva ancora in testa il cappello con le piume. E sono stata
fortunata a non essermi rotta anche una gamba. Sono rientrata
in casa e grazie al cielo c'era l il postino con la posta
del pomeriggio. Cos sono saltata sulla sua macchina e mi
sono fatta portare all'ospedale, dove mi hanno imbalsamata
in questo stupido gesso.
Povera Phoebe!
Oh, be', non  che mi faccia troppo male,  solo una seccatura.
Il peggio  non riuscire a guidare. Per esempio, domani
devo ritornare all'ospedale per far vedere il braccio al
dottore... Immagino che abbia paura che mi entri in cancrena
o roba del genere...
Ti ci porto io...
Non occorre, mi mandano un'ambulanza. Non sono mai
stata su un'ambulanza, e ti confesso che non vedo l'ora di salirci.
E adesso dimmi, come sta Delia?
Delia era mia madre. Le risposi che stava bene.
E com' andato il viaggio? Prima ancora che iniziassi a
risponderle, le venne in mente il suo accordo con la signora
Tolliver a proposito del taxi. Santo cielo, mi sono dimenticata
di chiedere al signor Thomas di Charlotte Collis! Si 
ricordato di prendere su anche lei alla stazione?
lenissimo. Spero che non ti sia spiaciuto fare il viaggio
con lei. Personalmente trovo che la signora Tolliver avrebbe
potuto anche sprecarsi ad andare a prendere di persona quella
povera bambina, ma a sentire lei non aveva senso farlo,
visto che il signor Thomas veniva comunque alla stazione.
Sono d'accordo con te, avrebbe proprio potuto venire lei
a prenderla.
E come sta, povero topolino?
Sembrava un po' preoccupata.E non  che l'idea di venire
a stare dalla nonna la mandasse proprio in visibilio.
L'unica persona per cui ha mostrato un po' di entusiasmo
sei tu. Ti adora.
Non  strano? Mi sembrerebbe pi logico che preferisse
la compagnia di bambini della sua et. Peccato che in questo
paesino non ce ne siano molti, ma poi, anche se ce ne fossero,
quella bambina  sempre stata piuttosto solitaria. La prima
volta che ci siamo incontrate l'ho trovata che vagabondava
per conto suo sulla spiaggia. Mi ha detto che era uscita a
fare una passeggiata, e cos l'ho fatta venire qui per il t ed ho
telefonato alla signora Tolliver per avvertirla che la bambina
era con me. E da allora  venuta abbastanza spesso.  affascinata
dai miei quadri e dai colori e dalle cartelle con gli
schizzi. Le ho dato un album da disegno e dei pennarelli e ho
scoperto che ha un notevole talento e una splendida immaginazione.
E un'altra cosa che le piace molto  quando le racconto
delle storie del mio passato, di Chips e delle buffe cose
che facevamo insieme lui e io.  strano, se ci pensi, per una
bambina cos piccola.
Sai, non credo di avere mai saputo che la signora Tolliver
avesse una nipotina. A dire la verit non ho mai nemmeno avuto
la sensazione che avesse una figlia. O un marito, se  per
questo. Che cosa ne  stato del signor Tolliver, a proposito?
 morto qualche anno fa. Quando Chips e io siamo venuti
a stare qui era ancora vivo e quei due vivevano alla grande.
Avevano una Bentley nel garage, due giardinieri, una cuoca e
una cameriera, insomma quello era il loro tenore di vita.
Viziavano Annabelle in maniera indecente, gliele davano tutte
vinte: era la tipica figlia unica. Ma poi il signor Tolliver ha
avuto un attacco di cuore (stava giocando a golf ed  stramazzato
a terra alla sesta buca) e non si  pi ripreso. Dopodich
le cose sono cambiate radicalmente. Naturalmente la
signora Tolliver non ne ha mai parlato,  la donna pi riservata
che io conosca, ma il macchinone  stato venduto e
chiaramente c' stato un grosso taglio alle spese. Annabelle,
che era stata mandata in Svizzera, in una di quelle scuole
che costano un patrimonio, ha dovuto interrompere tutto e
tornarsene a casa a frequentare la scuola superiore locale. La
odiava. Secondo me era convinta di essere stata deliberatamente
umiliata dal destino. Che sciocca!
Che tipo era?
Molto bella, ma totalmente priva di cervello. Dopo essersi
sposata e aver avuto il figlio, veniva qui d'estate ospite di
sua madre: mentre era qui aveva sempre tre o quattro spasimanti
ai suoi piedi. Quando era ad un party non riuscivi a vederla,
tanti erano gli uomini che le si assiepavano intorno.
Sembravano api vicino a un barattolo di miele.
Adesso  a Maiorca, me l'ha detto Charlotte.
Lo so, so tutto di questa vacanza. Secondo me la signora
Tolliver avrebbe preferito che tornasse a casa ad occuparsi di
Charlotte. Era molto seccata per la faccenda della caldaia
della scuola: che inefficienza! Io trovo che sia stata una cosa
spaventosa quell'esplosione, avrebbe potuto uccidere tutti i
bambini! Ma la signora Tolliver era soprattutto preoccupata
dalla prospettiva di doversi accollare Charlotte.
Ma non vuole bene a Charlotte?
Oh, se  per quello le vuole bene mi rispose Phoebe in quel
suo tono noncurante. Ma i bambini non le sono mai interessati
troppo e credo che trovi Charlotte un po' noiosa. E poi  la
prima volta che ha la bambina da sola a casa sua e credo che si
stia disperatamente chiedendo che cosa diavolo farne.
Fuori si stava alzando il vento, che faceva tremare il telaio
delle finestre e fischiava intorno agli angoli della casa. Era
quasi buio, ma la stanza in cui stavamo era calda e le fiamme
danzavano allegre nel caminetto. Allungai il braccio verso
il bollitore che gorgogliava su una piastra di ottone accanto
alle fiamme e riempii di nuovo la teiera.
E il marito di Annabelle?
Leslie Collis? Non l'ho mai potuto soffrire,  un uomo
orribile!
S, anch'io l'ho trovato orribile. Non ha nemmeno dato
un bacio a Charlotte quando l'ha salutata. Come si sono conosciuti
lui e Annabelle?
Era ospite del Castle Hotel a Porthkerris con tre altri
agenti di Borsa, o simili, insomma con dei tipi che lavoravano
nella City come lui. Non so come si siano conosciuti, ma
non ha fatto in tempo a metterle gli occhi addosso che era
gi spacciato.
Ma non doveva certo essere un tipo attraente!
Stranamente lo era, a modo suo. Aveva un fascino tenebroso
e pacchiano: spendeva soldi a palate e viaggiava in
Ferrari.
E Annabelle era innamorata di lui, secondo te?
Neanche per sogno. Annabelle era innamorata solo di se
stessa. Ma lui era in grado di darle tutto quello che aveva sempre
sognato e lei detestava essere povera. E naturalmente la
signora Tolliver incoraggiava spudoratamente la cosa. Penso
che non avesse mai perdonato al suo povero marito di essere
morto lasciandola in ristrettezze ed era fermamente decisa a
fare in modo che Annabelle facesse un buon matrimonio.
Quest'ultima frase mi fece riflettere, poi mi versai un'altra
tazza di t e mi appoggiai comodamente allo schienale imbottito
della vecchia poltrona, profonda e accogliente.
Immagino che tutte le madri siano uguali dissi.
Non dirmi che Delia ha ricominciato!
Oh, no, non ha ricominciato, ma c' questo tizio...  lui
che mi ha dato questi crisantemi... E le raccontai di Nigel
Gordon e dell'invito in Scozia.
Phoebe mi ascolt con la sua solita comprensione e, quando
ebbi finito, mi disse: Sembra una persona molto piacevole.
Lo , questo  il guaio.  maledettamente simpatico. Ma
la mamma sente gi le campane della chiesa e non si stanca
pi di ricordarmi che ho gi ventitr anni e che dovrei sistemarmi.
Probabilmente, se non continuasse a tormentarmi
con questa faccenda, potrei anche sposarlo.
Devi sposarlo soltanto se non riesci a immaginare di poter
vivere senza di lui.
 proprio questo. Ci riesco benissimo, senza il minimo
sforzo.
Ciascuno di noi chiede alla vita cose diverse. Tua madre,
per esempio, ha bisogno di sicurezza:  stato questo il motivo
per cui ha sposato tuo padre, e hai visto come  finita.
Avrebbe dovuto cercare di conoscerlo prima di fare la sua
spettacolare entrata in chiesa. Ma tu sei una persona speciale,
non ti basta di certo uno che ti regali dei fiori e ti paghi i
conti. Sei intelligente e piena di talento. E quando davvero ti
sistemerai con un uomo,  indispensabile che sia uno capace
di farti ridere. Chips e io ridevamo continuamente, anche
quando eravamo poveri e non sapevamo come pagare il conto
del droghiere. Non facevamo che ridere.
Sorrisi, ricordandoli insieme. A proposito di Chips, dissi
lo sapevi che c' una mostra di Daniel Cassens alla Galleria
Chastal? Ho letto una recensione entusiasta sul "Times"
proprio stamattina.
L'ho letta anch'io. Che cosa meravigliosa!  proprio un
ragazzo in gamba. Avevo deciso di andare a Londra per
l'inaugurazione, ma poi mi sono rotta questo stupido braccio
e il dottore mi ha proibito di viaggiare.
 a Londra? Voglio dire Daniel, non il dottore.
Dio solo sa dov'. Probabilmente  ancora in Giappone.
Oppure se n' andato in Messico od in qualche posto altrettanto
assurdo. Comunque mi piacerebbe vedere quella mostra.
Forse, se sar in grado di farlo, torner a Londra con te
e andremo insieme a vederla. Come ce la spasseremmo insieme
noi due!
Quella notte feci un sogno: ero su un'isola, un'isola tropicale,
con la sabbia bianca e le palme tutt'intorno. Faceva
molto caldo e io ero su una spiaggia e camminavo in direzione
del mare, un mare trasparente e silenzioso. Avrei voluto
fare una nuotata ma, quando arrivai all'acqua, scoprii che
era molto bassa e mi arrivava appena alle caviglie. Camminai
per un po' e poi improvvisamente la sabbia precipitava in
basso con un ripido salto e io non toccavo pi e nuotavo in
un'acqua scura come l'inchiostro e venivo trascinata da una
corrente impetuosa come quella di un fiume verso la cascata.
Mi sentivo andare alla deriva. Sapevo che sarei dovuta
tornare indietro, che avrei dovuto raggiungere la spiaggia a
nuoto, ma la corrente era troppo forte, era impossibile resisterle.
Cos smisi di lottare e mi lasciai trascinare, pur sapendo
bene che non sarei pi riuscita a ritornare indietro. Ma la
sensazione di lasciarsi andare alla marea era cos bella, che
non mi importava. Mi svegliai con il sogno ancora chiaro e
nitido nella mente: ricordavo tutti i particolari. Rimasi a letto
per un po', ripensando a quell'acqua pulita e alla sensazione
di pace che avevo provato mentre mi lasciavo portare da
quel mare caldo e tranquillo. Tutti i sogni significano qualcosa
e io mi chiesi come un esperto avrebbe interpretato
questo. Mi venne in mente, senza che la cosa mi turbasse in
nessun modo, che avrebbe potuto anche riguardare la morte.
...
TERZO.

Passate le prime ore del mattino, la giornata divent bellissima:
l'aria era tersa e luminosa, ravvivata da una leggera
brezza; il cielo azzurro era tutto una pezzatura di nuvoloni
bianchi che il vento aveva portato dall'Atlantico e da cui il
sole occhieggiava qua e l. Nel corso della mattinata la marea
invase pian piano l'estuario, impadronendosi della spiaggia
e riempiendo le pozze lasciate vuote dalla bassa marea.
Alle undici aveva gi raggiunto la diga sotto la casa.
Phoebe se ne era andata al suo appuntamento al Cottage
Hospital, a bordo dell'ambulanza locale. Era stato un evento
non privo di una sua teatralit: per l'occasione Phoebe si era
messa un altro cappello, di velluto nero questo, e decorato
da una sciarpa di seta indiana, e alla partenza mi aveva salutato
dal finestrino aperto con l'entusiasmo di una scolaretta
che va in gita scolastica. Visto che sarebbe tornata per pranzo,
mi ero offerta di occuparmene io, ma Lily Tonkins, gi
all'opera con l'aspirapolvere, mi aveva detto che aveva gi
messo dell'agnello nel forno. Cos presi un album da disegno
e un carboncino, rubai una mela dalla ciotola della frutta, e
uscii all'aperto.
E adesso, alle undici, me ne stavo seduta sul pendio erboso
sopra la diga, a disegnare: l'aria fresca del mattino risuonava
di stridii di gabbiani e il sole splendeva abbagliante
sull'acqua increspata dal vento. Avevo fatto uno schizzo con
le barche da pesca abbandonate, con le loro catene ed ncore
fatiscenti e l'albero levato a perforare il cielo. Mentre aggiungevo
qualche particolare a un boccaporto scolorito, sentii il
treno del mattino da Porthkerris attraversare il tratto dietro
a Holly Cottage e sostare per un attimo alla fermata vicino
alla spiaggia. Non era un treno molto importante e non passava
di frequente; pochi secondi pi tardi fece un fischio e ripart,
scomparendo dietro la curva.
Ero cos assorta in quei piani prospettici che mi stavano
facendo impazzire, che non badavo a quello che succedeva
intorno a me ma, quando alzai gli occhi per studiare la chiglia
di un dinghy capovolto, notai un movimento con la coda
dell'occhio ; guardai con pi attenzione e vidi una figura che
si avvicinava: veniva dalla direzione della stazioncina, e pensai
che fosse sceso dal treno che avevo appena visto e avesse
attraversato i binari per poi seguire il tracciato del raccordo
in disuso. Non era una cosa insolita: succedeva sovente che
qualcuno prendesse il treno da Porthkerris a Penmarron per
poi tornare indietro a piedi, lungo il sentiero che costeggiava
la scogliera per tre o quattro miglia.
Il mio disegno perse momentaneamente d'interesse: posai
l'album, presi la mia mela e cominciai a mangiarla osservando
lo sconosciuto che si avvicinava: era un tipo alto e avanzava
a passo sciolto e spedito sulle sue lunghe gambe. Da
lontano non riuscii a farmi un'idea di come fosse vestito, ebbi
soltanto una vaga impressione di blu e bianco, ma poi,
quando si fu avvicinato un po' di pi, vidi che indossava dei
blue jeans azzurri e una camicia sbiadita con sopra uno di
quei giacconi di maglia che comprano i turisti in vacanza in
Irlanda. Il giaccone era aperto e svolazzava al vento. Intorno
al collo l'uomo aveva annodato un fazzoletto rosso e bianco,
alla moda degli zingari. Aveva i capelli molto scuri e non
portava il cappello. Non sembrava avere la minima fretta,
ma procedeva ad un passo decisamente veloce, come uno che
sapesse bene dove stava andando.
Adesso era giunto all'estremit della diga: a questo punto
si ferm a osservare l'acqua scintillante, facendosi schermo
con la mano, ma riprese subito dopo il suo cammino e fu allora
che mi vide, l seduta nell'erba alta a guardarlo mentre
mangiavo la mia mela.
Pensavo che probabilmente sarebbe passato oltre, magari
salutandomi distrattamente con un Buongiorno, ma, quando
arriv alla mia altezza, si ferm accanto a me, con la schiena
rivolta all'acqua, le mani affondate nelle tasche del suo voluminoso
giaccone e la testa leggermente inclinata all'indietro.
Il vento gli scompigliava i capelli scuri. Salve disse.
La voce ed il modo di fare erano quelli di una persona molto
giovane, ma il viso abbronzato non era quello di un ragazzo
e intorno alla bocca e agli occhi infossati c'erano delle linee
ben segnate.
Salve.
Bella giornata.
Davvero. Terminai la mia mela e buttai via il torsolo, sul
quale subito si avvent un gabbiano per portarselo via e consumarlo
in privato.
Sono appena sceso dal treno.
Lo supponevo. Adesso torna a Porthkerris a piedi?
No. E cominci a scalare il pendio erboso, aprendosi un
varco tra i rovi e le felci. Quando mi raggiunse, si lasci cadere
al mio fianco, le lunghe membra ossute spaparanzate a
terra. Non potei fare a meno di notare che aveva le scarpe di
tela bucate in punta e che al calore del sole il suo giaccone
emanava un forte odore di pecora, come se fosse stato lavorato
a maglia direttamente da qualche vello unto e oleoso.
Pu passare dagli scogli, se vuole gli dissi.
Ah, s, ma, vede, ho altri programmi. Diede una sbirciatina
al mio album e, prima ancora che facessi in tempo a impedirglielo,
l'aveva preso in mano. Bello!
Detesto che la gente guardi il mio lavoro, specialmente
quando non  nemmeno finito.  solo uno scarabocchio.
Non direi. Lo esamin ancora un momento e poi lo pos
senza aggiungere altri commenti.  maledettamente affascinante
stare a guardare l'arrivo dell'alta marea.  questo
che sta facendo lei?
 da mezz'ora che sono qui a guardarla.
Si cacci la mano in tasca e da quel capace ricettacolo tir
fuori un sottile pacchetto di sigari, un blocchetto di fiammiferi
e un libro in edizione economica, molto sgualcito, che aveva
tutta l'aria di venire letto e consultato molto di frequente.
La cosa suscit il mio interesse, specie quando vidi che si trattava
di Cornovaglia: un mondo che scompare di Daphne du
Maurier. Il blocchetto dei fiammiferi portava il timbro Castle
Hotel, Porthkerris. Avevo gi la sensazione di sapere parecchio
su di lui, mi sembrava di essere un detective.
Scelse un sigaro e lo accese. Aveva delle mani bellissime,
lunghe e sfilate, con dita dalla punta leggermente a spatola.
L'orologio che aveva al polso era chiaramente un oggetto da
poco prezzo, niente di speciale, ma all'altro polso portava un
braccialetto d'oro a catena, che aveva l'aria di essere antico e
piuttosto pesante.
Mentre infilava di nuovo fiammiferi e sigari nella tasca, gli
chiesi: Alloggia al Castle?.
Mi guard stupito e poi sorrise: Come ha fatto a
indovinare?.
Osservazione e deduzione. I fiammiferi.
Ma certo, che stupido sono. Be', ieri notte ho dormito l,
se questo si pu chiamare alloggiare. Sono arrivato ieri da
Londra.
Anch'io. Per sono venuta in treno.
Avrei preferito venire in treno anch'io, ma mi hanno dato
un passaggio. Odio guidare ed odio le automobili. Mi piace
molto di pi starmene seduto a guardare il paesaggio dal finestrino
od a leggere un libro, trovo che sia infinitamente pi
civile. Si sistem in una posizione pi comoda, appoggiandosi
sul gomito. E lei  qui in vacanza, o temporaneamente,
oppure abita qui?
Sono qui solo temporaneamente.
In paese?
S, anzi, proprio qui.
E che cosa significa "proprio qui"?
Vuol dire la casa qui sopra.
A Holly Cottage, dunque. E si mise a ridere. Lei sta da
Phoebe?
Conosce Phoebe?
Ma certo che conosco Phoebe!  per lei che sono qui.
Sono venuto appunto a trovare lei.
Be', in questo preciso momento non la trover, perch 
andata al Cottage Hospital in ambulanza. Mi guard inorridito.
Sta bene, non le  venuto un collasso o cose del genere,
si  solo rotta un braccio. Gliel'hanno ingessato e il dottore
vuole dargli un'occhiata.
Be', mi ero proprio spaventato. Sta bene per il resto?
Ma certo. Sar a casa per pranzo.
E lei chi ? Un'infermiera o una delle sue immancabili
studentesse?
No, sono la sua immancabile nipote.
Non sarai per caso Prue?
Ebbene s, sono Prue, ma tu chi sei? chiesi aggrottando
la fronte.
Daniel Cassens.
Ma se sei in Messico! esclamai, senza rendermi conto di
quanto fossi ridicola.
In Messico? Ma se non ci sono mai stato in vita mia!
Phoebe mi ha detto che dovevi essere in Messico od in
qualche altro posto altrettanto assurdo.
Gentile da parte sua! A dire la verit ero in barca alle Isole
Vergini, con degli amici americani, ma poi qualcuno ha
detto che ci sarebbe stato un uragano e cos ho deciso che
era proprio ora di andarmene. Per non ho fatto in tempo a
mettere piede a New York che sono stato bombardato di telegrammi
da Peter Chastal che mi intimavano di essere a
Londra per l'inaugurazione di quella mostra che aveva allestito
per me.
So tutto di quella mostra. Vedi, io lavoro per Marcus
Bernstein. Siamo praticamente porta a porta con Peter. E poi
ho letto le recensioni sull'esposizione. Credo proprio che sia
un grosso successo. Le ha lette anche Phoebe ed  entusiasta.
S, immagino.
Eri presente all'inaugurazione?
S, alla fine mi sono deciso ad andarci. All'ultimissimo
momento ho ceduto e ho preso l'aereo per Londra.
Dai l'impressione di esserci andato senza troppo entusiasmo,
come mai?  uno di quegli eventi che nessuno vorrebbe
perdere per niente al mondo. Fiumi di champagne e lodi
sperticate.
Detesto le mie mostre. Le trovo un'orribile forma di esibizionismo,
 come mettere in vetrina i propri figli. E tutti
quegli occhi che ti fissano! Mi fa star male.
Lo capivo perfettamente. Per ci sei andato, dopo tutto.
S, e ci sono rimasto per un po'. Ma mi ero travestito -
occhiali scuri e met faccia coperta dal cappello. Sembravo
una di quelle spie mezze matte. Mi sono fermato per
mezz'oretta, non di pi, e poi, approfittando di un attimo di
distrazione di Peter, mi sono defilato e sono andato a sedermi
in un pub per cercare di decidere che cosa fare. Poi mi sono
messo a chiacchierare con un tizio, gli ho offerto una birra
e lui mi ha raccontato che stava andando in Cornovaglia
in macchina, cos gli ho chiesto un passaggio e sono arrivato
qui ieri notte.
Avresti potuto stare da Phoebe. Perch non sei venuto
direttamente da lei?
Avevo fatto quella domanda senza riflettere, ma mi pentii
subito. Daniel evit il mio sguardo, strapp un ciuffo d'erba
con la mano e lasci che il vento gliela soffiasse via dalle dita.
Non lo so rispose alla fine. Ci sono tanti motivi, alcuni
encomiabili, altri meno.
Ma lo sai che sarebbe stata felice di averti.
S, lo so, ma  passato tanto di quel tempo. Sono passati
undici anni da quando ero qui. E Chips era vivo allora.
Hai lavorato con lui, non  vero?
S, per un anno. Quando  morto io ero in America.
Stavo da certe persone che conoscevo che avevano un vigneto a
Sonoma Valley, nella California settentrionale. La lettera di
Phoebe impieg parecchio tempo a raggiungermi: ricordo di
aver pensato che le persone che ami potrebbero vivere in
eterno, basterebbe solo che nessuno ti dicesse che sono morte.
Un'altra cosa che ho pensato allora era che non sarei pi
riuscito a tornare in Cornovaglia. Ma in fondo la morte fa
anch'essa parte della vita: questo per l'ho imparato in un secondo
tempo, allora non lo sapevo.
Mi vennero in mente tante cose in quel momento: la giostra
che Chips mi aveva costruito, ricavandola da un vecchio
grammofono; il modo in cui ridevano insieme lui e Phoebe;
l'odore della sua pipa.
Anch'io gli volevo bene.
Tutti gli volevano bene, era cos buono e generoso! Con
lui ho studiato scultura, ma ho anche imparato da lui parecchie
cose sulla vita che, a vent'anni, sono infinitamente pi
importanti della scultura. Non ho mai conosciuto mio padre,
e ci mi faceva sentire diverso dagli altri, ma Chips ha riempito
questo vuoto e mi ha dato un solido senso di identit.
Capivo perfettamente quello che intendeva dire, perch avevo
lo stesso debito nei confronti di Phoebe. Mentre venivo
qui da Londra ieri, continuavo ad avere dei ripensamenti: mi
chiedevo se in fondo non stessi facendo un errore. Non 
sempre saggio ritornare nei luoghi dove sei stato giovane ed
hai fatto sogni sul tuo futuro. E sulle tue ambizioni.
Ma se i tuoi sogni e le tue ambizioni si sono avverati,
allora non  un errore tornare. E nel tuo caso non c' ombra di
dubbio, la mostra di Chastal deve avertene dato la prova.
Immagino che non ci sia rimasto un quadro invenduto.
Forse la verit  che ho bisogno di insicurezza.
Non puoi avere tutto dalla vita. Rimanemmo in silenzio
per un po'. Ormai era mezzogiorno e il sole era molto caldo.
Sentivo il leggero soffio del vento, l'acqua che lambiva la diga.
Da oltre l'estuario, ormai in piena alta marea, giungeva il
ronzio distante delle macchine che passavano sulla strada
del terrapieno. Uno stormo di gabbiani si disputava il possesso
di un pezzo di pesce marcio.
Un tempo, sai, disse Daniel Cassens molti secoli prima
di Cristo, questo estuario era un fiume navigabile ed i mercanti
con le loro navi stracariche di tutti i possibili tesori del
levante arrivavano fin qui dal Mediterraneo orientale,
doppiando il capo di Lizard e di Lands End.
Sorridendo dissi: L'ho letto anch'io Cornovaglia: un mondo
che scompare.
 un libro splendido disse, e, prendendolo tra le mani,
lasci che si aprisse a una pagina che era evidentemente stata
letta e riletta molto spesso, poi lesse ad alta voce:

"L'osservatore che, accoccolato tra le dune di sabbia e gli alti
ciuffi d'erba, guardi in direzione del mare fin dove l'acqua 
ancora poco profonda, pu dare libero corso alla pi sfrenata
immaginazione e raffigurarsi le imbarcazioni che entrano nel
fiume con l'alta marea: file e file di navi dall'alta prua e dalla
chiglia piatta, dipinte a colori vivaci, le vele alzate".

Qui chiuse il libro. Come vorrei avere anch'io quella capacit
di immaginazione! Ma non riesco a vedere altro che il
presente, l'effimero, e cerco di dipingerlo come lo sento io.
Te lo porti sempre dietro questo libro?
No, l'ho trovato in un negozio a New York e gi dopo la
prima lettura ho capito che prima o poi dovevo ritornare in
Cornovaglia. Ti prende e non ti lascia pi,  come una calamita,
devi ritornare indietro.
Ma perch proprio il Castle, tra tutti i posti che potevi
scegliere?
Daniel mi lanci un'occhiata divertita. Perch? Non trovi
che io ci stia bene, in quel tipo di albergo?
Pensai ai ricchi americani, ai giocatori di golf, alle signore
che giocavano a bridge nei loro completini di cashmere,
all'orchestra pretenziosa che suonava all'ora del t.
Be', non proprio.
Si mise a ridere. Lo so,  stata una scelta assolutamente
illogica, ma era l'unico albergo che ricordavo, ed ero stanco.
Non ne potevo pi dalla stanchezza, vuoi per il salto di fusi
orari, vuoi per quello che avevo fatto a Londra, per tutto,
insomma. Non sognavo altro che di infilarmi in un enorme letto
e dormire per una settimana di sguito. E poi, quando mi
sono svegliato stamattina, la stanchezza era scomparsa, cos
ho pensato a Chips e ho capito che morivo dalla voglia di venire
qui a rivedere Phoebe. Sono andato alla stazione ed ho
preso il treno, poi sono sceso dal treno e ho incontrato te.
E adesso gli dissi ritorni a casa con me e ti fermi a
pranzo. C' una bottiglia di vino nel frigorifero e Lily
Tonkins ha dell'agnello nel forno.
Lily Tonkins?  ancora in circolazione?
 lei che manda avanti la casa. E in questo momento si
occupa anche della cucina.
Mi ero dimenticato di Lily. Prese di nuovo in mano il
mio album da disegno, ma questa volta la cosa non mi disturb.
Sai, mi disse non solo sei maledettamente carina,
ma hai anche talento.
Decisi di ignorare la prima parte della frase. Non  vero,
 appunto perch manco assolutamente di talento che lavoro
per Marcus Bernstein. Ho imparato a mie spese che non sarei
mai riuscita a guadagnarmi da vivere facendo l'artista.
Sei stata molto intelligente a capirlo mi rispose Daniel
Cassens. La maggior parte della gente non ci arriva.
Insieme ci arrampicammo su per la collina, con il sole alle
nostre spalle. Aprii il cancello di legno e Daniel mi precedette,
adagio, con l'aria intenta e cauta di un cane che fiuta un
territorio familiare. Quando richiusi il cancello, si ferm e
alz lo sguardo a contemplare la facciata della casa. Guardai
anch'io, cercando di vederla con i suoi occhi, dopo undici
anni di assenza. A me si presentava con l'aspetto di sempre,
con le sue finestre gotiche ad arco acuto e la porta del giardino
che si apriva al calore del mattino sull'ammattonato della
terrazzza. C'erano ancora dei gerani fioriti nei grossi vasi di
terracotta e le malandate sedie da giardino di Phoebe non
erano ancora state messe via per l'inverno.
Salimmo per il leggero pendio del prato e, arrivati in casa,
gli feci strada.
Phoebe? Aprii la porta della cucina, da cui veniva un delizioso
profumo di agnello arrosto. Lily Tonkins, intenta a
tritare della mentuccia sul tavolo della cucina, interruppe il
suo lavoro quando mi vide entrare.
 arrivata circa cinque minuti fa. Adesso  di sopra a
cambiarsi le scarpe.
Ho portato un ospite per pranzo, non ti spiace?
C' sempre un mucchio di roba da mangiare.  un vostro
amico?
Daniel, che era dietro di me, si fece vedere. Sono io, Lily,
Daniel Cassens.
Lily spalanc la bocca. Oh, bont divina! Pos sul tavolo
il coltello e si port la mano al petto scarno, a simulare uno
shock da infarto. Guarda un po' chi si vede! Un fantasma
del passato. Daniel Cassens! Devono essere passati quasi dodici
anni. Che cosa fai qui?
Sono venuto a trovarti le rispose lui. Fece il giro della tavola
e si chin a darle un bacio sulla guancia. Lily scoppi in
una risata acuta e poi divent tutta rossa: Adesso ricompare!
 proprio vero che l'erba cattiva non muore mai. Aspetta solo
che ti veda la signorina Shackleton. Pensavamo proprio che
ci avessi dimenticate. Era evidentemente molto commossa,
lo si sentiva anche dalla voce, stridula per l'agitazione. Lo sapevi
che si era rotta un braccio, povera anima?  stata
all'ospedale tutto il giorno, ma il dottore dice che va proprio
benino. E scomparve nell'atrio, dove la sentimmo chiamare
la signorina Shackleton che era di sopra, dicendole di scendere
immediatamente, che c'era una bella sorpresa per lei.
Daniel la segu, ma io rimasi in cucina, temendo, chiss
perch, che mi sarei messa a piangere se fossi stata presente
a quell'incontro. E invece fu Phoebe che scoppi in pianto.
Non l'avevo mai vista piangere prima di allora, ma erano lacrime
di gioia e durarono solo un istante. Comunque pianse.
Poi ci ritrovammo tutti insieme di nuovo in cucina, io tolsi il
vino dal frigo e Lily dimentic la sua mentuccia e and a
prendere dei bicchieri, e subito la nostra riunione si trasform
in una festa piena di allegria.
Daniel rimase per il resto del pomeriggio. La giornata,
cos luminosa alla mattina, cambi radicalmente. Il cielo si copr
di nubi basse, che un vento sempre pi forte portava dal
mare. Ci furono rovesci di pioggia e l'aria si fece fredda, ma
nulla di tutto ci incise sul nostro buonumore, perch eravamo
dentro, al caldo, accanto al fuoco, e le ore volavano tra le
chiacchiere, i ricordi, e, da parte di Phoebe e Daniel, la voglia
di ragguagliare e di essere ragguagliati su tutto quello
che era successo all'uno e all'altra in tutto quel tempo.
Che il mio contributo alla conversazione fosse limitato,
non mi preoccupava: era una gioia per me stare ad ascoltare,
perch non solo entrambe erano persone a cui ero in modi
diversi legata, ma anche gli argomenti di cui discutevano
erano tutti attinenti al mio lavoro e ai miei interessi. Sapevo
di questo pittore, avevo sentito parlare di quella mostra, avevo
addirittura visto quel particolare ritratto. A un certo punto
Phoebe disse qualcosa a proposito di un certo Lewis Falcon,
che adesso abitava in una casa a Lanyon ed era una
persona che io ricordavo benissimo, perch avevamo fatto
una mostra dei suoi lavori da Marcus Bernstein non pi di
due anni prima.
E poi parlammo di Chips, e un estraneo che ci avesse sentiti
non si sarebbe stupito di vederlo entrare da un momento
all'altro nella stanza, sedersi sulla sua poltrona sfondata e
unirsi alla conversazione, senza immaginare che la persona
di cui stavamo parlando era morta da sei anni.
Alla fine parlarono del lavoro di Phoebe. Che cosa stava
facendo adesso? volle sapere Daniel, e Phoebe si scherm ridendo,
com'era sua abitudine, e disse che non aveva niente
da mostrargli, ma, poi, dietro le sue insistenze, ammise che
s, c'erano delle tele che aveva terminato l'anno prima,
mentre era in vacanza nella Dordogna, ma non aveva mai avuto il
tempo di smistarle ed erano nello studio di Chips, ancora accatastate
alla rinfusa sotto dei teli di protezione. Daniel
balz in piedi e volle andare a vederle immediatamente, e cos
Phoebe and a prendere la chiave dello studio, si infil un
impermeabile ed i due partirono insieme, scendendo per il
sentiero lastricato di mattoni, per andare a cercarle.
Non li accompagnai nella loro spedizione. Erano le quattro
e mezza e Lily Tonkins se n'era andata a casa, cos andai
a lavare le tazze che avevamo usato per bere il caff e preparai
un vassoio per il t: trovai un plumcake in una scatola di
latta, poi riempii il bollitore vuoto all'acquaio.
L'acquaio della cucina di Phoebe era sotto la finestra, il
che era piacevole, perch voleva dire che mentre stavi lavando
i piatti potevi ammirare il panorama. In questo momento,
per, non c'era niente da godere, visto che il paesaggio era
stato sommerso da una pioggerellina fitta e sottile come nebbia.
L'estuario si stava svuotando per la bassa marea e la
sabbia bagnata rifletteva le nubi plumbee, basse nel cielo. Alta
marea e bassa marea scandivano il ritmo del tempo, proprio
come le lancette dell'orologio, che continua imperterrito
a ticchettare mentre la vita scorre via veloce.
Ero tranquilla e serena. E poi, tutt'a un tratto, mi sentii
molto felice. Questa ondata di contentezza mi colse del tutto
impreparata, proprio come da bambina mi capitava di essere
presa da un trasporto di gioia improvviso e senza motivo.
Mi guardai intorno, alla ricerca di qualche particolare che
potesse aiutarmi a scoprire la causa di questa irragionevole
euforia. Cos colsi tutti i dettagli di quella cucina tanto familiare
con una chiarezza percettiva eccezionale, e ogni singolo
umile oggetto d'uso quotidiano mi apparve non solo gradevole
alla vista, ma addirittura bello: la grana del tavolo di legno
grezzo, i vivaci colori delle stoviglie di terracotta sulla
credenza, il cestino con le verdure, la simmetria delle tazze e
delle casseruole.
Pensai a Daniel e a Phoebe intenti a rovistare nel vecchio
studio polveroso di Chips. Ero contenta di non essere andata
con loro. Cassens mi piaceva, mi piacevano le sue belle mani,
la sua voce allegra e vivace ed i suoi occhi scuri. C'era per
qualcosa in lui che mi disturbava, e non ero certa di avere
voglia di essere disturbata.
Non solo sei maledettamente carina, ma hai anche talento
mi aveva detto.
Non ero abituata a sentirmi dire che ero carina: i miei capelli
erano lunghi e diritti, ma troppo chiari, e poi avevo la bocca
troppo grande e il naso a patatina. Nemmeno Nigel Gordon,
che, a sentire mia madre era innamorato di me, era mai arrivato
a dirmi che ero carina. Fantastica, magari, o anche sensazionale,
ma carina mai. Mi chiesi se Daniel fosse sposato e subito
mi venne da ridere per quell'associazione di idee
addirittura trasparente, e anche perch quella era la tipica domanda
che mi avrebbe rivolto mia madre. Cos il mio senso del
ridicolo spezz l'incanto di quello straordinario momento di
percezione e la cucina di Phoebe ridivent l'ambiente normalissimo
di sempre, quello che Lily Tonkins aveva lasciato lindo
e pulito prima di mettersi il foulard in testa e inforcare la bicicletta
per tornare a casa a preparare il t al marito.
Quando finimmo di prendere il t, Daniel tir indietro il
polsino della camicia, diede un'occhiata all'orologio e disse
che doveva andare.
Vorrei proprio che ti fermassi esclam Phoebe. Perch
non puoi tornare qui? Non devi fare altro che andare a prndere
la tua roba e poi te ne ritorni qui da noi.
Ma lui non ne volle sapere. Lily Tonkins ha gi abbastanza
da fare a badare a voi due.
Ti rivedremo, almeno? Ti fermerai un po' da queste parti?
Per un giorno o due, direi le rispose lui alzandosi in piedi.
Mi parve che rimanesse deliberatamente sul vago. Torner
a trovarti.
E come ritorni a Porthkerris?
Ci dev'essere un autobus...
Ti accompagno io con la macchina di Phoebe gli dissi.
La fermata  a pi di un chilometro e mezzo da qui e sta ancora
piovendo. Arriveresti a Porthkerris bagnato fradicio.
Sei sicura che non sia un disturbo per te?
Non  affatto un disturbo.
Cos salut Phoebe ed uscimmo, salimmo a bordo dell'automobile
e feci una prudente retromarcia per portare fuori dal
garage quel vecchio catorcio che era la macchina di Phoebe.
Poi partimmo, lasciandoci alle spalle Phoebe che, stagliata
nella luce dell'entrata di Holly Cottage, agitava il braccio sano
augurandoci buon viaggio come se fossimo in partenza
per il Camel Trophy.
Ci inerpicammo senza sforzo su per la collina sotto la
pioggia battente e, superato il golf club, sbucammo nella
strada principale. Sei proprio in gamba a guidare mi disse
in tono ammirato Daniel.
Ma sarai pur capace di guidare anche tu. Tutti sanno guidare
la macchina.
S, ma detesto farlo. Sono una frana quando si tratta di
cose meccaniche, mi perdo in un bicchier d'acqua.
Non hai mai avuto la macchina?
Sono stato costretto ad averne una in America, l ce
l'hanno tutti. Ma non ho mai avuto vita facile con lei. L'avevo
comprata di seconda mano ed era enorme, lunga come un
autobus, con un radiatore che sembrava un'armonica a bocca
e tutto uno sfoggio spudoratamente fallico di grossi fanali
e tubi di scappamento. Aveva poi le marce automatiche e i finestrini
a chiusura elettrica e un carburatore superpotenziato.
Mi faceva una paura folle. L'ho tenuta per tre anni e poi
finalmente l'ho venduta, ma l'unica cosa che ero riuscito a
far funzionare in tutto quel tempo era stato l'impianto di
riscaldamento.
Scoppiai a ridere. Tutt'a un tratto mi vennero in mente le
parole di Phoebe: Quando vorrai davvero sistemarti con un
uomo,  indispensabile che sia uno capace di farti ridere mi
aveva detto. Dovevo ammettere che con Nigel non ridevo
molto, ma d'altra parte lui era un mago con le automobili e
passava gran parte del suo tempo libero con la testa sotto il
cofano della sua MG, oppure addirittura sdraiato sotto la
macchina, totalmente invisibile al mondo, tranne che per i
piedi: in quei momenti la sua conversazione si riduceva unicamente
a frasi tipo: Mi passeresti la chiave inglese pi
grande, per favore?.
In tono consolatorio gli dissi: Non puoi essere bravo in
tutto. Se sei un artista di successo, sarebbe chiedere troppo
pretendere di essere anche un bravo meccanico.
 appunto questo che trovo formidabile in Phoebe: fa
quadri da sogno, si sarebbe sicuramente fatta un nome in
questo campo se non avesse subordinato il suo talento all'esigenza
di dare una casa accogliente a Chips... e a tutti gli studenti
senza casa come me, che sono andati l a vivere ed a lavorare,
e che da loro due hanno imparato cos tanto. Holly
Cottage  stato una specie di rifugio per moltissimi giovani
artisti in difficolt. L trovavano sempre dei pasti deliziosi e
abbondanti, ordine e pulizia, calore e cordialit. Quel senso
di sicurezza e benessere non te lo scordi pi, ti da' un parametro
del "vivere bene" che ti porti dietro vita natural durante - e
intendo "bene" nel senso pi autentico della parola.
Era molto gratificante sentire un'altra persona formulare
ad alta voce quello che avevo sempre provato io stessa nei
confronti di Phoebe, pur non essendo mai stata capace di
esprimerlo con chiarezza.
Siamo uguali, tu e io dissi. Da bambina, le uniche volte
in cui piangevo erano quando dovevo dire addio a Phoebe e
salire sul treno per tornare a Londra. Anche se poi, una volta
a casa con mia madre e nella mia stanza, circondata da tutte
le mie cose, mi calmavo. E il giorno dopo tornavo a essere felice
e contenta, bene inserita nel mio mondo, incollata al telefono
a chiamare tutte le mie amiche.
Probabilmente piangevi per il senso di insicurezza che ti
dava il vedere due mondi diversi che si sfiorano: non c'
niente di meglio al mondo per metterti in crisi...
Ci riflettei un momento e decisi che aveva ragione.S,
penso di s osservai.
A dire la verit non riesco a non immaginarti come una
bambina felice.
S, lo ero. I miei genitori erano divorziati, ma erano persone
intelligenti e di buon senso, tutti e due. Quanto al divorzio,
 successo tutto quando ero molto piccola e cos non mi
ha causato nessun trauma.
Sei stata fortunata.
S. Mi sono sempre sentita amata e desiderata, e non si
pu chiedere di pi alla propria infanzia.
Adesso la strada scendeva dolcemente, curvando in direzione
di Porthkerris. Ai nostri piedi le luci del porticciolo
splendevano lontane nel buio. Arrivati al cancello del Castle
Hotel entrammo con la macchina, percorrendo il vialetto
tortuoso e il viale ombreggiato di alberi di quercia. Prima di
arrivare all'entrata c'era un vasto spazio con campi da tennis
e da golf, e finalmente un'ampio spiazzo ghiaioso. Vedevi le
luci accese alle finestre ed oltre la porta girevole di cristallo.
Posteggiai la macchina tra una Porsche e una Jaguar, poi
spensi il motore.
Temo di sentirmi un po' fuori posto.  la prima volta che
vengo qui, sai. Non ho mai conosciuto nessuno che fosse ricco
abbastanza da portarmici.
Vieni dentro, ti offro qualcosa da bere.
Non posso entrare vestita cos.
Nemmeno io sono molto elegante disse, aprendo la porta.
Forza, vieni.
Abbandonammo la macchina che, stretta tra le sue due
aristocratiche vicine, aveva preso un'aria polverosa e triste, e
Daniel mi fece strada: superata la porta girevole, l'interno
era meravigliosamente caldo, con folti tappeti e un profumo
di cose costose nell'aria. Era un momento di calma, tra l'ora
del t e l'ora dei cocktail, e non c'era molta gente in giro: un
tizio in abiti sportivi (doveva aver giocato a golf) stava leggendo
il Financial Times, e una coppia di una certa et
guardava la televisione.
Il portiere ci diede un'occhiata gelida, poi, riconoscendo
Daniel, riaggiust l'espressione della sua faccia in modo
adeguato.
Buona sera, signore.
Buona sera rispose Daniel, dirigendosi subito verso il
bar. Ma io, che non ero mai stata al Castle, avevo voglia di
fermarmi a dare un'occhiata al posto. Qui c'era una saletta
per ricevere visite e di l (visibile dalle doppie porte tenute
aperte) la sala da gioco, un locale surriscaldato e tutto tappezzeria
e drappeggi fino all'inverosimile. Qui, accanto al
fuoco fiammeggiante del camino, sedevano quattro signore
intorno a un tavolo da bridge. Mi fermai un attimo, perch
qualcosa aveva attirato la mia attenzione. La scena mi ricordava
una commedia degli anni Trenta. Avevo la netta impressione
di averla gi vista prima, in tutti i suoi particolari:
le lunghe tende di broccato, le sedie coperte di cinz, l'elaborata
decorazione floreale del locale...
Persino le signore erano vestite nel modo giusto: golfini di
cashmere, lunghi fili di perle. Una fumava una sigaretta in
un lungo bocchino di avorio.
Due senza atouts.
Prue. Daniel, che era tornato indietro a cercarmi, mi
chiamava in tono impaziente. Su, vieni.
Stavo per seguirlo, quando la signora che sedeva di fronte
a me al lato oppposto del tavolino alz gli occhi. I nostri
sguardi si incrociarono. Non l'avevo riconosciuta prima, ma
adesso mi trovavo faccia a faccia con la signora Tolliver.
Prue. Aveva l'espressione di una che fosse contenta di
vedermi, come volevano le buone maniere, ma dubitavo che
la cosa le facesse davvero piacere. Che sorpresa!
Salve, signora Tolliver.
Che cosa fai qui?
Non morivo esattamente dalla voglia di andare a parlare
con quelle signore, ma non avevo altra scelta, date le circostanze.
Stavo solo dando un'occhiata, non ero mai stata
qui. Entrai nella saletta e le altre giocatrici alzarono gli occhi
dalle carte che avevano in mano e mi guardarono sorridendo,
senza lasciarsi sfuggire un solo particolare del mio
aspetto, dai capelli spettinati dal vento al vecchio pullover e
ai jeans scoloriti che indossavo.
La signora Tolliver pos le carte e mi present alle sue
amiche.
... Prue Shackleton. Sono certa che conoscete Phoebe
Shackleton, che sta a Penmarron: ecco, Prue  sua nipote...
Oh, s, che piacere conoscerla dissero le signore, ciascuna
a suo modo, chiaramente ansiose di riprendere il gioco.
Prue  stata davvero gentile con Charlotte ieri. Hanno
fatto insieme il viaggio da Londra.
E di nuovo le signore mi rivolsero il loro sorriso di approvazione.
Fu allora che mi resi conto con un certo rimorso di non
avere pensato a Charlotte nemmeno una volta in tutta la giornata.
Chiss perch, la cosa mi fece sentire in colpa. E la vista
della signora Tolliver l seduta tranquillamente a giocare a
bridge non contribu certo a mettermi la coscienza in pace.
Dov' Charlotte? le chiesi.
A casa con la signora Curnow.
Sta bene?
La signora Tolliver mi fiss freddamente. C' qualche
motivo per cui non dovrebbe stare bene?
Questa reazione mi colse alla sprovvista. No, nessun motivo...
Affrontai il suo sguardo. Solo che sul treno sembrava
molto silenziosa.
 una bambina che parla poco, non ha mai molto da dire
E come hai trovato Phoebe? Il braccio rotto non le d
troppo fastidio? Bene, mi fa piacere.  qui con te adesso?
No, sono venuta qui soltanto per accompagnare in macchina
una persona che sta in questo albergo.
Mentre parlavo mi ricordai di Daniel, in piedi dietro di me
ed un po' confusa, mi voltai per coinvolgerlo in questo incontro
e presentarlo alla signora Tolliver.
Daniel, ti presento la signora...
Ma Daniel non era pi dietro di me: quando mi voltai, non
vidi altro che il foyer deserto oltre le porte aperte.
Il suo amico ci ha dato un'occhiata ed  scappato!
osserv una delle signore, e io mi voltai di nuovo verso di loro e
le vidi ridere divertite dalla battuta. Sorrisi anch'io.
Che stupida, pensavo fosse ancora qui.
La signora Tolliver riprese di nuovo le sue carte in mano e
le dispose in un ordinato ventaglio.  stato un piacere vederti
disse, e io mi ritrovai, non so perch, ad arrossire. Mi
scusai, salutai le quattro signore e me ne andai.
Quando fui di nuovo nel foyer mi misi alla ricerca di Daniel.
L non c'era, ma poi vidi l'insegna illuminata del Cocktail
Bar e fu l che lo trovai, seduto tutto solo su un alto sgabello
con le spalle rivolte alla porta.
Ero indignata. Perch diavolo ti sei volatilizzato in questo
modo?
Devo confessare che le signore che giocano a bridge non
sono precisamente la mia passione.
Nemmeno io ne vado pazza, ma certe volte devi pure parlare
con le persone. Stavo per presentarti e tu eri svanito nel
nulla. Ho fatto proprio la figura della stupida! Era la signora
Tolliver, di Penmarron.
S, lo so. Bevi qualcosa.
Se sapevi che era la signora Tolliver, allora sei stato doppiamente
scortese.
Parli proprio come una che tiene una rubrica di buone
maniere sul giornale. Perch dovrei perdere tempo con la signora
Tolliver? No, non dirmelo, non ho voglia di saperlo.
Adesso sto bevendo uno Scotch, e tu che cosa vuoi bere?
Non so se ho voglia di bere qualcosa.
Credevo che fosse per questo che siamo venuti qui.
Oh, d'accordo dissi sedendomi sullo sgabello accanto a
lui. Prender una birra chiara.
Daniel fece la sua ordinazione e poi rimanemmo seduti in
silenzio. La parete sul fondo del bar, quella che reggeva gli
scaffali con i liquori, era coperta da vetri a specchio che ci rimandavano
la nostra immagine da dietro le bottiglie. Daniel
tir fuori un sigaro e lo accese, e il barista mi port la birra,
disse qualcosa a proposito del tempo, poi ci diede un piattino
di noccioline. Quando se ne fu andato all'altra estremit
del lungo bancone, Daniel mi disse: Ok, ti chiedo scusa.
Di che cosa?
Di essere stato insolente con la signora Tolliver e villano
con te. Devo ammettere che sono spesso insopportabile, ed 
bene che tu lo sappia, prima di imbarcarti in un rapporto di
indissolubile amicizia con me. Mi guard e sorrise.
Non sei stato insolente con lei. Poi aggiunsi: Se devo
essere sincera, non  che piaccia molto nemmeno a me.
E come mai sei cos in confidenza con lei?
Parlare con qualcuno a un tavolo da bridge non vuole
esattamente dire essere in confidenza.
Ma la conosci molto bene?
No, per niente. Ma quando venivamo a stare da Phoebe,
mia madre giocava a bridge con lei. E poi ieri ho fatto il viaggio
in treno da Londra con la sua nipotina, Charlotte Collis.
Sua madre  Annabelle Tolliver. Era seduta vicino a me e
aveva l'aria di essere piuttosto infelice, cos siamo andate a
pranzo insieme. Ci sono stati dei problemi alla scuola di
Charlotte e... ma decisi di non entrare nei particolari ...e
cos sta dalla signora Tolliver per una settimana. Secondo
Phoebe  un po' sola:  sempre l a Holly Cottage, tanto per
scambiare quattro chiacchiere con qualcuno.
Daniel continuava a fumare il suo sigaro in silenzio.
Temevo di annoiarlo a morte e cos gli lanciai un'occhiata
per vedere se non stesse cercando educatamente di nascondere
i suoi sbadigli. Ma non era cos: era semplicemente seduto
con il gomito appoggiato al bancone, il profilo inespressivo,
gli occhi bassi. Dal suo sigaro usciva una fragrante voluta
di fumo.
Bevetti un sorso di deliziosa birra gelata. Phoebe dice
che la signora Tolliver non era esattamente entusiasta
dell'idea di avere con s la bambina. Tra l'altro non  nemmeno
venuta alla stazione a prenderla, e Charlotte e io abbiamo
dovuto condividere il taxi del signor Thomas. E oggi
la signora Tolliver  gi qui a giocare a bridge e la bambina 
rimasta sola con la governante. Non deve essere molto divertente
per Charlotte: ha solo dieci anni e dovrebbe stare con
altri bambini.
S ammise dopo un bel po' Daniel. Poi spense il sigaro,
schiacciando il mozzicone nel portacenere quasi con rabbia,
come se ce l'avesse con esso. Fin il suo Scotch, pos
sul bancone il bicchiere vuoto e poi si volt verso di me, mi
sorrise e mi disse inaspettatamente: Vuoi venire a pranzo
con me domani?.
Presa alla sprovvista, non gli risposi subito, e lui aggiunse
in fretta: Voglio dire solo se Phoebe pu fare a meno di te. E
prestarti di nuovo la macchina, naturalmente.
Penso di s, non dovrebbe avere niente in contrario.
Chiediglielo allora, appena torni.
OK, devo venire io a prenderti? Qui in albergo?
No, ci vediamo alla Ship Inn al molo di Porthkerris.
Mangeremo pane, formaggio e sottaceti con un bicchiere di
birra e, se far bello, andremo a sederci sul muraglione del
porticciolo e faremo finta di essere turisti.
A che ora? chiesi sorridendo.
Alz le spalle. Verso le dodici e mezza.
D'accordo. Ero molto contenta che mi avesse invitata ad
uscire con lui. Alle dodici e mezza.
Bene, adesso finisci la tua birra disse e poi ti riaccompagno
alla macchina.
La porta girevole ci catapult nel buio della piovosa serata.
Quando arrivammo alla macchina di Phoebe, Daniel mi
apr la portiera ma, prima che io potessi entrare, mi mise
una mano sulla nuca, attir la mia faccia verso di lui e mi baci
sulla bocca. Aveva il viso umido di pioggia e, nell'attimo
in cui rimanemmo l immobili, sentii la sua guancia fresca
premere contro la mia.
Ci scambiammo la buona notte e io me ne tornai a Penmarron
con la testa che mi girava, ubriaca come se avessi bevuto
molto di pi che non una semplice mezza pinta di birra chiara.
Scoppiavo dalla voglia di raccontare tutto a Phoebe e di
addentrarmi piacevolmente in lunghe ed illuminanti analisi
della personalit di Daniel, della signora Tolliver e di Charlotte,
ma, rientrata ad Holly Cottage, trovai Phoebe che sonnecchiava
accanto al fuoco. Quando mi scusai per averla
svegliata, ammise di essere esausta: le faceva male il braccio,
il gesso era pesante ed aveva avuto una lunga giornata piena
di emozioni. Si vedeva anche che era molto stanca e, nonostante
il riparo protettivo della falda del cappello, la sua faccia
appariva tirata e piena di ombre. Cos mi limitai a dirle
che Daniel mi aveva pregato di pranzare con lui il giorno dopo,
e le chiesi se questo non le creava problemi e se avrei potuto
prendere la macchina. Come mi aspettavo, non sollev
la minima obiezione e cos me ne andai in cucina, mi versai
un bicchiere di vino ristoratore, poi preparai delle uova strapazzate,
che mangiammo davanti al fuoco.
Finito di cenare, anche se erano solo le otto e mezza,
Phoebe decise di andarsene a letto, cos le diedi una mano a
salire, accesi la coperta elettrica e tirai le tende per riparare
la stanza dal buio e dal freddo. Quando la lasciai comodamente
sdraiata sull'enorme letto, stava leggendo un libro alla
luce della lampada che aveva sul comodino, ma sapevo bene
che in pochissimo tempo sarebbe sprofondata nel sonno.
...
QUARTO.

La mattina seguente mi alzai prima che Phoebe facesse in
tempo a precedermi e scesi subito da basso. Era troppo presto
per Lily Tonkins, cos preparai io il vassoio per la prima
colazione di Phoebe, con caff e pane tostato, poi portai il tutto
su di sopra. La trovai gi sveglia, intenta ad osservare dalla
finestra aperta il sole che si alzava nel cielo. Quando feci la
mia comparsa sulla soglia Phoebe volt la testa sul cuscino,
vide il vassoio e protest con forza (aveva evidentemente ricuperato
tutte le sue energie): Sei proprio un'idiota, Prue, lo
sai benissimo che non faccio mai colazione a letto.
Stamattina, invece, la farai a letto la prima colazione.
Phoebe si tir su a sedere appoggiando la schiena al cuscino,
ed io le posai il vassoio sulle ginocchia e andai a chiudere
la finestra.
Rosso di mattina, maltempo si avvicina. Probabilmente
oggi piover.
Non essere cos pessimista. E non ti sei nemmeno portata
una tazza per il tuo caff.
Pensavo che avresti preferito essere lasciata in pace.
Detesto essere lasciata in pace. Mi piace chiacchierare
mentre faccio colazione. Vai a prenderti una tazza. Dopo
aver tolto il coperchio diede un'occhiata dentro la caffettiera.
Hai fatto caff per un reggimento, dovrai darmi una
mano a berlo.
A letto aveva un'aria diversa (fors'anche perch era l'unico
posto in cui la vedevi senza i suoi famosi cappelli), pareva
pi femminile, ma anche pi vecchia, forse, e vulnerabile;
portava i capelli folti e ispidi raccolti in una treccia che ricadeva
su una spalla ed era tutta avvolta in uno scialle peloso.
Aveva l'aria di stare talmente bene cos, bella tranquilla e in
pace nella sua camera, che le suggerii di passare la mattina a
letto. Lily Tonkins pu occuparsi lei della casa, e comunque
non  che tu possa aiutarla molto con un braccio solo.
Potrei anche seguire il tuo consiglio rispose Phoebe,
senza compromettersi troppo. S, potrei stare a letto, stamattina.
Tu per, adesso, vai a prenderti una tazza, prima
che si raffreddi il caff.
Andai a prendere non solo la tazza, ma anche una ciotola
di fiocchi di cereali, e feci colazione seduta sul bordo del lettone
di pino che Phoebe e Chips avevano diviso in tutti quegli
anni felici in cui erano vissuti nel peccato. Una volta Phoebe
mi aveva confessato che tutte le cose che pi amava della vita
erano o illegali, o immorali, o ingrassanti, e poi era scoppiata
a ridere. Ma in qualche modo l'avevano fatta franca, lei e Chips.
Persino qui, in questo piccolo paese di provincia, avevano
retto all'inevitabile tempesta di pregiudizi, sostenuti unicamente
dalla loro forte personalit e dal loro fascino disarmante.
Mi ricordo ancora di Chips che sostituiva l'organista
ufficiale della chiesa quando quest'ultimo era a letto con l'influenza,
e di Phoebe tutta intenta a preparare enormi torte
informi da servire al t delle Signore della Parrocchia.
Si interessava di tutti, ma non si preoccupava dell'opinione
di nessuno. La osservai mentre mangiava pane tostato
con marmellata d'arance: le volevo molto bene. Not il mio
sguardo e disse: Sono contenta che tu esca a pranzo con
Daniel. A che ora hai appuntamento con lui?.
Ci vediamo alla Ship Inn a Porthkerris alle dodici e mezza.
Ma devi promettermi che non ti succeder niente, altrimenti
non ci vado.
Per l'amor del cielo, non sono certo su una sedia a rotelle.
Vttene via, da brava. Ricrdati per che voglio che tu mi racconti
tutto quando ritorni. Un resoconto dettagliato, minuto
per minuto. Aveva gli occhi scintillanti e la bocca increspata
in una risata maliziosa. Era cos evidentemente di nuovo del
suo solito umore allegro, che cominciai a raccontarle della
mia serata e del mio incontro con la signora Tolliver.
...ed  stato molto imbarazzante, perch, convinta
com'ero che Daniel fosse dietro di me, ho detto qualcosa di
stupido, tipo "Vorrei presentarvi il mio amico...", e poi,
quando mi sono voltata, lui non c'era pi. Volatilizzato. Si
era precipitato al bar.
E la signora Tolliver l'ha visto?
Non ne ho idea. Ci pensai un attimo. Ma questo che
cosa c'entra?
Be', non  che c'entri... rispose Phoebe.
La guardai aggrottando le sopracciglia. Senti, Phoebe, tu
mi stai nascondendo qualcosa.
Lei pos la tazza del caff e lanci un'occhiata soprappensiero
fuori dalla finestra. Dopo un po' si strinse nelle spalle e
disse: Oh, be', immagino che non ci sia niente di male a
parlarne adesso,  tutto successo tanto tempo fa.  passata
tanta di quell'acqua sotto i ponti! E, dopo tutto, nemmeno
allora  stata una grande tragedia, a pensarci bene.
Di che cosa stai parlando?
Be', mentre Daniel stava da noi, quando era ancora molto
giovane, Annabelle Tolliver  venuta quaggi da Londra a
passare l'estate con sua madre e... be', si pu dire che quei
due abbiano avuto una storia. Anzi, una piccola storia, direi
aggiunse, cercando di non dare troppa importanza alla cosa.
Daniel e Annabelle Tolliver! Fissai Phoebe attonita. Vuoi
dire che si era invaghito di Annabelle?
Invaghito. Fece una risatina. Che bella parola fuori
moda,  come "abitino" Nessuno porta pi abitini al giorno
d'oggi. Sorrise e poi torn in argomento. No, non esattamente.
Se devo dire la verit, credo che sia stata Annabelle a
invaghirsi di Daniel.
Ma doveva essere molto pi vecchia di lui.
Oh, certo, aveva almeno otto anni pi di Daniel.
Ed era sposata.
S, era anche sposata. Ma te l'ho detto, questo non faceva
molta differenza per Annabelle. Aveva gi un figlio a quel
tempo, Michael. Doveva avere circa quattro anni. Povero piccolo,
ricordo che gi fin da allora era tutto suo padre.
Ma... le interminabili digressioni di Phoebe non contribuivano
certo a chiarire la situazione. Che cosa  poi
successo?
Santo cielo! Non  successo niente. Andavano alle feste
insieme, facevano picnic sulla spiaggia, andavano a nuotare.
Quell'estate Annabelle aveva una macchina che faceva molta
scena: era decappottabile e loro due scorrazzavano in macchina
dappertutto. Erano una bella coppia, e davano molto
nell'occhio, come puoi ben immaginare, Prue.
Non facevo fatica ad immaginarmela, purtroppo. Ma non
avrei mai pensato che Daniel... Mi interruppi, perch non
ero molto sicura io stessa di quel che pensavo.
Non avresti mai immaginato che Daniel fosse un tipo
molto mondano. Be', forse  vero, ma era un giovanotto molto
attraente. Lo  ancora, se  per questo. E deve essersi sentito
molto lusingato dal fatto che Annabelle fosse cos ansiosa
di passare il suo tempo insieme a lui. Come ti ho gi detto,
era molto bella. Gli uomini le ronzavano sempre intorno come
mosconi innamorati, o dovrei dire come api attorno a un
vasetto di miele? Ma Daniel era sempre stato un tipo riservato,
anzi credo che sia stata soprattutto questa sua caratteristica
ad attirare Annabelle.
E quanto  durata questa storia?
Tutta l'estate, con sporadiche interruzioni. In verit si
trattava pi che altro di un piccolo flirt, una cosa assolutamente
innocente.
E che cosa diceva la signora Tolliver al riguardo?
La signora Tolliver non dice mai niente su alcunch. 
una di quelle persone che riescono a convincersi che basta
solo far finta che le cose sgradevoli non esstano, e queste
scompariranno da sole. E molto probabilmente aveva anche
capito che se non fosse stato Daniel, sarebbe stato qualcun
altro. Forse ha pensato che in fondo uno come lui era il male
minore, fra tutti quelli che sarebbero potuti capitare.
Ma il bambino... Michael?
Quello non ce l'aveva mai tra i piedi: era affidato alle cure
di una tata impettita e inamidata.
E il marito... Dovetti fare uno sforzo per pronunciare
quell'orribile nome. Leslie Collis?
Lui era a Londra a dirigere il suo ufficio. Immagino che
abitasse in qualche residence, con servizi inclusi, o qualcosa
del genere. Non ne ho idea,  un particolare che comunque
non ha molta importanza.
Questa straordinaria rivelazione mi fece riflettere. Alla fine
dissi: Allora, tornando a ieri sera... pensi che sia stato
quello il motivo per cui Daniel non ha voluto parlare con la
signora Tolliver?
Pu darsi. Forse invece non aveva voglia di scambiare
per forza convenevoli con le quattro giocatrici di bridge.
Mi domando perch non mi abbia raccontato lui questa
storia.
Non ne aveva motivo.  un episodio che non ha niente a
che fare con te, e comunque  di importanza trascurabile.
Si vers un'altra tazza di caff ed aggiunse decisa: Non  davvero
il caso che tu continui a rimuginarci sopra.
Non  questo. Vorrei solo che non si fosse trattato proprio
di Annabelle Tolliver.
Rosso di mattina, maltempo si avvicina. Ma era una di
quelle giornate in cui non sapevi bene che cosa ti avrebbe riservato
il tempo. Una tipica giornata da vento caldo dell'ovest,
con raffiche che strappano le foglie dagli alberi e le sollevano
in aria e formano cavalloni bianchi sul blu cobalto del mare.
Il cielo, solcato da alte nubi, era di uno sfacciato color turchino,
e l'aria sembrava addirittura scintillare. Dalla sommit
della collina sopra Porthkerris l'orizzonte si stendeva a
chilometri e chilometri di distanza, molto al di l del faro, e
giungeva fino al lontano sperone di Capo Trevose. Dal porto
ai miei piedi un peschereccio solitario si inoltrava nel mare
increspato, verso il largo, sotto la scogliera di Lanyon.
La strada scendeva ripida, attraversando le stradine strette
della cittadina. Quasi tutti i villeggianti estivi se n'erano
ormai andati, ne era rimasto solo un gruppetto, che, in calzoncini
corti e tutti infreddoliti, indugiavano davanti al chiosco
dei giornali o si avviavano gi per la collina, dove la panetteria
emanava un profumo di pane e biscotti caldi appena
sfornati. La Ship Inn di Pothkerris si trova sulla strada del
porto, accanto al vecchio pontile dove un tempo i pescatori
scaricavano le sardine che avevano pescato.  l da trecento
anni a questa parte. Quando le passai accanto non vidi traccia
di Daniel, cos trovai un posto in cui lasciare la Volkswagen
e poi tornai indietro lungo la strada acciottolata ed entrai,
abbassando la testa per non sbattere contro la bassa
architrave annerita dal fumo. L'interno sembrava buio, dopo
la luce abbagliante di quella giornata. Un vecchio sedeva accanto
al camino dove ardeva un focherello di carbone : sembrava
che fosse l da sempre o che fosse addirittura venuto
fuori dalle assi del plancito.
Prue.
Mi voltai. Daniel era seduto sul pancone sotto la finestra, e
davanti a lui, sul tavolo traballante ricavato dalle doghe di
una botte, stava un boccale vuoto.  una giornata troppo
bella per pranzare dentro disse, dopo essersi alzato e districato
da dietro il tavolo. Non ti pare?
E che cosa facciamo allora?
Ci compriamo qualcosa e andiamo a mangiarcela sulla
spiaggia.
Cos uscimmo di nuovo e ripercorremmo la strada, finch
arrivammo a uno di quei meravigliosi negozietti dove vendono
di tutto. Comprammo dei pasticci di verdura freschi, ancora
cos caldi di forno che il padrone del negozio dovette incartarceli
in un giornale, poi un sacchetto di mele, dei
biscotti di cioccolato, un pacchetto di bicchieri di carta e
una bottiglia di vino rosso di dubbia qualit. Quando il proprietario
cap che avevamo intenzione di berlo subito, aggiunse
al tutto anche un cavatappi, omaggio della ditta.
Riemergemmo al sole e, attraversata la strada, scendemmo
per i gradini di pietra, che erano asciutti in cima e coperti
di alghe verdi in basso. La marea stava calando e si era gi
lasciata dietro una mezzaluna di sabbia gialla e pulita. C'era
un gruppo di rocce levigate da secoli di maree e fu l che ci
sistemammo, al riparo dal vento e con la faccia al sole.
L'aria risuonava di strida di gabbiani che volteggiavano nel
vento, e da poco pi in l, dove degli uomini lavoravano in pace
su una barca, si sentivano i colpi di martello e delle voci attutite,
che per non disturbavano la quiete della scena.
Daniel stapp la bottiglia e aprimmo il pacchetto di carta
di giornale. Mi resi improvvisamente conto di avere molta
fame. Il mio pasticcio di verdura era ancora cos caldo che
per poco non mi scottai la lingua al primo morso. Dal ripieno
caddero a terra dei pezzettini di patata bollente, che furono
immediatamente avvistati e ricuperati da un grosso gabbiano
goloso.
Hai avuto un'idea davvero brillante dissi.
Mi cpita di tanto in tanto.
Pensai che, se ci fosse stato Nigel al suo posto, molto probabilmente
in quel momento saremmo stati seduti a pranzo
al Castle Hotel, con tanto di tovaglia bianca e un nugolo di
camerieri sempre tra i piedi a disturbare la conversazione.
Daniel stapp la bottiglia, bevve un sorso di vino, lo assapor
e lo mand gi.
Un vinello allegro e senza pretese osserv. Peccato che
sia freddo gelato. E immagino che il berlo da un bicchiere di
carta non migliori il suo bouquet. Comunque non abbiamo
molta scelta, a meno di non berlo a canna. Poi addent il
suo pasticcio. Come sta Phoebe stamattina?
Ieri sera era molto stanca ed  andata a dormire presto,
cos stamattina le ho portato la colazione a letto e lei mi ha
promesso di non alzarsi prima dell'ora di pranzo.
Come se la sarebbe cavata se tu non fossi riuscita a venire
a Penmarron a prenderti cura di lei?
Ce l'avrebbe fatta lo stesso. Sarebbe stata Lily a occuparsi
di lei, ma il problema  che Lily non sa guidare e Phoebe
odia dover fare a meno della macchina.
Non hai avuto difficolt a lasciare il lavoro cos di punto in
bianco? Come far Marcus Bernstein a cavarsela senza di te?
Avevo comunque due settimane di vacanza, quindi non
ho avuto problemi. Marcus aveva gi chiamato qualcuno a
sostituirmi per il periodo in cui sarei stata via.
Non dirmi che avevi due settimane di vacanza e non
avevi programmato niente! Che cosa volevi fare, startene a
Londra?
No, per la verit avevo intenzione di andare in Scozia.
In Scozia? E che diavolo avresti fatto lass?
Sarei stata ospite di certe persone.
Sei mai stata in Scozia?
No, e tu?
Una volta. Non facevano altro che parlarmi della bellezza
della Scozia, ma pioveva cos forte che non ho mai scoperto
se dicevano la verit o no. Poi mangi un altro boccone. E
a casa di chi saresti stata?
A casa di amici.
Mi sembri molto evasiva. Ti conviene dirmi tutto, perch
non smetter di farti domande finch non mi avrai dato delle
risposte. Si tratta di un boyfriend, non  vero?
Perch dovrebbe? risposi senza guardarlo.
Perch sei fin troppo attraente per non avere qualche uomo
che spasima d'amore per te. E perch in questo momento
la tua faccia  un poema: temo proprio che non riuscirai
mai a fingere nonchalance se la cosa ti imbarazza tanto. Su,
dai, come si chiama?
Chi?
Oh, smettila di fare la ritrosa, il tuo innamorato,
naturalmente.
Nigel Gordon.
Nigel... Nigel  un nome che non posso soffrire.
Non  peggiore di Daniel.
 un nome da smidollato. Anche Timothy  un nome da
smidollato. E lo stesso vale per Jeremy, e Christopher, e
Nicholas.
Nigel non  uno smidollato.
Che cos' allora?
 simpatico.
Che cosa fa?
 un agente assicurativo.
Ed  di origine scozzese?
S, la sua famiglia vive ancora l, nell'Inverness-shire.
Che fortuna incredibile hai avuto a non andarci! L'avresti
odiata, quella casa enorme e senza riscaldamento, con camere
da letto rredde come celle frigorifere e bagni incassati nel
mogano, simili a bare.
Daniel, dissi non ho mai sentito in vita mia nessuno fare
delle generalizzazioni cos ridicole e superficiali.
Non lo sposerai, spero, questo agente assicurativo delle
Highlands! Per favore, non farlo. Non sopporterei l'idea di
immaginarti sempre vestita in kilt, e nell'Inverness-shire per
giunta!
Mi trattenni a fatica dallo scoppiare a ridere e riuscii a
mantenere un'espressione seria e sussiegosa. Non vivrei
nell'Inverness-shire. Abiterei nella casa di Nigel a South Kensington,
una dimora che definirei decisamente appetibile.
Buttai ai gabbiani quello che restava del mio pasticcio e presi
una mela, dandole una strofinata sulla manica del mio
maglione. E non dovrei nemmeno lavorare, non sarei costretta
ad uscire di casa tutte le mattine per andare da Marcus
Bernstein. Potrei fare la signora e avrei il tempo di dedicarmi
alla mia vera passione, che  dipingere. E se anche nessuno
comprasse i miei quadri, nessun problema, tanto mio marito
sarebbe ben felice di pagare i miei conti.
Mi deludi, immaginavo che tu la pensassi come Phoebe.
Forse certe volte la penso come mia madre, invece.
Secondo lei la vita deve essere regolare, bene inquadrata,
convenzionale e sicura. Adora Nigel e desidera che io lo sposi.
Non vede l'ora di organizzare le nozze. Nella Cattedrale di
St. Paul, naturalmente, con il ricevimento a Pavilion Road.
E la luna di miele a Budleigh Salterton, con le mazze da
golf nel baule della macchina. Non dirai sul serio, Prue?
Diedi un grosso morso alla mela. Pu anche darsi.
Non quando parli di quell'uomo di nome Nigel.
Cominciavo a irritarmi. Non sai niente di lui. E comunque,
che cosa c' di male nel matrimonio? Tu ammiri e rispetti
Phoebe e stravedevi per Chips. Ma, se soltanto Chips
fosse riuscito a ottenere il divorzio, loro due si sarebbero
sposati anni fa, sai. Purtroppo Chips non ci  riuscito e cos
sono giunti a un compromesso, si sono accontentati di poter
vivere insieme.
Non ho niente in contrario al matrimonio. Ma trovo che
sia una pazzia sposare la persona sbagliata.
Immagino che tu questo errore non l'abbia mai fatto.
Per la verit no. Ho fatto quasi tutti gli altri sbagli possibili,
ma l'errore di sposarmi non l'ho fatto. Per un attimo
sembr pensare alla sua situazione. Se  per questo, non ci
ho mai nemmeno pensato.
Mi sorrise, e io ricambiai il suo sorriso, perch, per qualche
strano motivo, il semplice fatto che lui non si fosse mai
sposato mi colmava di felicit. Ma al tempo stesso la cosa
non mi stupiva, c'era qualcosa di zingaresco in Daniel, ti dava
un'idea di libert. Scoprii improvvisamente che questo
glielo invidiavo.
Vorrei che avessimo il tempo di fare tutto nella vita.
Il tempo tu ce l'hai.
Lo so, ma mi sembra gi di essermi incanalata, in un certo
senso. Non che mi dispiaccia: il mio lavoro mi piace e faccio
esattamente quello che voglio; mi piace Marcus Bernstein
e non cambierei il mio lavoro con nessun altro al
mondo. Ma certe volte, certe mattine, vado a lavorare in
macchina e penso: "Ho ventitr anni e che cosa sto facendo
della mia vita?". Poi penso a tutti i posti che vorrei vedere: il
Kashmir e le Bahamas e la Grecia e Palmyra. E poi San
Francisco, e Pechino e il Giappone. Mi piacerebbe essere stata
in alcuni dei luoghi in cui sei stato tu.
Vacci, allora. Vacci adesso.
A sentir te  semplicissimo.
Pu esserlo. Che le cose siano facili o meno, dipende tutto
da te.
Forse  proprio quel tipo di coraggio che mi manca. Ma,
nonostante tutto, mi piacerebbe aver fatto alcune delle cose
che hai fatto tu.
Si mise a ridere. Non  proprio il caso di desiderarlo,
questo. Certe cose sono state un inferno.
Non puoi certo chiamare inferno quello che stai vivendo
adesso, mi sembra che tutto ti vada bene.
L'incertezza  sempre un inferno.
Di che incertezza stai parlando?
Non so che cosa far poi.
Non dovrebbe essere qualcosa di terribile.
Ho trentun anni. Entro i prossimi dodici mesi devo prendere
una decisione, in un senso o nell'altro. Ho paura di andare
alla deriva. Non ho voglia di lasciarmi trascinare dalla
corrente per tutto il resto della mia vita.
E che cosa vuoi fare?
Voglio... Appoggi le spalle al granito bitorzoluto del
muro della diga e rivolse la faccia al sole, chiudendo gli occhi.
Sembrava uno che non desiderasse altro che l'oblio del
sonno. Quando sar finalmente finita questa mostra da Peter
Chastal, voglio andare in Grecia. C' un'isola che si chiama
Spetsai e su Spetsai, c' una casa, bianca e quadrata come
una zolletta di zucchero. E poi ha un terrazzo con il
pavimento di mattonelle di terracotta e vasi di gerani tutt'intorno
sul parapetto. E gi sotto la terrazza c' una barca ormeggiata,
una barca dalla vela bianca come l'ala di un gabbiano.
Non molto grande, ma per due persone va proprio
bene. Aspettai che continuasse. Riapr gli occhi e concluse:
Credo che andr l.
Fallo.
Verresti anche tu? Allung la mano verso di me. Non
verresti a trovarmi laggi? Mi hai appena detto che hai voglia
di andare in Grecia. Perch non vieni? Ti farei vedere alcune
delle cose pi belle che il paese offre.
Ero turbata. Misi la mano nella sua e sentii le sue dita
chiudersi sul mio polso. Com'era diverso, spaventosamente
diverso questo dall'invito imbarazzato che Nigel mi aveva
fatto di andare a trovare sua madre nell'Inverness-shire. Erano
due mondi differenti. E il senso di insicurezza che ti dava
il vedere due mondi diversi che si sfiorano: non c' niente di
meglio al mondo per metterti in crisi... Mi chiesi se non fossi
sul punto di scoppiare in pianto.
Un giorno, gli risposi nel tono suadente di una madre
alle prese con un bambino troppo ostinato un giorno, forse,
se potr venire.
Il cielo si rannuvol e l'aria si fece pi fredda. Era ora di
muoversi. Raccogliemmo i resti del picnic e le cartacce e cercammo
un cestino dei rifiuti in cui buttare il tutto. Ne trovammo
uno accanto a un lampione, poi ci dirigemmo a piedi dove
avevo lasciato la macchina di Phoebe. Nell'aria c'era odore di
pioggia e il mare, ormai mosso, era diventato plumbeo.
Rosso di mattina, maltempo si avvicina. Salimmo in macchina,
per tornare a Penmarron. L'impianto di riscaldamento
non funzionava e io avevo freddo; sapevo che ci sarebbe stato
un bel fuoco acceso a Holly Cottage, ma non era a questo che
pensavo. Avevo la testa piena di immagini della Grecia, della
casa sull'acqua e della barca con la vela simile all'ala di un gabbiano.
Immaginavo di nuotare in quel buio mare dell'Egeo,
dall'acqua calda e trasparente come il cristallo...
Un ricordo affior in superficie.
Daniel.
Che cosa c'?
La notte in cui sono arrivata da Londra ho fatto un sogno.
Ho sognato di nuotare: ero su un'isola deserta e dovevo
camminare nell'acqua bassa per un lungo tratto. E improvvisamente
l'acqua  diventata profonda, ma cos limpida che
riuscivo benissimo a vedere il fondo. E, appena ho cominciato
a nuotare, ho sentito una corrente, molto forte e rapida.
Era come venire trascinata da un fiume.
E di nuovo ricordai la sensazione di pace, di felice
accettazione.
E poi che cos' successo?
Niente, ma  stato bello.
Mi sembra un bellissimo sogno. Che cosa te l'ha
ricordato?
Pensavo alla Grecia, a me che nuotavo nel mare, color vino
scuro, di Omero.
Tutti i sogni vogliono dire qualcosa.
Lo so.
E secondo te che cosa voleva dire il tuo?
Pensavo che forse riguardava la morte.
Ma questo lo pensavo prima che Daniel entrasse nella mia
vita. Adesso ne sapevo di pi e avevo capito che non era la
morte il tema del mio sogno, ma l'amore.
Quando fummo di ritorno a Holly Cottage, non c'era traccia
di Phoebe: nel soggiorno il fuoco era acceso nel camino,
ma la stanza era deserta e, quando chiamai dalla scala pensando
che forse Phoebe aveva deciso di passare a letto tutta
la giornata, non ci fu nessuna risposta dal piano di sopra.
In cucina per ci doveva essere qualcuno, a giudicare
dall'acciottolo di stoviglie e dal rumore di cassetti aperti e
poi richiusi; cos andai a vedere, sempre con Daniel alle calcagna:
quando aprii la porta, per, vidi soltanto Lily
Tonkins, impegnata a sbattere della pastella in una ciotola.
Siete tornati, dunque mi disse. Non sembrava molto entusiasta
di vederci e mi chiesi se non fosse in uno dei suoi
momenti di luna storta. Quando le capitava di avere quei
momenti se la prendeva non tanto con noi in particolare,
quanto con l'universo in generale, il che comprendeva quello
scontroso di suo marito, quella sfacciata di ragazza che lavorava
dal droghiere e quel tizio del municipio che si occupava
della sua pensione.
Dov' Phoebe? chiesi.
Lily non alz gli occhi da quello che stava facendo. Gi
al mare.
Speravo che sarebbe rimasta a letto, oggi.
A letto? Lily appoggi rumorosamente la ciotola e mi
fronteggi a braccia conserte. Come diavolo sarebbe riuscita
a starsene a letto? Abbiamo avuto qui la piccola Charlotte
tutto il giorno, fin dalle dieci di stamattina. Avevo appena
portato una bella tazza di t alla signorina Shackleton che
ho sentito suonare il campanello. Maledetti scocciatori, mi
sono detta, poi sono andata ad aprire, ed eccola l. E da quel
momento non se n' pi andata.
Dov' la signora Tolliver?
A Falmouth,  andata a una delle sue riunioni: "La protezione
del fanciullo", o "A sostegno della Chiesa", o roba del
genere. Mi sembra cos strano, se volete il mio parere.
Capisco che a qualcuno non piace stare dietro ai bambini: c' gente
a cui piace, e gente a cui non piace. Ma quella ragazzina 
sua nipote, dopo tutto. Non  giusto che se ne stia sempre in
giro a giocare a carte ed a interessarsi della protezione di questo
o di quello. Qualcuno deve pur badare a quella bambina.
Dov' la signora Curnow?
Betty Curnow  lass a White Lodge, d'accordo, ma ha le
sue cose da fare. Se la signora Tolliver non vuol prendersi la
briga di badare alla bambina, allora dovrebbe trovare qualcun
altro a pagamento per farlo al posto suo.
E cos' successo, in conclusione?
Be', l'ho fatta entrare, povera piccola, e le ho detto che la
signorina Shackleton era ancora a letto e voi eravate fuori.
Cos  salita dalla signorina Shackleton e le ho sentite chiacchierare.
Parlava, parlava... Se tu sentissi come chiacchiera
quella bambina quando viene qui, giureresti che non ha mai
avuto un'anima con cui parlare. Poi  venuta gi da basso, la
piccola, e mi ha detto che la signorina Shackleton stava vestendosi.
E io mi sono proprio arrabbiata, perch sapevo che
aveva bisogno di riposo. Cos sono andata io di sopra a darle
una mano con i vestiti, e poi lei  scesa e ha subito telefonato
a Betty Curnow per dirle che tenevamo qui Charlotte a pranzo.
Per fortuna c'era dell'agnello freddo, cos ho pelato due o
tre patate ed ho preparato un budino. Per non trovo giusto
che scarichino quella bambina alla signorina Shackleton,
con quel suo braccio fuori uso e tutto il resto.
Non avevo mai visto Lily cos loquace o arrabbiata. Era
preoccupata per Phoebe, e non aveva tutti i torti. Ma era anche
una persona di buon cuore. Quelli della Cornovaglia in
genere amano i bambini e Lily non faceva eccezione. Aveva
deciso che non si occupavano abbastanza di Charlotte ed era
proprio indignata.
Mi spiace, dissi avrei dovuto essere qui ad aiutarti.
Daniel, che era rimasto ad ascoltare in silenzio, intervenne
quando ebbi finito di parlare. Dove sono adesso?
Gi al mare a fare i loro disegni. Come al solito, quando
sono insieme. Come un paio di vecchiette. Lasci il tavolo e
and all'acquaio per guardare fuori dalla finestra. Daniel e io
la seguimmo. Ecco l'estuario a secco, la spiaggia deserta. Ma
gi in fondo alla diga si scorgevano due figurine in lontananza:
Phoebe, inconfondibile con il suo cappello, e accanto a
lei la bambina, con una giacca a vento rossa. Avevano portato
gi degli sgabelli da campeggio ed erano sedute fianco a
fianco, vicinissime. C'era qualcosa di commovente in quella
coppia: dimentiche del resto del mondo, sembravano essere
state abbandonate l da qualche inimmaginabile naufragio e
dimenticate da tutti.
In quel momento si sentirono nettamente le prime gocce
di pioggia picchiettare contro i vetri della finestra, e Lily
esclam:
Lo dicevo io! nel tono di una che avesse gi intuito, grazie
alla sua capacit di previsione metereologica, l'arrivo di
questo fenomeno atmosferico. Ecco che  arrivato questo
accidente di pioggia. E la signorina Shackleton neanche se
ne accorger. Una volta partita con quei suoi disegni, non c'
pi scampo. Hai voglia a sgolarti fino allo spasimo, non ti
sentir nemmeno se urli da morire. E dire che ha anche quel
braccio ingessato, povera anima!
Era ovviamente arrivato il momento di intervenire.
Andr io a prenderle dissi.
No. Daniel mi trattenne, posandomi una mano sul braccio.
Piove a dirotto, vado io.
Avrai bisogno di un impermeabile, Daniel lo avvert
Lily, ma lui se ne and armato di un ombrello che aveva trovato
nell'ingresso. Lo osservai attraversare il prato, con l'ombrello
alto sulla testa, sparire dal cancello della siepe di
escallonia. Poco dopo riapparve e lo vidi procedere lungo il
muraglione della diga verso le due ignare artiste.
Lily e io ci allontanammo dalla finestra. Che cosa posso
fare per darti una mano? le domandai.
Potreste preparare la tavola per il t.
Prendiamolo tutti qui, si sta cos bene al calduccio.
Sto facendo delle frittelle disse lei, prendendo la sua ciotola e
ricominciando a sbattere la pastella. Notai con mio grande piacere
che, adesso che si era sfogata, aveva l'aria pi allegra.
Domani far io qualcosa con Charlotte le dissi. Magari
la porter in macchina da qualche parte. Devo dire che l'avevo
sulla coscienza da quando sono arrivata, ma poi il tempo
 volato e non ce l'ho fatta a programmare qualcosa.
Non ce l'ho con lei,  una bambina simpatica.
S, lo so, ma in un certo senso questo ti fa sentire ancora
pi in colpa.
La tavola era apparecchiata, le frittelle erano pronte, l'acqua
per il t stava bollendo, ma gli altri non erano ancora
arrivati.
Quel Daniel! esclam Lily. Non  meglio delle altre due.
Scommetto che si  dimenticato del motivo per cui  andato
l e adesso si  messo a dipingere anche lui insieme a loro.
Sar bene che vada l io, adesso. Trovai un vecchio impermeabile
di Phoebe ed un enorme cappello da pescatore di
tela cerata, che un tempo era appartenuto a Chips, e uscii
dalla porta del giardino. Adesso pioveva molto forte e tutto
era bagnato, ma, mentre attraversavo il prato, Daniel e Phoebe
apparvero al cancello: Daniel portava sotto un braccio gli
sgabelli pieghevoli da campeggio e con l'altro braccio teneva
alto l'ombrello sopra la testa di Phoebe. Phoebe era vestita
come per una scampagnata (fatta eccezione per il cappello,
naturalmente), ma il suo golf, abbottonato alla meglio sopra
l'ingombrante ingessatura, era bagnato fradicio, e le scarpe e
le calze spesse erano tutte sporche di fango. Nella mano sana
portava la borsa con l'attrezzatura per dipingere, un aggeggio
di tela che mi era molto familiare. Quando Daniel le apr
la porta, alz gli occhi e mi vide.
Ciao! eccoci qui, zuppi come topi affogati!
Lily e io ci stavamo chiedendo che cosa fosse successo a
tutti voi.
Charlotte ha voluto finire il suo disegno.
Dov' ora?
Oh, adesso arriva rispose tranquilla Phoebe.
Guardai gi dalla collina e vidi Charlotte: mi voltava la
schiena ed era tutta intenta a scrutare dentro a un cespuglio
di rovi sgocciolante. Era ancora ai piedi della collina.
Sar il caso di andare a prenderla dissi rassegnata, e
mi avviai per il pendio bagnato e sdrucciolevole. Charlotte,
vieni!
La bambina si volt e mi vide. Aveva gli occhiali appannati
e i capelli incollati sulla testa.
Che cosa stai facendo?
Cerco delle more, pensavo che potrebbero essercene
ancora.
Non  il momento di metterti a cercare more,  ora di andare
a casa a prendere il t. Lily ha fatto le frittelle.
D'accordo disse, muovendosi con riluttanza. Nemmeno
l'idea delle frittelle riusc a suscitare un po' di entusiasmo in
Charlotte. Pensai che doveva essere facile arrabbiarsi con lei,
ma allo stesso tempo la capivo: cercava di rimandare il pi
possibile la fine di un pomeriggio delizioso trascorso cos
piacevolmente in compagnia di Phoebe. Mi ricordai di quando
avevo io stessa l'et di Charlotte e tornavo a casa a malincuore,
strascicando i piedi, dopo avere passato la giornata
con Phoebe sulla spiaggia o a raccogliere primule, oppure
sul trenino che portava a Porthkerris. Mi costava sempre un
certo sforzo dover ritornare alla normale vita di tutti i giorni,
con la sua noiosa routine di pasti regolari e tutto il resto.
Allungai il braccio verso di lei. Vuoi che ti tiri su per la
collina?
Tir fuori la mano dalla tasca della giacca a vento e quando
la strinsi la sentii magra, piccola, bagnata e fredda nella
mia. Quello che ti ci vuole adesso  una bella strofinata con
un asciugamano e qualcosa di caldo da bere le dissi, prima
che ci avviassimo su per la salita. Hai passato un bel pomeriggio
insieme a Phoebe?
S, abbiamo disegnato.
Scommetto che non vi siete nemmeno accorte che
pioveva.
Proprio no. Il foglio del mio album stava cominciando a
bagnarsi un po', ma poi  venuto quel signore e ci ha tenuto
sopra l'ombrello, e cos sono riuscita a finire il disegno.
Si chiama Daniel.
S, lo so, Phoebe mi ha parlato di lui. Abitava con lei e
con Chips.
Adesso  un artista famoso.
So anche questo. Mi ha detto che il mio disegno era molto
buono.
Che cosa hai fatto?
Ho cercato di disegnare dei gabbiani, ma continuavano a
volare via, cos me li sono inventati.
 stata una soluzione ingegnosa, sei una bambina piena
di risorse.
Mi ha detto che era molto buono.
Spero che tu non l'abbia lasciato laggi.
No, l'ha messo nella borsa Phoebe.
Ormai senza fiato, continuammo faticosamente a salire.
Arrivammo finalmente al cancello e, mentre Charlotte passava,
le dissi: Mi domandavo come te la passavi... ti avrei telefonato
o ti avrei invitata per il t, ma sono stata cos... e
qui mi interruppi, cercando la parola giusta. Certo, occupata
non pareva la parola giusta.
Non  che mi diverta molto disse Charlotte con l'onest
intransigente dei bambini.
Io cercai di assumere un'espressione allegra. Be', forse potremmo
fare qualcosa insieme domani. Mi chiusi il cancello
alle spalle. Magari prendere la macchina, se a Phoebe non
serve, e andare da qualche parte. Charlotte ci pens su e poi
chiese: Credi che a Daniel farebbe piacere venire con noi?.
Non appena fummo entrati in cucina, Lily, divisa tra l'irritazione
ed il sollievo, si butt su Charlotte, aprendole la cerniera
della giacca fradicia, poi si inginocchi a combattere
con le fibbie dei sandaletti.
Non so come faccia certa gente a essere cos sciocca. Non
ho mai visto anima viva bagnata fradicia come la signorina
Shackleton. Le ho detto di andare su a cambiarsi tutta, e lei
si  messa a ridere e mi ha risposto che non aveva importanza.
Avr una bella importanza quando si beccher una polmonite!
Ma non vi siete accorte che pioveva?
No rispose Charlotte.
Lily tir fuori uno strofinaccio asciutto, prese gli occhiali
di Charlotte e li asciug con cura, poi glieli rimise delicatamente
sul nasino. Sempre usando lo stesso strofinaccio, si
mise quindi all'opera sui capelli della bambina, massaggiandoglieli
vigorosamente, come se stesse asciugando un cucciolo
bagnato, senza smettere nel frattempo di brontolare.
La lasciai intenta a questo compito e andai a togliermi l'impermeabile
ed il cappellone di tela cerata, che poi stesi sul calorifero
dell'ingresso ad asciugare.
La porta che dava sul soggiorno era aperta. C'era un bel
fuoco acceso nel camino e le fiamme si rispecchiavano sul
parafuoco e su tutti i piccoli soprammobili sparsi per la stanza,
una brocca di rame, una cornice d'argento, una ciotola di
ceramica. Davanti al fuoco, il gomito posato sulla mensola e
un piede sul parafuoco, stava Daniel. Aveva in mano un foglio
che sembrava studiare con molta attenzione, e lo specchio
appeso sopra il camino rifletteva soltanto il suo profilo,
dallo sguardo abbassato.
Io entrai nella stanza e lui alz gli occhi.
Ho portato su Charlotte.  con Lily, la sta asciugando.
Si era fermata a cercare more. Mi avvicinai a lui, tendendo
le mani verso il camino per riscaldarle. Che cosa stai
guardando?
Il disegno che ha fatto.  molto brava. Me lo porse e poi
si scost dal camino per sprofondare, semisdraiato, tra le accoglienti
braccia della vecchia poltrona di Chips. Aveva l'aria
stanca, il mento affondato nel petto, le lunghe gambe distese
davanti a s. Guardai il disegno di Charlotte e capii subito
che cosa intendeva dire Daniel. Era infantile, ma molto fantasioso,
e disegnato con tratto deciso. Aveva usato dei pennarelli
e i colori vivaci mi ricordarono i piccoli oli luminosi che
faceva Phoebe. Vidi la barchetta rossa che scivolava veloce
su un mare cobalto, la vela curva e gonfiata dal vento. Al timone
c'era una figurina con in testa un berretto da marinaio,
e a prua sedeva un grosso gatto baffuto.
Sorrisi. Mi piace il gatto.
A me piace il tutto.
 un disegno molto allegro, e questo  strano, perch non
credo che sia una bambina particolarmente allegra.
S, lo so osserv Daniel.  rassicurante.
Misi il disegno sul ripiano del caminetto, appoggiato alla
pendola di Phoebe. Le ho detto che domani l'avremmo portata
a fare un giro, non si diverte molto qui dalla nonna. Pensavo
che avremmo potuto andare da qualche parte in macchina.
Sarebbe gentile da parte tua.
Mi  parso che avrebbe trovato la cosa pi divertente se
fossi venuto anche tu.
Davvero? esclam Daniel. Non sembrava entusiasta di
questa prospettiva. Mi chiesi se non fosse gi stufo di compagnia
femminile, o se forse l'idea di trascorrere una giornata
con Charlotte e me non lo attirasse molto, e mi pentii di
averne parlato. Forse per hai di meglio da fare.
S rispose, e poi: Vedremo. Vedremo. Erano proprio
le parole che mi irritavano tanto quando ero bambina, allorch
gli adulti non potevano, o pi probabilmente non volevano,
sbilanciarsi.
Quella giostra, Chips l'aveva fatta per me. Era proprio
mia. Quando me l'aveva data, mi aveva detto di portarmela
pure a Londra, se volevo, ma io avevo deciso di non farlo: la
giostra era parte di Holly Cottage e io ero talmente conservatrice
che avevo preferito lasciarla qui.
Cos era ancora l al suo solito posto, nella met inferiore
dell'enorme mobile bombato francese in fondo al soggiorno
di Phoebe. Quella sera, una volta sgombrata la tavola e lavate
tutte le cose del t, Charlotte and a toglierla di l e, con
molta attenzione, la trasport fino al tavolo.
Chips l'aveva ricavata da un antiquato grammofono a cui
aveva tolto il coperchio e il braccio con la puntina; aveva poi
tagliato un disco di compensato della misura di un disco vero
e gli aveva fatto un buco in mezzo, per inserirlo nel perno
centrale del grammofono. Gli animali erano fissati lungo il
perimetro del disco, che era dipinto di rosso vivo. Anche
questi ultimi erano fatti di compensato, tagliati con il seghetto
di Chips: c'erano una tigre, un elefante, una zebra, un
pony, un leone ed un cane, ciascuno dipinto a strisce o a macchie,
a seconda del caso, e ciascuno con tanto di sella a colori
vivaci: non mancavano nemmeno un minuscolo morso e le
redini fatte con un filo dorato.
Era un giocattolo versatile: a volte, insieme a pezzi di costruzioni,
a elementi della fattoria e a quei pochi animali di
legno superstiti di un'Arca di No ormai defunta, diventava
parte di un luna-park o di un circo. Ma per lo pi ci giocavo
cos com'era, girando la manovella per mettere in moto il
meccanismo e poi alzando la levetta che faceva girare il piatto.
C'era anche un'altra levetta che serviva a regolare la velocit:
potevi partire a velocit molto bassa (per dare alla gente
il tempo di salirci, diceva Chips) e poi accelerare, finch gli
animali giravano cos in fretta che quasi non li vedevi pi.
Ed era appunto questo che stava facendo Charlotte in quel
momento. Ti pareva di vedere una trottola. Alla fine il meccanismo
esaur la carica e piano piano la giostra si ferm.
A questo punto la bambina si accoccol sui calcagni e fece
girare il piatto con la mano, guardando con attenzione ogni
animale man mano che le passava davanti.
Non so proprio quale mi piace di pi.
A me  sempre piaciuta la tigre, in particolare, le dissi
ha un'espressione cos feroce.
S,  vero, assomiglia un po' alle tigri di quella storia del
negretto Sambo, che a forza di girare intorno all'albero sono
diventate di burro.
Forse per fare le nostre frittelle Lily ha usato del burro
di tigre, intervenne Phoebe proprio come la mamma di
Sambo.
Perch facevano quei vecchi grammofoni in modo che girassero
forte e piano? A casa mia c' lo stereo di mio padre
che ha tutti i tasti di questo mondo, ma non credo che abbia
un interruttore per farlo andare forte o piano.
Potevi divertirtici un sacco le spieg Phoebe. Magari ci
mettevi un disco normale a bassa velocit e veniva fuori una
voce cavernosa, come stesse cantando un enorme basso russo.
E poi lo facevi andare in fretta e diventava alta e pigolante,
come lo squittio di un topo.
Ma perch? Come mai succedeva cos?
Non ne ho la pi pallida idea! le rispose Phoebe, come
esclamava sempre quando le facevano una domanda a cui
non sapeva rispondere.
Charlotte si rivolse a me: E tu lo sai?.
No.
E tu? chiese allora, rivolgendosi a Daniel.
Daniel, seduto in silenzio nella poltrona di Chips e pur
apparentemente intento a guardare la giostra insieme a tutti
noi, sembrava stranamente lontano e assorto nei suoi pensieri:
per tutto quel tempo non aveva detto una parola, anzi,
per la verit non aveva quasi parlato nemmeno per tutta la
durata del t. Adesso lo guardavamo tutti in attesa di una risposta,
ma lui non si era nemmeno accorto che Charlotte gli
aveva rivolto la parola e la bambina fu costretta a ripetere la
sua domanda: E tu, Daniel?.
E io cosa?
Lo sai perch la musica diventa tutta stridula quando va
veloce e bassa, e cavernosa quando va lenta?
Daniel riflett un attimo sul problema e poi azzard l'ipotesi
che c'entrasse in qualche modo la forza centrifuga.
E che cosa sarebbe? chiese Charlotte arricciando il naso.
 quella cosa che fa funzionare la tua centrifuga per i
panni.
Ma se non ce l'ho neanche una centrifuga per i panni!
Be', quando sarai grande probabilmente ne avrai una tutta
per te ed allora imparerai che cos' la forza centrifuga.
Charlotte ricominci a far girare la manovella. La pendola
sulla mensola del camino suon le cinque.
Forse  ora che tu vada a casa, Charlotte disse gentilmente
Phoebe.
Oh, devo proprio?
No, non  che devi, ma io ho promesso che saresti stata a
casa verso le cinque.
Charlotte alz gli occhi, con tutta l'aria di voler scoppiare
in lacrime. Non voglio andare, e poi non posso tornare a
piedi perch piove.
Ti accompagner Prue con la mia macchina.
Uaa...
Spaventata all'idea che si mettesse a piangere, intervenni
in fretta: E non dimenticarti che abbiamo un appuntamento
domani. Facciamo un giro in macchina. Vuoi che ti venga
a prendere?.
No, detesto che mi vengano a prendere perch trovo
odioso aspettare. Ho sempre paura che poi la gente non venga.
Verr io, verr a piedi come ho fatto stamattina. A che
ora devo essere qui?
Oh, che ne dici delle dieci e mezza?
Va bene.
Daniel si alz. E tu dove vai? gli chiese Phoebe.
Devo andare anch'io le rispose.
Ma pensavo che ti saresti fermato a cena con me e Prue.
Lily ha fatto il pollo in tegame...
No, devo proprio tornare in albergo. Devo fare una telefonata:
avevo promesso a Peter Chastal che mi sarei messo
in contatto con Lewis Falcon, e non l'ho ancora fatto...
Oh, capisco rispose Phoebe, che rispettava le decisioni
altrui e non cercava mai di convincere nessuno a cambiare
idea. Allora forse  meglio che tu vada via con Prue, e lei ti riporter
a Porthkerris dopo aver riaccompagnato Charlotte.
Daniel mi guard: Non ti dispiace?.
Certo che no.
Ma in verit mi dispiaceva molto, perch avrei voluto che
lui cenasse insieme a Phoebe ed a me.
Arrivederci, Phoebe. And a darle un bacio e lei gli diede
un colpetto affettuoso sul braccio. Lo lasciava andare,
senza far domande.
"Devo imparare da Phoebe" dissi a me stessa mentre andavo
a prendere la giacca. "Se non voglio perdere la sua amicizia,
 cos che devo fare".
In macchina si sedette davanti, mentre Charlotte si appollaiava
sul sedile posteriore, tutta protesa in avanti, la faccina
pallida come una macchia sfocata in mezzo a noi due.
Dove andiamo domani? volle sapere.
Non lo so, non ci ho ancora pensato. Dov' un bel posto,
secondo te?
Potremmo andare su a Skadden Hill, l forse si possono
trovare ancora delle more. E poi in cima alla collina ci sono
moltissime rocce e su una di esse c' l'orma di un gigante.
Dico sul serio!  un'impronta enorme, ed  vera.
Potreste andare a Penjizal sugger Daniel.
Che cosa succede a Penjizal? chiesi.
C' un sentiero sugli scogli, e quando c' bassa marea, si
forma una grande pozza profonda e vengono le foche a
nuotarci.
Oh, andiamoci, non ho mai visto le foche, almeno non da
vicino.
Non so nemmeno dove sia Penjizal.
Ci accompagni tu l, Daniel? Charlotte picchi il pugno
sulla spalla di Daniel per avere tutta la sua attenzione. Vieni
con noi? Ti prego, vieni con noi!
Daniel non rispose subito a quell'accorato invito. Sapevo
che si aspettava che fossi io a venirgli in soccorso, magari
trovandogli qualche scusa, ma rimasi ostinatamente in silenzio.
Dal ventaglio di visibilit creata dai tergicristallo intravedevo
la strada davanti a noi, allagata da un misto di acqua
e fango, e le querce sferzate dalla pioggia battente che si stagliavano
nere contro il cielo.
Per favore insist Charlotte.
Potrei anche ammise lui.
Ma Charlotte non gli diede tregua. S o no, allora?
Be', d'accordo... e volt la testa a sorriderle. S.
Oh, benissimo. E batt addirittura le mani. Che cosa
occorre portare, Prue? Devo portare gli stivali di gomma?
Direi che faresti bene a portarli, e magari anche un
bell'impermeabile in caso di pioggia.
Ma noi faremo un picnic, vero, anche se piove?
S, faremo un picnic. Troveremo un posto in cui mangiare.
Che cosa vuoi, dei panini al prosciutto?
S, e anche una coca.
Non credo che ne abbiamo.
Deve averne la nonna. E, se non ce l'ha, l'andremo a comprare,
la vendono nel negozio del villaggio.
Eravamo ormai arrivati al cancello di White Lodge. Entrai
e percorsi il vialetto d'accesso. Come l'altra volta, la casa ci
aspettava da dietro una cortina di pioggia, rivolgendoci una
facciata chiusa e inespressiva, impenetrabile. Accostammo
ai piedi dei gradini e Daniel usc dalla macchina per permettere
a Charlotte di scendere dal sedile posteriore. Per un attimo
rimase fermo a guardarla: teneva in mano il suo disegno,
che Phoebe aveva preso dalla mensola del caminetto mentre
stavamo andando via.
Non dimenticarti di questo le aveva raccomandato,
aggiungendo speranzosa: Forse ti farebbe piacere regalarlo alla
nonna.
Ma adesso Charlotte lo tese a Daniel. Ti farebbe piacere
averlo? gli chiese timidamente.
Mi piacerebbe molto, ma non  per tua nonna?
No, non penso che lo vorrebbe.
In tal caso lo prendo volentieri. Grazie, lo terr con grande
cura.
Ci vediamo domani, allora, arrivederci. Ciao, Prue, e grazie
di avermi accompagnato a casa.
La osservammo salire sui gradini fino alla porta d'entrata.
Mentre Daniel risaliva in macchina, la porta si apr. Ferma
in piedi, in mezzo allo spiraglio di luce gialla che brillava nel
buio, vedemmo la signora Tolliver. Ci fece un cenno di saluto,
forse per ringraziare, forse per salutare, e poi tir dentro
Charlotte.
...
QUINTO.

Ripartimmo in direzione di Porthkerris: era un tratto molto
corto, ma quella sera io e Daniel rimanemmo in assoluto silenzio
per tutta la durata del viaggio. Talvolta pu essere piacevole
il silenzio tra due persone, in certi casi  addirittura
pi eloquente delle parole; in altre occasioni, invece,  qualcosa
di forzato e carico di tensione: ecco, questo era appunto
uno di quei momenti. Avrei voluto iniziare una conversazione
su cose senza importanza, per poter infrangere questo
imbarazzante silenzio, ma non riuscivo a trovare niente da
dire davanti alla totale mancanza di collaborazione di
quell'estraneo alto e muto seduto accanto a me, la mano posata
sul ginocchio (sempre con il regalo di Charlotte stretto
in pugno) e la testa girata dall'altra parte a fissare i campi
grigioverdi inzuppati, i muri di pietra, la pioggia.
Finalmente raggiungemmo l'hotel e, superato il viale d'accesso,
arrivammo dove erano parcheggiate le solite macchine
di lusso. In quella deprimente serata persino l'opulento
Castle Hotel aveva l'aria abbandonata; con le sue rare finestre
illuminate riflesse in un mare di pozzanghere, sembrava
un transatlantico in procinto di affondare.
Spensi il motore ed aspettai che Daniel scendesse dalla
macchina. Adesso si sentiva soltanto il picchiettio della pioggia
sul tetto e il vento che soffiava dal mare ai nostri piedi.
Mentre stavo in ascolto, sentii anche lo scroscio dei marosi
che si riversavano sulla spiaggia. Daniel volt la testa verso
di me e mi guard. Vieni dentro?
Non capivo perch mai si prendesse la briga di farmi questo
invito. No, devi metterti in contatto con Lewis Falcon e
io dovrei tornare da Phoebe.
Ti prego, voglio parlarti insistette in tono incalzante.
A che proposito?
Possiamo bere qualcosa.
Daniel...
Ti prego, Prue.
Spensi i fari e scendemmo dalla macchina. Ancora una
volta la porta girevole ci catapult in quell'ambiente accogliente,
profumato, e surriscaldato. Oggi, forse a causa del
tempo inclemente, c'erano pi persone in giro. Se ne stavano
l, raggruppate intorno ai tavoli da t, o a leggere i loro giornali
o a chiacchierare mentre lavoravano a maglia. L'aria era
impregnata di noia. Daniel si diresse al bar, ma era troppo
presto e non avevano ancora aperto, cos si ferm davanti alla
porta chiusa e imprec a voce cos alta che alcuni sguardi
si voltarono a fissarci. Mi sentii a disagio: sapevo che avevamo
l'aria fuori posto, cos conciati: Daniel con i suoi jeans logori
e il maglione scuro di lana ispida e io, con il mio vecchio
montgomery blu, che aveva visto giorni migliori, e i capelli
arruffati dal vento.
Non desideravo altro che andarmene. Tanto non ho voglia
di bere niente.
Io s, invece, vieni su, andiamo in camera mia.
E, senza aspettare che accettassi o meno la sua proposta,
si avvi su per l'ampio scalone, facendo i gradini a tre a tre
con le sue lunghe gambe. Non avevo altra scelta che seguirlo,
pur consapevole dell'interesse che avevamo suscitato. Sapevo
bene che avrebbero sospettato il peggio di noi due, ma ero
talmente preoccupata per il comportamento di Daniel, e cos
in ansia per me stessa, che non me ne importava niente in
ogni caso.
La sua stanza era al primo piano, in fondo a un corridoio
lungo e ampio. Tir fuori la chiave dalla tasca ed entr,
accendendo la luce. Io lo seguii e vidi che gli avevano dato una
delle stanze migliori dell'albergo, che si affacciava sul piccolo
campo da golf a nove buche il cui percorso scendeva in lieve
declivio verso un boschetto: l'albergo dominava la collina,
tanto che la linea dell'orizzonte sul mare si stendeva al di sopra
delle cime degli alberi pi alti. Quella sera, per, l'orizzonte
non era visibile, e dalla finestra spalancata entravano
raffiche di vento che facevano svolazzare le lunghe tende come
vele malamente fissate all'albero.
Daniel chiuse la porta e and a chiudere la finestra. Le
tende cessarono la loro frenetica danza. Mi guardai intorno:
era una stanza grande e confortevole con dei tocchi inaspettati
che ti davano l'illusione di trovarti nella camera da letto
di una amata casa di campagna, piuttosto che nell'impersonale
camera di un albergo. C'era un caminetto sovrastato da
un grazioso specchio dalla cornice di vetro rosato. Davanti al
camino c'erano delle poltrone coperte di cinz, e lo stesso cinz
orlava il volante che decorava il tavolino da toilette. Accanto
alla televisione, appoggiata su un tavolino basso, c'era un
piccolo frigorifero. C'erano persino dei fiori sulla mensola
del camino e, accanto all'ampio letto matrimoniale, c'era un
cestino rotondo pieno di frutta.
Quando ebbe chiuso la porta, Daniel and ad accendere il
riscaldamento e subito i finti ciocchi di legna nel camino si
illuminarono. Aveva ancora in mano il disegno di Charlotte e
adesso lo appoggi con cura al centro della mensola. Vedevo
la sua faccia silenziosa riflessa nello specchio.
Mentre lo osservavo aspettavo che dicesse qualcosa.
 mia figlia disse alla fine.
Dietro Daniel riflesso nello specchio vedevo me stessa, la
mia faccia come una macchia pallida, le mie mani sprofondate
nelle tasche del giaccone: un difetto del vetro deformava
l'immagine, tanto da darmi un'aria irreale, quasi fossi il fantasma
di un'annegata.
Improvvisamente scoprii che facevo fatica a parlare.
Charlotte dissi, e la mia voce venne fuori in un bisbiglio.
S, Charlotte. Si volt, finalmente, e i nostri sguardi si
incrociarono.
Ma che cosa te lo fa dire?
 mia figlia ripet.
Oh, Daniel!
Vedi, parecchi anni fa ho avuto una storia con sua madre.
Non ero innamorato di Annabelle e lei era sposata con
un altro e aveva gi un bambino. Ma, contro ogni logica, 
successo. E Charlotte  il frutto di una lunga estate calda di
pura follia da parte nostra.
Lo so intervenni. Voglio dire, so di te e di Annabelle
Tolliver.
Te l'ha detto Phoebe.
S.
Era probabile che te lo dicesse, anzi, a dire la verit ne
ero quasi sicuro.
Ci guardammo per un attimo in silenzio. Come conigli spaventati,
i miei pensieri scorrazzavano in tutte le direzioni,
senza per arrivare da nessuna parte. Cercai di ricordare le
parole che aveva usato Phoebe. "Credo che sia stata Annabelle
a invaghirsi di Daniel. Daniel era un tipo molto riservato.
Comunque  stato un episodio di importanza trascurabile".
Ma credevo che... voglio dire... non pensavo...
Fu lui a salvarmi mentre annaspavo in preda alla mia pudica
reticenza.
S, tu pensavi che ci limitassimo a fare delle brevi passeggiate
all'aperto. E devo ammettere che speravo che anche
Phoebe e Chips la pensassero in questo modo. Ma, vedi, non
 stata una cosa cos innocente.
Sei... sei sicuro che sia tua figlia?
L'ho capito il momento stesso in cui l'ho vista questo pomeriggio,
l seduta sul suo sgabello in fondo alla diga. Mentre
cercava di finire il suo disegno al freddo e alla pioggia.
Credo che sia il caso che beviamo qualcosa tutti e due, Prue,
sei bianca come un lenzuolo.
Lo guardai andare ad aprire il frigorifero: tir fuori i bicchieri,
del ghiaccio, del selz e una bottiglia di whisky, poi pos
il tutto su un mobiletto.
Daniel, io non bevo whisky.
Non ho nient'altro. E apr la bottiglia.
Non ti assomiglia nemmeno.
Se  per quello non assomiglia nemmeno ad Annabelle. Ma
ho una foto di mia madre quando aveva su per gi quell'et,
nove o dieci anni, e Charlotte  il ritratto di mia madre.
Sapevi che Annabelle aspettava un figlio da te?
Be', lei sosteneva che il figlio che aspettava era mio.
E a quel tempo non le hai creduto?
No, visto come si erano messe le cose.
Non capisco.
Daniel chiuse lo sportello del frigorifero e rimase l appoggiato,
con un bicchiere in ciascuna mano. Prue, togliti
quel giaccone, ti d un'aria provvisoria. E poi deve essere bagnato
fradicio, non  il caso che tu ti becchi un raffreddore.
Mi parve un'osservazione assolutamente irrilevante, ma
gli obbedii, togliendomi il montgomery e appoggiandolo allo
schienale di una sedia. Daniel tese verso di me il mio drink e
io andai a prenderlo: il bicchiere era gelido.
Non capisco, Daniel ripetei.
Non puoi capire, a meno che tu non sappia come  fatta
Annabelle. Aggrott la fronte. Non l'hai conosciuta quando
stavi da Phoebe?
No, le nostre strade non si sono mai incrociate. Probabilmente
perch lei veniva quaggi in estate mentre io di solito
ero nel Northumberland da mio padre.
S, potrebbe essere cos.
Eri innamorato di lei? Cercai di dirlo in tono indifferente,
come se la cosa non avesse molta importanza.
No, non ero innamorato di lei. A pensarci bene non mi
piaceva nemmeno molto. Ma Annabelle era... straordinariamente
affascinante, ed era questo di lei che ti faceva sembrare
insignificanti tutte le altre emozioni. Io avevo vent'anni e lei
ne aveva ventotto, e per di pi era sposata e madre di un bambino.
Ma niente di tutto ci faceva la minima differenza.
Ma la gente non... non parlava? Sicuramente Phoebe e
Chips...
Naturalmente erano al corrente della faccenda, ma immaginavano
che si trattasse soltanto di un allegro flirt. E poi
Annabelle era astuta. E correva la cavallina: c'erano sempre
parecchi altri uomini in ballo.
Doveva essere molto bella. Era difficile evitare che una
nota d'invidia s'insinuasse nelle mie parole, ma nessuno mi
aveva mai definita straordinariamente affascinante e sapevo
che non mi sarebbe mai successo.
No, non era bellissima. Ma era molto alta e snella e aveva
un viso da gatto, un gatto siamese, con un bel nasino proporzionato,
la bocca grande ed un sorriso pieno di segreti. Enigmatica,
ecco forse questo ti pu dare un'idea. Aveva degli occhi
eccezionali, degli enormi occhi a mandorla, di un grigio
molto scuro.
Come l'hai conosciuta?
Phoebe e Chips mi avevano trascinato a quella festa. Non
che avessi molta voglia di andarci, ma loro mi avevano convinto:
sarebbe stato scortese rifiutare l'invito e inoltre, sostenevano,
a forza di lavorare senza sosta sarei finito per diventare
un tipo molto noioso. E l c'era Annabelle, la notai
immediatamente, appena entrato nella stanza. Era in fondo
alla sala, circondata dai mariti delle altre. Quando vidi quella
faccia mi sentii formicolare le dita dalla voglia di disegnarla.
Dovevo averla fissata a lungo, perch tutt'a un tratto
alz lo sguardo e mi guard dritto negli occhi, come se, fin
dal primo istante in cui avevo messo piede nella stanza, fosse
stata conscia della mia presenza. E l'idea di farle il ritratto fu
subito dimenticata. Mi rivolse un patetico sorriso e scosse
la testa. Fu come quando giochi a rugby e ti prendi un violento
calcio nella pancia.
 un'esperienza che non mi  ancora capitata.
Speravo che il mio timido tentativo di fare dello spirito lo
facesse sorridere, ma Daniel non parve nemmeno aver sentito,
perch ora si era messo a camminare avanti e indietro
per la stanza con il suo bicchiere in mano, come se gli fosse
fisicamente impossibile parlare da fermo.
La seconda volta che ci incontrammo fu sulla spiaggia. Io
avevo una tavola da surf che un amico mi aveva portato da
Sydney. Quel giorno soffiava un vento del nord e dal mare
aperto arrivavano cavalloni enormi a centinaia sulla spiaggia.
Feci surf finch non cambi la marea e, quando rientrai, blu
dal freddo perch non potevo permettermi una tuta impermeabile,
vidi Annabelle seduta sulle dune a guardarmi. Non
avevo idea di quanto tempo fosse rimasta l: aveva una gonna
rossa e i capelli neri e sciolti al vento. Non c'era nessun altro
in spiaggia in quella giornata grigia. Sapevo che stava aspettando
me. Cos mi arrampicai dove sedeva lei e ci mettemmo
a parlare, mentre io fumavo le sue sigarette e si vedevano i
giunchi tutt'intorno a noi appiattiti dalla bufera. Mi ricordo
di avere pensato che sembravano il pelo di un animale quando
lo carezzi. E poi tornammo a casa e i campi da golf profumavano
di timo selvatico. Un paio di giocatori di golf ci sorpassarono
e io li vidi dare un'occhiata ad Annabelle, e poi
guardare me con uno sguardo d'invidia. Era gratificante... Ci
ho fatto l'abitudine a queste scene, quando ero con Annabelle
ed entravo in un pub, oppure me ne stavo seduto in macchina
accanto a lei, con la capote abbassata e il sole sulla faccia;
oppure ci si fermava ad un semaforo e la gente sul marciapiede
voltava la testa a fissarci, e poi sorrideva.
Probabilmente pensavano che foste una bella coppia.
 molto pi probabile che si chiedessero che cosa mai ci
facesse una creatura sensazionale come Annabelle con quello
sbarbatello.
E quanto  durata la cosa?
Due mesi, o tre. Era un'estate molto calda, Annabelle sosteneva
che faceva troppo caldo per riportare il suo bambino
a Londra, cos si ferm a Penmarron.
Ti parlava di suo marito?
Di Leslie Collis? No, non molto. Si diceva in giro che lo
avesse sposato per i soldi, e a dire la verit non ne parlava
con molto affetto, ma la cosa non mi toccava. Non volevo sapere
niente di lui, non volevo pensare a lui, e non volevo sentirmi
in colpa.
Se ti ci metti di buzzo buono, sai,  possibile ignorare i
propri scrupoli di coscienza. Certo, bisogna essere molto decisi,
ma io scoprii di esserne capace, per la prima volta in vita
mia, e la cosa rese tutto molto pi semplice.
Forse  cos che si deve vivere, quando si hanno vent'anni.
Daniel sorrise.Parli come se fossi vecchia e saggia,
potresti essere Phoebe.
Vorrei proprio essere come lei.
Stava ancora camminando avanti e indietro in quella bella
stanza, come una tigre in gabbia. Era pi o meno questo
periodo dell'anno, continu verso la met di settembre.
Ma non pioveva come adesso. Il bel tempo sembrava non dover
smettere mai, e cos fui preso alla sprovvista quando improvvisamente
Annabelle annunci che se ne tornava a Londra.
Quel giorno eravamo di nuovo sulla spiaggia; era
pomeriggio inoltrato e c'era l'alta marea; avevamo appena
fatto una nuotata. Il mare era arrivato a coprire la sabbia ed
era color verde giada, con l'acqua molto calda. Eravamo seduti
a fumare una sigaretta, quando mi inform della sua intenzione
di fare ritorno a Londra. Aspettai di essere travolto
dalla disperazione, ma poi mi accorsi che non succedeva:
anzi, stranamente, provai un senso di sollievo. Volevo che la
cosa finisse adesso, mentre tutto era ancora bello. Non volevo
che si inacidisse. E poi sapevo che dovevo rimettermi a lavorare.
Dipingere  sempre stata la cosa pi importante della
mia vita e adesso avevo l'impressione di sentirmi tirare per la
manica, in un certo senso, di essere richiamato al dovere,
insomma. Desideravo voltare le spalle a tutto il resto e concentrarmi
sui miei quadri, buttarmici dentro. Il mio anno con
Chips era quasi finito e io volevo viaggiare, imparare. Pensavo
di andare in America.
Feci per dire una frase di circostanza, ma Annabelle mi
interruppe: fu allora che mi comunic che aspettava un
bambino. " tuo figlio, Daniel" mi disse.
Devi sapere che quello era uno dei miei terrori immaginari
di quando ero pi giovane, ancora adolescente: immaginavo
proprio una situazione del genere, una ragazza che io
avevo messo incinta. Una ragazza che non avevo voglia di
sposare. Cause di paternit, padri furenti, matrimonio riparatore.
Un incubo! Ed ecco che si era avverato, anche se le
cose stavano andando in maniera inaspettata. Mentre Annabelle
continuava a parlare, piano piano nel mio cervello inebetito
si faceva strada il senso di quello che lei stava dicendo:
non voleva niente da me, non voleva coinvolgermi in una
causa di divorzio, non voleva che scappassimo insieme, non
voleva che la sposassi. E non voleva denaro.
La cosa mi parve strana, doveva esserci sotto qualcosa.
Alla fine, quando smise di parlare, le chiesi: "E tuo marito?"
e Annabelle mi rispose ridendo che lui non avrebbe fatto domande.
Le dissi che non ci credevo, nessun uomo avrebbe
accettato il figlio di un altro. Ma Annabelle ribatt che Leslie
Collis l'avrebbe accettato, per salvare la faccia e il proprio orgoglio:
non c'era niente che odiasse di pi al mondo che fare
la figura dello stupido. Si preoccupava di quello che pensavano
di lui i colleghi, di quello che diceva la gente. Non
avrebbe permesso a niente ed a nessuno di distruggere
quell'immagine di uomo avveduto che si era costruita nel
corso degli anni. Quando Annabelle vide la faccia che facevo,
si mise di nuovo a ridere e mi rassicur: "Non preoccuparti,
Daniel, non ti verr a cercare per inseguirti con la pistola".
"S", risposi "ma il bambino  mio" e lei butt la sigaretta
per terra, si scost i capelli dalla faccia, ed esclam: "Oh,
non preoccuparti del bambino, avr una casa confortevole":
sembrava che parlasse di un cane.
Adesso Daniel aveva smesso di camminare nervosamente
avanti e indietro: fermo nel centro della stanza, fissava il bicchiere
che teneva in mano. Sul fondo era rimasto ancora un
po' di whisky e, con un rapido movimento della mano e della
testa, lo tracann in un sorso. Sperai che non se ne versasse
dell'altro: sarebbe stato un sollievo per chiunque si trovasse
in quello stato d'animo scivolare nell'oblio di una bella sbornia.
Ma lui and a posare il bicchiere vuoto sopra il frigorifero
e poi, accorgendosi che ormai si era fatto buio, si diresse
alla finestra e tir le tende, chiudendo fuori dalla stanza l'atmosfera
tetra di quella serata.
Non dici niente? fece poi, rivolto a me.
Non mi viene in mente nulla di intelligente da dire.
Sei scandalizzata.
Non  proprio il caso di usare questo termine. Non spetta
a me scandalizzarmi o prendere posizione in un senso o
nell'altro. Solo che mi spiace per te.
Non ti ho ancora detto tutto, hai voglia di sentire il
resto?
Solo se desderi che io lo senta.
Credo di s...  da anni che non parlo cos, non sono nemmeno
sicuro che riuscirei a interrompermi, se mai lo volessi.
Non ne hai mai parlato con nessuno?
S, ho raccontato tutto a Chips. All'inizio pensai di non
dirgli niente, che non ce l'avrei fatta a dirglielo. Tanto per cominciare
mi vergognavo troppo - dopo tutto Leslie Collis
non era l'unico che odiava fare la figura dello stupido. Ma in
verit non ero mai stato molto bravo a nascondere i miei
sentimenti e, dopo un paio di giorni in cui sembravo diventato
deficiente e mi trascinavo come un automa nello studio di
Chips e non facevo in tempo a prendere qualcosa in mano,
che mi cadeva subito per terra, Chips perse la pazienza e si
mise a imprecare, poi mi chiese che cosa diavolo mi stava
succedendo. E cos glielo dissi, gli raccontai tutto senza che
lui mi interrompesse o dicesse una sola parola: si limit a
starsene seduto sulla sua poltrona mezzo sfondata ad ascoltare,
fumando la sua pipa. Quando ebbi finito, mi ero tolto
un peso dallo stomaco e mi sentivo talmente sollevato che
mi domandai perch non glielo avessi detto subito.
E lui che cosa disse?
Per un po' non disse niente, continu semplicemente a
fumare ed a guardare nel vuoto, riflettendo sulla faccenda.
Non sapevo che cosa stesse pensando, quasi quasi mi aspettavo
che mi ordinasse di fare le valigie e di non farmi pi vedere
a Holly Cottage in vita mia.
Ma alla fine svuot la pipa, se la mise in tasca e poi mi
disse: "Giovanotto, qui ti stanno prendendo per i fondelli". E
mi parl di Annabelle: mi disse che era sempre stata amorale
e notoriamente promiscua in fatto di sesso. Che quell'estate
non faceva eccezione. Quanto al bambino, c'era un altro uomo,
un allevatore della zona di Falmouth, sposato e con prole.
Secondo Chips molto probabilmente era lui il padre del
bambino di Annabelle. E lei doveva saperlo bene.
Quando venne fuori con questo particolare mi sentii pi
sconcertato che mai: se da un lato ero sollevato, dall'altro mi
sentivo anche preso per il naso. Il mio amor proprio aveva
subto un duro colpo. Sapevo di essere in colpa nei confronti
di Leslie Collis, ma il venire a sapere che Annabelle mi aveva
tradito fu come un calcio sui denti, una pugnalata alla mia
virilit appena scoperta. Ti sembra spregevole, non  vero?
No,  pi che comprensibile. Ma, se le cose stavano cos,
perch mai ti doveva dire che il bambino era tuo?
 la stessa domanda che feci io allora a Chips, e lui mi rispose
che era tipico di Annabelle fare cos. Che gusto c'era a
combinare un bel disastro se non riuscivi a lasciarti dietro
uno strascico di sensi di colpa e di rimorsi? Incredibile, non
ti pare?
A me sembra incredibile, ma deve pur essere vero, se lo
ha detto Chips.
 quello che pensai anch'io allora. Chips and a chiarire
la faccenda quella sera stessa. Raggiunse White Lodge a piedi
e trov Annabelle sola. Sulle prime lei cerc di svicolare,
insistendo che il bambino non poteva che essere altri che
mio, ma Chips ribatt con quello che mi aveva detto e tir
fuori la storia dell'altro uomo, facendone il nome; a questo
punto Annabelle si arrese ed ammise che lui aveva ragione.
Non era necessariamente figlio mio: non le dispiaceva l'idea
che fossi io il padre del suo bambino, tutto qui. Non l'ho pi
rivista da allora. Se ne torn a Londra uno o due giorni dopo,
portandosi dietro il ragazzino e la sua tata. Chips e io decidemmo
che era ora che me ne andassi anch'io, avevo segnato
il passo per troppo tempo.
E Phoebe  al corrente di tutti i particolari di questa
storia?
No, non volevo che lei sapesse, e Chips era d'accordo con
me. Era sperabile che non ci sarebbero state ripercussioni e
non era il caso di turbarla, n era il caso di crearle difficolt
di rapporti con la signora Tolliver. Penmarron  un paese
piccolo e Chips e Phoebe dovevano continuare a viverci, erano
ormai tutti e due parte integrante di quella comunit
piuttosto unita.
Che uomo saggio era Chips!
S, era saggio. E comprensivo. Non saprei da dove cominciare
se dovessi descriverti la sua generosit nei miei
confronti in quel periodo. Si comport come un padre, ma
dei migliori. Sbrig lui tutte le formalit, mi prest persino
dei soldi per tirare avanti finch non mi fossi assestato; mi
diede lettere di presentazione per i suoi amici di New York,
ma, cosa ancora pi importante, mi mand via con una lettera
di presentazione a Peter Chastal a Londra. A quel tempo
la galleria era aperta solo da un paio di anni, ma Chastal si
era gi fatto un nome nel mondo dell'arte. Mi portai a Londra
una cartella con i miei lavori perch lui potesse dargli
un'occhiata e, quando partii per l'America, aveva gi accettato
di esporre i miei quadri e farmi da agente. Ed  quello che
sta facendo da allora.
Ha fatto un buon lavoro.
S, sono stato fortunato.
Chips diceva sempre che  inutile avere talento se non ti
dai da fare a usarlo.
Chips diceva parecchie cose molto sensate.
Ed  stato il tuo lavoro che ti ha tenuto lontano da tanto
tempo? Undici anni!
Con me stesso fingo che sia stata colpa del lavoro, perch
preferisco non dover ammettere che stavo cercando di fuggire
da quello che era successo. Ma probabilmente stavo scappando:
 stata una vera e propria fuga, sempre pi lontano,
prima a New York, poi in Arizona, e poi a San Francisco. 
stato l che ho cominciato a interessarmi all'arte giapponese.
C' una grossa comunit giapponese a San Francisco e mi
sono trovato a frequentare un guppo di giovani pittori. Pi
lavoravo con loro e pi mi rendevo conto di quanto fossi
ignorante. La pittura giapponese ha tradizioni che risalgono
a secoli addietro. Mi affascinava. Cos sono andato in Giappone
e l ho ripreso a fare lo studente, seduto ai piedi di un
uomo molto vecchio e famoso. E ho perso il senso del tempo.
Sono rimasto l quattro anni. Certe volte mi pareva di essere
l da pochi giorni, altre da un'eternit.
Questa mostra da Peter Chastal  il frutto di quegli anni.
Ti ho gi detto che non avevo voglia di tornare indietro per
l'inaugurazione: i primi giorni dopo l'apertura di una mia mostra
mi terrorizzano, non esagero, credimi. Ma, a parte questo,
avevo anche paura di fare ritorno in Inghilterra. Mentre
me ne stavo dall'altra parte del mondo mi era facile non pensare
ad Annabelle ed a quel figlio che poteva essere mio. Ma se
tornavo... ho avuto spesso incubi in cui mi trovavo a Londra e
vedevo Annabelle ed il mio bambino venirmi incontro.
Non pensavi che avresti corso dei rischi venendo qui in
Cornovaglia?
Sembrava tutto gi predestinato: il mio incontro casuale
nel pub, l'offerta di un passaggio. Ero stato tentato di non venire,
ma desideravo tanto rivedere Phoebe!
Ripensai al giorno prima e ricordai come era rimasto silenzioso
l seduto al bar gi da basso, mentre io chiacchieravo
di Charlotte e della signora Tolliver. Daniel, quando ti ho
detto che Charlotte era qui dalla nonna a Penmarron, devi
aver capito che il bambino era lei, non  vero?
S, l'ho capito e sapevo anche che l'avrei inevitabilmente
incontrata. Faceva tutto parte di qualche straordinario disegno
del destino su cui non avevo il minimo potere. Quando
siamo arrivati da Phoebe questo pomeriggio e siamo scesi
dalla macchina ed entrati in casa, sapevo che Charlotte era
nei paraggi, lo sapevo anche prima che me lo confermasse
Lily. E mentre uscivo dalla casa e scendevo gi per la collina
e andavo a prendere lei e Phoebe in fondo alla diga mi ripetevo
ossessivamente che, dopo tutti questi anni di incertezza,
avrei finalmente saputo la verit.
Non mi avevano notato arrivare, erano troppo prese da
quello che stavano facendo. Ma poi Phoebe mi ha visto e e
mi ha chiamato per nome. E anche Charlotte ha alzato gli
occhi. E quando ho visto quel faccino ho avuto la certezza
matematica, pur senza avere prove, che Annabelle mi aveva
detto la verit, dopo tutto.
Cos stavano le cose, dunque. Mi sembrava di essere rimasta
in piedi per un'eternit ad ascoltare la voce di Daniel. Mi
faceva male la schiena e mi sentivo esausta e priva di forze.
Non avevo idea di che ore fossero. Dal cuore dell'albergo al
piano di sotto, in piena attivit adesso, venivano suoni e odori:
voci, un lontano acciottolio di piatti, la debole eco dell'orchestra
che suonava un brano senza pretese di Tutti insieme
appassionatamente. Prima o poi sarei dovuta ritornare a Holly
Cottage, da Phoebe e dal suo pollo in tegame. Ma non
adesso, non era ancora il momento.
Se non mi siedo muoio dissi dirigendomi verso il camino
e lasciandomi cadere in una delle poltrone ricoperte di
cinz. Per tutto il tempo in cui avevamo parlato, le piccole
fiamme false avevano continuato a lambire allegramente il
finto ciocco del caminetto. Adesso mi rilassai nella poltrona,
il mento sprofondato nel collo del maglione, e rimasi in contemplazione
di quel frenetico lampeggiare senza scopo.
Sentii Daniel versarsi un altro drink. Poi venne dalla mia
parte con il suo bicchiere e si sedette di fronte a me sull'altra
poltrona. Alzai gli occhi e i nostri sguardi si incrociarono:
eravamo entrambi molto seri.
Sorrisi. Adesso me l'hai detto. E non so perch l'hai fatto.
Dovevo dirlo a qualcuno. E, per qualche strano motivo,
ho la sensazione che anche tu faccia parte di tutta la storia.
No, non  vero. Questa era forse l'unica certezza che
avevo. Quanto al resto, mi pareva che non ci fossero soluzioni
per la situazione in cui si trovava Daniel adesso. Ci pensai
per un po' prima di continuare: ...E in fondo trovo che nemmeno
tu faccia parte di tutta questa storia.  finita, Daniel.
Chiusa. Dimenticata. Acqua passata e via dicendo, insomma.
Immaginavi che Charlotte potesse essere tua figlia: adesso
sai che lo . Ma questa  l'unica cosa che  cambiata.
Charlotte rimane sempre Charlotte Collis, la figlia di Leslie Collis,
la nipote della signora Tolliver e l'amica di Phoebe. A questo
devi rassegnarti e devi dimenticare tutto il resto. Non hai altra
scelta. Che tu abbia scoperto la verit  un particolare irrilevante
che non cambia niente. Non sei mai stato responsabile
di Charlotte, n tanto meno lo sei adesso. Devi pensare a
lei come a una bambina che hai conosciuto alla diga e che
per caso ha in comune con te il talento per il disegno e il cui
viso ti ricorda quello di tua madre.
Daniel non mi rispose subito. Se fosse soltanto questo il
problema, non sarebbe troppo male disse dopo un po'.
Che cosa intendi dire con questo?
Mi riferisco in particolare a quello che hai notato tu sul
treno (e Lily Tonkins, che non  affatto stupida, ha messo subito
il dito sulla piaga): Charlotte non solo deve portare gli
occhiali, ma si mangia le unghie,  sola, infelice ed apparentemente
trascurata.
Evitai il suo sguardo, voltandomi a fissare il fuoco. Se ci
fosse stato un camino vero, avrei potuto occupare quel difficile
momento attizzando il fuoco o mettendo altra legna,
tanto per creare una diversione... Ma in questo caso non sapevo
che cosa fare. Sapevo, come lo sapevano Phoebe e Lily
Tonkins, che tutte le cose che aveva detto Daniel erano molto
probabilmente vere. Ma dargli ragione in questo momento
avrebbe significato semplicemente metterlo di fronte a
una situazione ancora pi inaccettabile, senza peraltro facilitare
le cose a Charlotte.
Sospirando, cercai di trovare le parole giuste. Non devi
prendere alla lettera tutto quello che dice Lily. Tende sempre
a drammatizzare. E poi le bambine dell'et di Charlotte non
sono sempre facili da capire. A volte si chiudono in se stesse,
e poi mi sembra che sia piuttosto timida...
Alzai gli occhi e di nuovo i nostri sguardi si incrociarono,
cos sorrisi, cercando di prendere un'aria allegra e realistica,
...e poi, siamo sinceri, non  che la signora Tolliver sia quel
che si dice una dolce nonnina affettuosa, il che spiega come
mai Charlotte sia tanto affezionata a Phoebe. E non penso
che se la passi cos tanto male a White Lodge, dopo tutto. 
vero che non ci sono altri bambini con cui giocare, ma  perch
tutti gli altri bambini del paese sono tornati a scuola. E
malgrado tutto quello che ha detto Lily, sono sicura che
Betty Curnow  una persona gentile e passa parecchio tempo
con lei. Non devi lasciarti prendere la mano dalla fantasia. E
poi domani la portiamo a fare un picnic, non te lo sei dimenticato,
vero? Hai promesso di portarci a Penjizal e farci vedere
le foche... non puoi pi tirarti indietro ormai.
No, non mi tiro indietro.
Adesso capisco perch eri cos restio a venire con noi,
non sar una cosa facile per te.
Scosse la testa. Non vedo che differenza, in bene o in male,
possa fare un solo giorno nel contesto di due vite completamente
separate.
Cercai di capire che cosa intendesse dire. Non so che cosa
significhi questa frase, ma sono sicura che hai ragione.
Daniel si mise a ridere. Gi da basso l'orchestra era passata
da Tutti insieme appassionatamente a I pirati di Penzance.
Sentivo un delizioso profumo di cibo.
Torna indietro con me a Holly Cottage. Farebbe cos piacere
a Phoebe; mangeremo il pollo al tegame di Lily come
era stato deciso, ne ha cucinato per un reggimento.
Ma mi rispose di no.
Diedi un'occhiata al bicchiere vuoto posato sul pavimento.
Mi prometti che non starai qui tutta la sera a bere fino a
ridurti in catalessi?
Scosse la testa. Come mi conosci poco, come ci conosciamo
poco noi due! Non bevo a quel modo, non l'ho mai fatto
in vita mia.
Ma metterai qualcosa di solido nello stomaco? Cenerai?
S, pi tardi. Scender gi da basso.
Allora, se proprio non vuoi venire, devo andarmene da
sola. Phoebe penser che mi sono dimenticata di lei, oppure
che ho avuto un incidente con la macchina, o che mi  successo
qualcosa di spaventoso. Mi alzai dalla poltrona e Daniel
mi imit: ci ritrovammo in piedi come due persone alla
fine di un party molto formale.
Buona notte, Daniel.
Lui mi pos le mani sulle spalle e si chin a darmi un bacio
sulla guancia. Per un lungo momento io rimasi ferma a
guardarlo negli occhi, poi gli misi le braccia al collo, gli feci
abbassare la testa verso di me, e lo baciai sulla bocca. Sentii
le sue braccia stringermi a s, stringermi tanto forte a lui che
percepivo i battiti del suo cuore attraverso l'ispida lana del
suo maglione.
Oh, Prue.
Gli posai la guancia sulla spalla e sentii le sue labbra che
mi sfioravano i capelli. Fu il pi dolce degli abbracci, privo
di passione ed apparentemente senza alcun significato. Ma allora
perch mi sentivo tutt'a un tratto cos, presa fino allo
spasimo da un bisogno che non avevo mai provato prima
d'ora, con le gambe molli e gli occhi che bruciavano di ridicole
lacrime non versate? Poteva succederti cos di colpo di
innamorarti di una persona? Come un fuoco d'artificio in un
cielo buio, che esplode nell'infinito e si trascina dietro una
scia luccicante di stelle multicolori.
Rimanemmo in silenzio, abbracciati, come bambini che si
tengono stretti per vincere la paura. Non era necessario parlare.
Alla fine Daniel disse: A proposito di quella casa in
Grecia, parlavo sul serio quando ti ho proposto di venire a
trovarmi, non voglio che tu te lo dimentichi.
Mi stai chiedendo di venire con te adesso?
No.
Mi scostai leggermente da lui per guardarlo negli occhi.
Non posso continuare a fuggire dai miei pensieri spieg.
Forse qualche altro giorno, in qualche altro momento. Poi
mi baci di nuovo, un bacio frettoloso questa volta, perch
era ritornato con i piedi sulla terra e aveva dato un'occhiata
all'orologio. Devi andare. Il pollo sar incenerito e Phoebe
penser che io ti abbia violentata. And a prendere il mio
montgomery dalla poltrona e me lo tese in modo che potessi
infilare le braccia nelle maniche, poi mi fece girare su me
stessa e me lo abbotton per tutta la sua lunghezza.
Ti accompagno gi da basso. And ad aprire la porta e
fianco a fianco attraversammo il lungo corridoio verso le
scale. Passammo davanti a file di porte chiuse su stanze in
cui persone che non avevamo mai conosciuto si erano amate,
avevano passato la luna di miele o le vacanze, avevano riso,
avevano litigato, avevano fatto la pace ridendo.
Il foyer, quando giungemmo in fondo alle scale, adesso
sfoggiava il suo aspetto pi festoso: gli ospiti uscivano dal
bar o si avviavano in direzione del ristorante, oppure ancora
sedevano agli stessi tavolini davanti a un cocktail e a ciotole
di salatini. Il brusio della conversazione, tenuta in tono piuttosto
alto per sovrastare la musica dell'orchestra, era considerevole.
Gli uomini portavano la cravatta nera e lo smoking
di velluto, mentre le signore erano in gonne da sera o caftani
decorati da lustrini.
Attraversammo la sala, causando un leggero trambusto
con la nostra inaspettata comparsa, come dei fantasmi a una
festa. Mentre passavamo, le conversazioni prendevano un tono
esitante, le sopracciglia si alzavano di nuovo. Arrivammo
alla porta d'entrata e uscimmo nel buio della notte. Finalmente
aveva smesso di piovere, ma il vento gemeva ancora
tra gli alti rami degli alberi.
Daniel alz gli occhi verso il cielo. Che tempo ci sar
domani?
Bello, forse. Pu darsi che il vento porti via il brutto
tempo.
Arrivammo alla macchina e Daniel mi apr la portiera.
Quando ci vediamo?
Verso le undici. Ti vengo a prendere io, se vuoi.
No, chieder un passaggio fino a Penmarron, oppure
prender un autobus o un altro mezzo. Ma ci sar, quindi
non andartene senza di me.
La tua presenza  indispensabile, devi mostrarci la
strada.
Salii in macchina e mi sedetti al volante.
Mi spiace per stasera mi disse.
Sono contenta che tu mi abbia raccontato tutto.
Anch'io, grazie di avermi ascoltato.
Buona notte, Daniel.
Buona notte.
Richiuse la portiera e io avviai il motore ed affrontai le curve
del vialetto, seguendo il fascio di luce dei fari, allontanandomi
da lui. Non so per quanto tempo sia rimasto l dopo
che io ero partita.
...
SESTO.

Parlammo, Phoebe e io, quella sera, fino a tarda notte. Ci abbandonammo
piacevolmente ai ricordi e rievocammo i giorni
in cui Chips era vivo. Tornammo anche pi indietro nel
tempo, al Northumberland, a Windyedge, dove Phoebe aveva
trascorso la sua infanzia libera e scatenata, quando, in groppa
al suo pony dal pelo arruffato, correva lungo le fredde
spiagge del nord. Parlammo anche di mio padre e della felicit
che aveva trovato con la sua nuova moglie, e Phoebe ricord
le spedizioni insieme a tutti gli altri bambini a Dunstanbrugh
e Bambrugh, e mi raccont dei raduni notturni in
cui le giacche rosa dei cacciatori spiccavano brillanti come
bacche nell'aria gelida e i cani da caccia si riversavano sui
campi striati di neve.
Parlammo di Parigi, dove aveva fatto i suoi studi, e della
casetta in Dordogna che lei e Chips avevano comprato in un
anno di prosperit, e dove ancora tornava ogni anno per
dipingere.
Parlammo di Marcus Bernstein, del mio lavoro, del mio
minuscola appartamento a Islington.
La prossima volta che capito a Londra vengo a stare da
te promise.
Non ho una stanza per gli ospiti.
Allora dormir sul pavimento.
Mi raccont della Nuova Societ delle Arti che si era appena
costituita a Porthkerris e di cui era una delle socie fondatrici.
Mi descrisse la casa di un vecchio e celebre vasaio, figlio
di un pescatore, che era tornato a Porthkerris per passare
i suoi ultimi anni in quel labirinto di stradine dove era nato
ottant'anni prima.
Parlammo di Lewis Falcon.
Ma di Daniel non parlammo. Come se avessimo stretto un
tacito accordo, n Phoebe n io pronunciammo il suo nome.
Passata mezzanotte Phoebe finalmente and a letto. La seguii
su per le scale per tirare le tende nella sua stanza, rivoltare
la trapunta e aiutarla a togliersi gli indumenti che le davano
pi problemi. Poi portai gi la bottiglia dell'acqua calda
per riempirla dal bollitore e finalmente la lasciai al calduccio
del suo enorme letto morbido, gi tutta presa dal suo libro.
Ci eravamo date la buona notte, ma io non andai a letto:
avevo la testa in subbuglio ed ero sveglia e irrequieta, come
se avessi preso una droga estremamente stimolante. Non mi
attirava l'idea di starmene sdraiata al buio, in vana attesa del
sonno, e cos, armata di un'enorme tazza di caff che mi ero
preparata in cucina, tornai a sedermi davanti al camino. La
fiamma si era ormai trasformata in un letto di cenere grigia,
cos aggiunsi dell'altra legna e la osservai accendersi e divampare
allegramente, poi mi accoccolai nella vecchia poltrona
di Chips; qui, semisepolta in quelle confortevoli
profondit logore e vissute, pensai a Chips e rimpiansi di
non averlo vicino. Non lo volevo morto, lo volevo vivo accanto
a me qui in questa stanza. Eravamo sempre stati molto legati
noi due ed adesso avevo bisogno di lui, dei suoi consigli.
"Come un padre, ma dei migliori". Pensai a Chips, che,
con la sua pipa in bocca ascoltava la confessione del giovane
Daniel a proposito di Annabelle Tolliver e della bambina.
Annabelle con quei suoi capelli scuri, la faccia da gatto, gli occhi
grigi e l'enigmatico sorriso.
" tua figlia, Daniel".
Sentivo altre voci ancora... quella di Lily Tonkins: "Se la
signora Tolliver non vuol prendersi la briga di badare alla
bambina, allora dovrebbe pagare qualcun altro per farlo al
posto suo". Lily, stridula per l'indignazione, che sbatteva la
pastella nella ciotola per sfogare la sua irritazione.
E poi mia madre, esasperata perch rifiutavo di adeguarmi
al modello che elaborava per me da una vita.
"Sul serio, Prue, non capisco che cosa tu vada cercando".
Le avevo risposto che non stavo cercando nulla. Ma qualcosa
avevo trovato, dopo tutto... C'era una parola, serendipity
...era una parola cos fuori dal comune e suonava cos
strana che ero andata a cercarmela una volta sul dizionario:

serendipity s.f. : fortunata scoperta accidentale.

Io avevo scoperto Daniel: l'avevo scoperto gi fin da quando
l'avevo osservato venire verso di me, entrare nella mia vita,
sulla vecchia diga, appena sceso dal treno. Come ci conosciamo
poco noi due! aveva detto questa sera, e in parte
era vero: un giorno, due giorni, ti bastano appena per stabilire
un contatto, una conoscenza epidermica.
Ma nel mio caso era diverso. Il tempo e gli eventi si erano
miracolosamente ristretti ai minimi termini, e avevo l'impressione
di avere vissuto una vita intera insieme a lui nelle
ultime ventiquattro ore. Non riuscivo a capacitarmi del fatto
che non lo conoscessi da sempre, che le nostre esistenze separate
non fossero gi strettamenter intrecciate come i fili di
una sola matassa di lana.
E volevo che tutto continuasse cos, ero disposta a lasciarlo
fare a modo suo, come aveva fatto Phoebe. Quello era l'unico
modo, lo capivo bene. Ma non volevo perderlo. Sapevo per
anche che le probabilit non erano in mio favore. In parte per
come era fatto Daniel: avrebbe sempre avuto bisogno della
sua libert, perch era un artista, sempre irrequieto, costantemente
alla ricerca di qualcosa. Ma pi di tutto mi spaventavano
il ricordo di Annabelle, l'esistenza di Charlotte.
Charlotte. Chi mai avrebbe potuto indovinare quali traumi
avesse subto quella bambina, imposta ad un uomo che
aveva l'assoluta certezza di non essere suo padre. Fin dai
quei primi istanti in cui l'avevo visto sul treno, quell'uomo
aveva suscitato in me un'antipatia istintiva; e poi, come avrei
potuto ignorare la sua impazienza con la bambina e non riconoscere
una totale mancanza d'affetto nel gesto con cui le
aveva infilato la banconota da dieci sterline in mano, quasi a
pagamento di un noioso debito?
E Annabelle. Quanta infelicit aveva sulla coscienza! "Che
gusto c'era a combinare un bel disastro se non riuscivi a
lasciar ti dietro uno strascico di sensi di colpa e di rimorsi?" E
ci era riuscita alla perfezione, con le sue passioni imprevedibili,
a combinare un disastro, con la violenza distruttrice di
un uragano. Adesso pareva che l'uragano fosse esploso di
nuovo e mi faceva paura, perch aveva il potere di strapparmi
per sempre da Daniel.
"Non posso continuare a fuggire dai miei pensieri".
Pensai a quella casa in Grecia, a quella casa a forma di
zolletta di zucchero a picco sul mare, con la terrazza dal pavimento
a piastrelle ed i gerani di colori brillanti. Il verso di
una poesia, mezzo imparata, mezzo dimenticata, mi balen
in mente, come un fantasma.

Ahim, mio adorato, le terre dell'estate al di l dell'oceano ci
sono ormai precluse. Non le rivedremo mai pi insieme.

Dalla mensola del caminetto la sveglia di Phoebe emise
una sola nota argentina. L'una. Posai la tazza vuota e, con un
certo sforzo mi strappai ai comodi abissi della poltrona di
Chips. Ancora non mi era venuto sonno cos mi avvicinai alla
radio di Phoebe e giocherellai con i pulsanti, alla ricerca di
un po' di musica. Quando riuscii a trovare un programma di
vecchia musica pop, riconobbi un motivo che risaliva ai tempi
della mia adolescenza.

Grazie al Cielo
che ti ho incontrato.
Grazie a te
mi sento rinato.

La giostra non era stata riposta nella credenza, era ancora
sul tavolo, dove aveva giocato Charlotte. Andai a prenderla
per metterla via, per evitare che nel vecchissimo meccanismo
entrasse della polvere, che avrebbe potuto danneggiarlo
e fermare per sempre il suo movimento cigolante. L'idea che
potesse rompersi, e finire dimenticata da qualche parte, senza
nessuno che ci giocassse pi, mi riusciva insopportabile.
"Non so proprio quale mi piace di pi..."
Feci girare la manovella e abbassai dolcemente la levetta.
Pian pianino, con calma e dignit, gli animali dipinti a colori
vivaci si misero a girare, mandando lampi dalle briglie di
stagnola illuminate dalla luce delle fiamme, come le decorazioni
di un albero di Natale.

Senza di te,
la vita perde
di significato,
come le note di
un canto stonato.

E poi sarebbe venuto domani. Non sapevo bene se l'idea di
quella giornata mi faceva paura o se non vedevo l'ora che arrivasse
l'alba. La posta in gioco mi sembrava cos grossa. Sapevo
solo che noi tre saremmo andati a Penjizal a vedere le foche. Il
sguito non sapevo come immaginarlo, speravo soltanto che
dal nostro stare insieme sarebbe nato qualcosa di buono. Per
Daniel, per Charlotte, e anche, egoisticamente, per me.
La carica del meccanismo si esaur e lentamente il piatto
si ferm. Mi chinai per togliere la giostra dal tavolo e andai a
riporla nella credenza, poi chiusi gli sportelli e girai la chiave.
Misi un parafuoco davanti al camino, spensi la radio e la
luce e finalmente salii su per le scale al buio.
Mi svegliai presto, alle sette, al verso di un grosso vecchio
gabbiano che dal tetto dello studio di Chips urlava il suo saluto
al nuovo giorno. Il cielo incorniciato dalle mie tende tirate
era di un azzurro pallido, velato da una nebbiolina che
ti ricordava i giorni pi caldi dell'estate. Non si sentiva un
alito di vento n altri rumori oltre all'urlo del gabbiano e al
mormorio della marea, che stava riempiendo a poco a poco i
canali e le buche di sabbia dell'estuario. Quando mi alzai per
avvicinarmi alla finestra sentii che faceva molto freddo, come
se ci fosse stata una gelata. Ma sentii anche odore di alghe,
di corda incatramata, e il profumo pulito dell'acqua salata
che arrivava direttamente dall'oceano. Era proprio uno
di quei giorni che sembrano fatti apposta per un picnic.
Mi alzai e scesi a preparare un caff per me e la colazione
per Phoebe. Quando gliela portai, la trovai gi sveglia e seduta
con la schiena appoggiata ai cuscini: non leggeva, stava
semplicemente godendosi lo spettacolo del sole che in quella
perfetta mattinata autunnale disperdeva quel che restava
della foschia della notte.
Le posai sulle ginocchia il vassoio della colazione.
Una mattina come questa cominci Phoebe senza
preamboli  una di quelle cose che si ricordano quando si 
diventati molto, molto vecchi, ne sono sicura. Buon giorno,
tesoro. Mi diede un bacio. Che giornata per un picnic!
Vieni con noi, Phoebe.
Si lasci tentare. Dipende da dove andate.
Daniel ci indicher la strada per Penjizal. Ha parlato di
una piscina naturale dove vengono a nuotare le foche.
Oh,  un posto splendido, ti piacer. Ma  meglio che io
non venga. Il sentiero che scende gi dalla scogliera  un po'
troppo ripido per una persona con un braccio solo. Sarebbe
una bella scocciatura per voi se io perdessi l'equilibrio e finissi
a capofitto nel mare. Alla sola idea di una cosa del genere
scoppi nella solita fragorosa risata. Ma la passeggiata
dalla fattoria che c' lass in alto  un incanto. Ci sono fucsie
selvatiche dappertutto e d'estate la valle  tutta un ronzio di
libellule. Che cosa ti porterai da mangiare? Panini al prosciutto?
Abbiamo del prosciutto? Che peccato che non si
possano fare dei panini con il pollo al tegame freddo, ce n'
avanzato tanto da ieri sera. Chiss se Daniel ha parlato con
Lewis Falcon. Ho sentito dire che ha un giardino bellissimo
pieno di fiori selvatici, l a Layton...
E cos, saltando di palo in frasca, continu a chiacchierare.
Che tentazione dimenticare la giornata che mi aspettava,
perdere il senso del tempo e passare il resto della mattina seduta
ai piedi del morbido lettone di Phoebe. Ma, finito il
bricco del caff e quando i raggi del sole cominciarono a penetrare
di sbieco dalla finestra aperta, sentii sbattere la porta
della cucina gi da basso e capii che era arrivata Lily
Tonkins sulla sua bicicletta.
Diedi un'occhiata all'orologio della stanza. Santo cielo,
sono le nove passate, devo darmi una mossa! Mi alzai di malavoglia
dal letto e cominciai a radunare tazze e piattini, che
poi sistemai sul vassoio di Phoebe.
Devo darmi una mossa anch'io!
Oh, non alzarti, rimani ancora a letto per un'oretta, lo sai
che a Lily fa piacere. Cos pu tirare a lucido tutta la casa senza
costringerti ogni momento a spostarti da una stanza all'altra.
Vedr mi rispose Phoebe, ma, mentre mi avviavo verso
la porta, la vidi allungare la mano a prendere il suo libro.
Stava leggendo C.P.Snow e io le invidiai il letto caldo e quella
prosa meravigliosamente solenne. Sospettavo che avrebbe
fatto la sua comparsa gi non prima di mezzogiorno.
Nella cucina trovai Lily che si metteva il grembiule.
Salve, Prue, come va stamattina? Bella giornata, vero?
L'aveva detto ieri sera Ernest che sarebbe successo. Ha detto
che il vento avrebbe portato via il brutto tempo. E venendo
qui per la strada che parte dalla chiesa, si direbbe che faccia
caldo come a giugno. Avevo una mezza idea di non venire al
lavoro oggi e andarmene gi in spiaggia a mettere i piedi a
bagno nel mare.
Dall'ingresso suon il telefono.
Be', chi pu mai essere? esclam Lily, come invariabilmente
faceva quando suonava il telefono.
Ritornai nell'ingresso, mi sedetti sulla vecchia cassapanca
intagliata dove stava l'apparecchio e presi il ricevitore.
Pronto.
Phoebe? Era una voce di donna.
No, qui parla Prue.
Oh, Prue, sono la signora Tolliver, c' Phoebe?
Mi spiace,  ancora a letto.
Aspettai che si scusasse per avere chiamato cos presto e
mi dicesse che avrebbe ritelefonato pi tardi. Invece insistette:
Devo parlarle, pu venire al telefono?. E dalla sua voce
traspariva un tale senso di incertezza e di ansia che mi sentii
prendere da una paura indefinibile.
 successo qualcosa?
No. S. Prue... devo proprio parlarle.
Vado a chiamarla. Posai il ricevitore e salii su di sopra.
Mentre mi affacciavo alla porta di Phoebe, lei alz tranquilla
gli occhi dal suo libro.
C' la signora Tolliver al telefono. Vuole parlare con te.
Mi  sembrata molto strana, sconvolta aggiunsi.
Phoebe aggrott la fronte. Di che si tratta? Pos il libro.
Non lo so. Ma la mia immaginazione mi aveva gi preceduto.
Forse ha qualcosa a che fare con Charlotte.
Senza pi esitare Phoebe spinse indietro le coperte e scese
dal letto. Le diedi una mano a indossare la vestaglia, infilandole
nella manica il braccio buono e avvolgendole il resto del
voluminoso indumento intorno al corpo a guisa di mantella.
Poi cercai le sue pantofole. Aveva ancora i folti capelli stretti
in una treccia che le cadeva sulla spalla e i suoi occhiali da
lettura le erano scivolati sul naso. Mi precedette gi nell'ingresso,
si sedette dove mi ero seduta io e prese il ricevitore.
S?
Era chiaro che si trattava di una telefonata importante e
probabilmente anche piuttosto privata. Forse avrei dovuto
allontanarmi discretamente per non stare a sentire, ma
Phoebe mi lanci un'occhiata con cui mi implorava di rimanere
nei paraggi, come se prevedesse di avere bisogno del
mio sostegno morale. Cos, seduta a met scala rimasi a
guardarla dalle sbarre del corrimano.
Phoebe? La voce della Signora Tolliver si sentiva chiaramente
da dove me ne stavo appollaiata io. Mi spiace di averti
dovuta tirare gi dal letto, ma ho proprio bisogno di parlarti.
S.
Devo vederti.
Phoebe parve un po' sconcertata. Come? Subito adesso?
S, adesso, per favore. Io... credo di avere bisogno di un
tuo consiglio.
Spero che Charlotte stia bene.
S. S, sta bene. Ma vieni, per favore, ho... ho proprio bisogno
di parlarti al pi presto.
Dovr vestirmi.
Vieni appena puoi, ti aspetto. E, prima che Phoebe potesse
sollevare qualche obiezione, aveva gi riattaccato.
Phoebe si ritrov l seduta con in mano il ricevitore e la
comunicazione interrotta. Senza parlare, ci guardammo in
faccia e dall'espressione di Phoebe indovinai che era preoccupata
quanto me.
Hai sentito tutto?
S.
Phoebe riappoggi pensosamente la cornetta e il telefono
tacque.
Che diavolo pu essere successo? Sembra impazzita.
Dalla cucina si sentiva Lily che spazzava il pavimento e
cantava: Proteggici, o Signore, segno sicuro, questo, che
era contenta come una Pasqua.
Phoebe si alz in piedi. Devo andare.
Ti porto in macchina io.
 meglio che prima mi aiuti a vestirmi.
Tornata nella sua camera, prese da armadi e cassetti
un'accozzaglia di indumenti ancora pi spaiati del solito.
Quando fu pronta, si sedette al tavolino da toilette e io le sistemai
i capelli, rifacendo la treccia, arrotolandola sopra la
nuca in uno chignon che poi le tenni fermo, mentre lei ci infilzava
le sue antiquate forcine di tartaruga.
Mi inginocchiai ad allacciarle le scarpe e, finita questa
operazione, Phoebe mi chiese di portare fuori la macchina.
Io arrivo tra un momento.
Infilai il mio giaccone ed uscii nella luce perlacea e scintillante
di quella splendida mattina. Poi aprii il garage e convinsi
il vecchio macinino a partire; ero appena uscita a marcia
indietro e aspettavo davanti alla porta quando comparve
Phoebe. Aveva scelto uno dei suoi cappelli pi grandi e vistosi
e, per ripararsi dal freddo, si era avvolta intorno alle spalle
una mantella-poncho di lana a colori brillanti, tessuta a mano
senza ombra di dubbio da qualche contadina del Medio
Oriente. Gli occhiali le stavano scivolando sul naso e l'acconciatura
dei capelli, appena fatta dalle mie mani inesperte,
aveva l'aria di volersi scomporre da un momento all'altro.
Non che tutto ci avesse la minima importanza, quello che
veramente mi colpiva era che, in tale occasione, a differenza
del solito, Phoebe non sorrideva, e gi questo bastava a rendermi
furente contro la signora Tolliver.
Tutta infagottata, com'era si lasci cadere sul sedile accanto
a me e partimmo.
Quello che mi domando cominci Phoebe, calcandosi
ancora di pi il cappello sulla testa  perch mai abbia chiamato
proprio me. Non sono poi tanto amica della signora
Tolliver,  molto pi legata a quelle distinte signore che giocano
a bridge con lei. Ma forse si tratta di Charlotte: sa benissimo
come sono affezionata a quella bambina. S, forse  cos,
deve essere... Si interruppe di colpo. Ma, Prue, perch andiamo
cos piano, sei ancora in seconda! Allora ingranai la
terza e continuammo il nostro viaggio a una velocit leggermente
pi alta. Dovremmo essere l al pi presto.
Lo so le risposi. Ma vorrei dirti qualcosa e non voglio
arrivare dalla signora Tolliver prima di avere finito.
Che cosa hai intenzione di dirmi?
Pu darsi che non abbia niente a che fare con la faccenda
di cui lei ti vuole parlare. Ma, se devo essere sincera, ho la
spiacevole sensazione che in qualche modo c'entri. Non sono
sicura che sia giusto che io te lo dica, ma, giusto o non giusto,
ho deciso di dirtelo comunque.
Phoebe mand un profondo sospiro. Si tratta di Charlotte,
non  vero?
S,  figlia di Daniel.
Le mani sciupate di Phoebe rimasero immobili, intrecciate
in grembo.  stato lui a dirtelo?
S, me l'ha detto ieri.
Avresti potuto accennare a qualcosa ieri sera.
Non mi ha chiesto di parlartene.
Andavamo cos piano che fui costretta a scalare di nuovo
di una marcia mentre la macchina si arrampicava faticosamente
per la leggera salita che portava alla chiesa.
Cos hanno avuto una relazione vera e propria, lui e
Annabelle.
S. Sai, non si  trattato semplicemente di un'avventuretta
senza importanza, dopo tutto. Alla fine di quell'estate Annabelle
inform Daniel che aspettava un bambino da lui. E
Daniel si confid con Chips. E Chips gli fece notare che poteva
anche essere figlio di un altro, non era detto che fosse necessariamente
suo. Poi Chips prese di petto Annabelle e la
costrinse ad ammettere che non era matematicamente sicura
di chi fosse il vero padre del bambino.
Mi ero sempre domandata il motivo per cui Daniel se ne
fosse andato cos precipitosamente. Voglio dire, era tutta
l'estate che parlava dell'America e sapevo bene che voleva
andarci. Ma poi tutt'a un tratto ecco che parte e non si fa pi
vedere.
Ed  rimasto lontano per ben undici anni.
Quando ha capito che la bambina era sua figlia?
Nel momento stesso in cui l'ha vista, seduta sul muraglione
della diga a disegnare sotto la pioggia.
E come ha fatto a capirlo?
A quanto pare  il ritratto di sua madre da bambina.
Cos non ci sono dubbi.
No, o almeno Daniel non ne ha.
Phoebe rimase in silenzio. Dopo un po' sospir di nuovo,
un lungo respiro angosciato. Oh, santo cielo! esclam, in
mancanza di un'espressione pi adeguata.
Mi spiace, Phoebe. Lo so che non  una bella storia quella
che mi  toccato raccontarti.
Forse per qualche strano motivo avevo gi intuito la verit.
Sono sempre stata molto legata a Charlotte, proprio come
lo ero a te. E come in verit ero legata a Daniel. E poi
avevo notato delle piccole cose in lei, dei gesti, che mi erano
stranamente familiari. Il modo in cui tiene la matita, per
esempio, con le dita tutte raccolte a grappolo. Daniel tiene la
matita nello stesso identico modo.
Chips non ti aveva mai detto niente?
Non una parola.
Forse non avrei dovuto dirti niente nemmeno io. Ma
adesso, col rischio di dover affrontare qualche spaventosa rivelazione
da parte della signora Tolliver, direi che  meglio
che tu sappia qualcosa di questa storia.
Be', adesso qualcosa so. Che bel colpo di scena per un libro.
Forse aggiunse senza molte speranze si tratta semplicemente
di un problema con il t dell'Associazione Femminile.
E in questo caso la tua notizia bomba non sar servita
assolutamente a niente.
Tanto per cominciare non  la mia notizia bomba, e poi,
se non ti avessi parlato io, sono sicura che l'avrebbe fatto Daniel.
Inoltre lo sai benissimo che non si tratter del t dell'Associazione
Femminile.
Ormai non c'era pi tempo per continuare la discussione.
Per quanto fossi andata a passo di lumaca, avevamo gi coperto
il breve tratto che separava Holly Cottage da White
Lodge. Ecco i cancelli, il vialetto ben tenuto, lo spiazzo di
ghiaia davanti alla casa elegante. Ma oggi la porta d'entrata
era aperta e, mentre ci avvicinavamo ai gradini, la signora
Tolliver usc e ci venne incontro. Mi chiesi se non fosse rimasta
ad aspettarci, seduta in anticamera su una di quelle brutte
e scomode sedie che sono destinate a essere usate in tutti i
modi possibili - per appoggiarci sopra i cappotti, lasciarci
dei pacchetti, e via dicendo - tranne che per sedercisi sopra.
A vederla, la signora Tolliver non aveva un filo fuori posto:
indossava la solita gonna ben tagliata con una semplice camicetta
e un cardigan di un vivace color corallo; intorno al
collo aveva una collana di belle perle uguali a quelle che le
decoravano le orecchie, e i suoi capelli grigi erano pettinati
alla perfezione.
Ma la sua agitazione era fin troppo evidente. Aveva l'aria
stravolta e la faccia a chiazze, come se poco prima avesse addirittura
pianto.
Phoebe apr la portiera della macchina.
Oh, Phoebe, come sei stata gentile... non so come ringraziarti
di essere venuta. Si chin per aiutare Phoebe a uscire
dalla macchina e cos facendo si accorse della mia presenza.
Le rivolsi un sorriso stentato.
 dovuta venire anche Prue, per accompagnarmi in macchina
intervenne seccamente Phoebe. Non ti spiace se entra
anche lei, vero?
Oh... Era chiaro che la signora Tolliver non era entusiasta
di questa prospettiva, ma il fatto che si limitasse a esprimere
il suo disappunto con questa debole esclamazione ti
dava l'idea di quanto fosse presa dalla sua preoccupazione
pi pressante. No, no. Certo che no. Per quanto mi riguardava,
non avevo la minima voglia di entrare (in questi ultimi
due giorni ne avevo avuto abbastanza delle Tolliver), ma era
chiaro che Phoebe mi voleva con s, e cos, cercando di avere
l'aria indifferente ed al tempo stesso il pi disinteressata possibile,
scesi anch'io dalla macchina e seguii le due donne su
per la scala di pietra, fin dentro casa.
L'ingresso aveva il pavimento a lastroni di pietra, coperto
da tappeti persiani molto antichi. Una graziosa scala dalla
ringhiera di ferro battuto portava ai piani superiori con una
curva armoniosa. Mi richiusi la porta alle spalle e la signora
Tolliver ci fece strada dall'ingresso nel suo salotto. Aspett
che fossimo entrate e poi chiuse con cura la porta, come se
avesse paura che qualcuno potesse eventualmente mettersi
ad origliare.
Era una stanza grande ammobiliata in maniera piuttosto
formale, con alte finestre a ghigliottina che davano sul giardino.
Il sole del mattino non era ancora entrato da quelle finestre
e l'aria era fredda. La signora Tolliver rabbrivid.
Fa freddo, spero che tu non abbia troppo freddo...  ancora
cos presto... Il suo istinto di padrona di casa si fece
strada, insopprimibile. E se... accendessi il camino...?
Non ho freddo per niente ribatt Phoebe. Scelse una
poltrona e ci si sedette con decisione, ancora avvolta nella
sua vistosa mantella e con le solide gambe incrociate alla caviglia,
come una regina. E adesso dimmi, mia cara, di che
cosa si tratta?
La signora Tolliver si avvicin al camino vuoto e rimase l
ferma, appoggiandosi con un braccio sul bordo della mensola,
come bisognosa di un sostegno.
Non so... non so proprio da dove cominciare...
Prova a cominciare dall'inizio.
Bene. Tir un profondo respiro. Tu sai il motivo per
cui Charlotte  qui da me?
S, perch nella sua scuola  scoppiata la caldaia.
S, certo, ma il vero motivo  che sua madre, Annabelle, 
a Maiorca.  per questo che a casa sua non c'era nessuno a
occuparsi di lei. Be', ieri sera ho ricevuto una telefonata...
erano circa le nove e mezza...
Tolse il braccio dalla mensola, tir fuori un minuscolo fazzoletto
bordato di pizzo e continu a gualcirlo tra le mani
mentre parlava. Sembrava che volesse farlo a pezzi.
Era mio genero, Leslie Collis: Annabelle lo ha lasciato,
non torna pi da lui. Rimane con quell'uomo, un istruttore
di equitazione.  uno del Sud Africa, e Annabelle vuole andare
in Sud Africa con lui.
L'enormit di questa dichiarazione ci tapp la bocca. Ero
lieta di non dover fare commenti, ma diedi un'occhiata a
Phoebe: se ne stava l seduta, ferma, immobile, ma sul suo
viso nascosto dalla falda del grande cappello era impossibile
decifrare una qualsiasi espressione.
Mi spiace disse alla fine, e la sua voce era piena di sincera
simpatia.
Ma, vedi, non  finita qui... non so proprio come dirtelo.
Immagino che si tratti di Charlotte l'incoraggi Phoebe.
S, Leslie Collis dice che Charlotte non  sua figlia. A quanto
pare l'ha sempre saputo, ma l'aveva accettata per amore di
Michael, perch voleva tenere insieme la famiglia. In verit
per la bambina non gli  mai piaciuta. Anch'io sapevo che
non le era affezionato, anche se, naturalmente, non avevo mai
capito perch. Quando ero loro ospite, la cosa mi faceva soffrire:
era cos impaziente con lei, e certe volte sembrava che
nulla di quello che la bambina faceva gli andasse bene.
E non hai mai detto niente?
Non volevo intromettermi.
Mi  sempre sembrata una bambina molto sola.
S,  vero. Un pesce fuor d'acqua. E per di pi non  mai
stata graziosa e accattivante, come Annabelle da piccola.
Non vorrei che pensaste che Leslie fosse poco gentile con lei,
solo che pareva che tutto il suo tempo e il suo affetto fossero
riservati solo a Michael... e che non ne avanzasse pi un briciolo
per Charlotte.
E sua madre?
La signora Tolliver fece una risatina indulgente. Ho paura
che Annabelle non kia mai stata un tipo molto materno. Come
me, del resto. Nemmeno io sono mai stata molto materna. Ma
almeno, quando era piccola Annabelle, avevo meno problemi.
A quel tempo mio marito era ancora vivo e potevamo permetterci
una tata per Annabelle. E avevo anche dei collaboratori
domestici, c'era sempre qualcuno che mi aiutava in casa.
Avevo meno problemi ripet la signora Tolliver.
E lo sapeva tuo genero che Annabelle aveva una relazione
con quell'uomo... quell'istruttore?
Visibilmente a disagio, come se Phoebe l'avesse deliberatamente
insultata, la signora Tolliver distolse lo sguardo e
prese in mano una pastorella di porcellana che stava sulla
mensola. Io... io non gliel'ho chiesto. Ma... tu la conosci Annabelle,
Phoebe.  sempre stata...
Si interruppe e io aspettai, piena di curiosit. Come avrebbe
definito la sua unica figlia che, a quanto pareva, era una
vera e propria ninfomane?
...attraente. E piena di vita. Leslie era sempre a Londra e
non passavano molto tempo insieme.
Cos non lo sapeva intervenne seccamente Phoebe. O
forse aveva solo dei sospetti.
S, forse lo sospettava soltanto.
Be', continu Phoebe, arrivando al ncciolo della questione
e adesso che cosa succeder a Charlotte?
La signora Tolliver pos con cura la figurina di porcellana
esattamente al suo posto, poi torn a guardare in faccia
Phoebe: le tremavano le labbra, o per l'indignazione o perch
stava per piangere, impossibile dirlo.
Charlotte non la rivuole. Dice che non  figlia sua, che
non lo  mai stata e che, adesso che Annabelle lo ha lasciato,
ha intenzione di lavarsene le mani, di quella bambina.
Ma non pu farlo esclam Phoebe, fremente d'indignazione
alla sola idea di quel modo di agire.
Non so se possa farlo o no. Non so che cosa fare.
Allora deve stare con sua madre, Annabelle deve portarsela
nel Sud Africa.
Non... non credo che Annabelle la vorr.
L'enormit di questa affermazione ci lasci senza parole.
Rimanemmo incredule a guardarla mentre diventava tutta
rossa.
Alla fine Phoebe parl senza mezzi termini. Insomma,
quello che intendi dire  che Annabelle vuole fare i fatti suoi
senza avere Charlotte tra i piedi.
Non lo so. Annabelle... Aspettai che ci dicesse adesso
che Annabelle non provava pi affetto per Charlotte di quanto
non ne provasse Leslie Collis. Ma non si poteva pretendere
un'ammissione del genere dalla signora Tolliver.Non so che
cosa sto cercando di dire, mi sento sotto un tiro incrociato.
Mi spiace per la bambina, ma, Phoebe, non posso tenerla qui
con me, sono troppo vecchia. Questa non  una casa adatta
ai bambini, non ho la stanza dei giochi, non ho nemmeno
pi giocattoli. La casa delle bambole di Annabelle se n' andata
anni fa e ho regalato tutti i suoi libri per bambini
all'ospedale.
"Ecco perch Charlotte amava tanto quella giostra" pensai.
E poi ho la mia vita, i miei impegni, le mie amiche. Non 
che la bambina sembri molto felice qui. Se ne va in giro tutta
immusonita per la maggior parte della giornata, senza dire o
fare niente. Devo confessare che la trovo una bambina difficile.
E Betty Curnow viene da me solo di mattina, non  come
se avessi qualcuno che mi d una mano sul serio... Io... non so
proprio da che parte voltarmi, non so dove sbattere la testa.
Fino a quel momento era riuscita a trattenere le lacrime,
ma adesso non ce la faceva proprio pi e perse il controllo,
cos si allontan dal camino e si diresse verso la finestra,
dove rimase voltandoci le spalle, come se fosse intenta ad
ammirare il giardino. Probabilmente si vergognava delle sue
lacrime, oppure voleva risparmiarci uno spettacolo
imbarazzante (le lacrime delle donne di una certa et non
sono belle a vedersi). Nella stanza si sentivano i suoi disperati
singhiozzi.
Sapevo che ero di troppo e desideravo ardentemente una
scusa per allontanarmi. Lanciai un'occhiata implorante a
Phoebe.
Sai una cosa, disse subito lei credo che a tutte e tre farebbe
bene una bella tazza di caff bollente.
La signora Tolliver non si volt, ma dopo un attimo disse
con voce strozzata: Non c' nessuno che lo possa preparare.
Ho mandato Betty Curnow e Charlotte nel villaggio, perch
Charlotte voleva comprare della Coca-Cola. L'abbiamo... non
ce n' pi in casa. E poi mi sembrava una buona scusa per
mandarla fuori. Non volevo che fosse presente mentre parlavo
con te...
Posso andare io a fare un caff.
La signora Tolliver si soffi il naso. Questo sembr migliorare
leggermente la situazione. Poi gir appena la testa e mi
guard da sopra la spalla: aveva la faccia gonfia e gli occhi
velati di lacrime. Non sai dove cercare le cose.
Posso dare un'occhiata in giro, se non le spiace che io entri
nella sua cucina.
No, certo che non mi spiace. Come sei gentile a...
Le lasciai. Uscii silenziosamente dal salotto, mi chiusi la
porta alle spalle e per un attimo mi ci appoggiai, con un gesto
teatrale che normalmente vedi fare solo al cinema. Anche
se non riuscivo a farmela piacere, la signora Tolliver mi faceva
comunque pena. Era impossibile non trovarla terribilmente
patetica: tutt'intorno a lei il suo mondo, la sua vita bene
organizzata stavano andando a pezzi. Dopo tutto,
Annabelle era la sua unica figlia, e adesso il suo matrimonio
era andato a rotoli e lei se ne andava con il suo nuovo amore
dall'altra parte del globo, abbandonando i suoi due figli e
tutte le sue responsabilit.
Ma soprattutto sapevo che il colpo pi duro per l'orgoglio
di una donna come la signora Tolliver era l'umiliante scoperta
che Charlotte non era figlia di Leslie Collis, ma il frutto di
uno sfortunato incidente durante una delle innumerevoli avventure
di Annabelle (chiss se aveva una vaga idea di quale
tra le tante, mi chiesi, e sperai, per il bene di noi tutti, che
non ne avesse il bench minimo sospetto).
E Charlotte. Quel faccino! Preferivo non pensarci. Mi
strappai a malincuore da l e andai in cerca della cucina.
A forza di tentativi, dopo aver aperto a casaccio numerose
antine e cassetti della credenza, riuscii finalmente a mettere
insieme un vassoio, con tazze e piattini, una zuccheriera e
dei cucchiaini. Riempii quindi il bollitore elettrico e trovai
un barattolo di caff istantaneo. Dei biscotti potevamo fare a
meno, decisi. Quando l'acqua cominci a bollire, la versai
nelle tre tazze e portai il vassoio in salotto.
Erano ancora tutte prese da quella storia, ma la signora
Tolliver pareva aver smesso di piangere durante la mia assenza
e si era un po' ricomposta: adesso sedeva in un'ampia
poltrona vittoriana di fronte a Phoebe.
...forse stava dicendo Phoebe tuo genero ci ripenser.
Dopo tutto, Charlotte ha un fratello, e si sa che  molto brutto
separare una famiglia.
Ma c' una grande differenza di et tra Michael e Charlotte,
e lui  anche pi maturo. Non credo che abbiano mai
avuto molto in comune...
Alz gli occhi quando comparvi sulla soglia della stanza e
subito un sorriso di cortesia le si form sulle labbra. Era proprio
una signora a cui le buone maniere ed il tocco salottiero venivano
automatici, anche nei momenti di maggiore tensione.
Grazie, Prue, sei molto gentile. Sei stata brava a trovare
tutto. Posai il vassoio su uno sgabello basso. Oh! e un
leggero cipiglio le aggrott la fronte. Hai usato le mie tazze
pi belle.
Mi spiace, sono le prime che ho trovato.
Oh, non preoccuparti. Per una volta tanto, non ha
importanza.
Phoebe mescol pensosamente il suo caff. Mi sedetti anch'io
e, per un attimo, il silenzio fu rotto soltanto dal tintinnio
dei cucchiaini che mescolavano il caff, come se ci trovassimo
tutte e tre l per una circostanza piacevole. Poi
Phoebe ruppe il silenzio.
Secondo me, disse non  assolutamente il caso che
Charlotte ritorni a casa. O almeno non prima che le cose siano
sbollite un po' e che tuo genero abbia avuto il tempo di
riprendersi.
Ma la sua scuola...
Non rimandarla in quella scuola. Non mi sembra molto
raccomandabile, con la caldaia che scoppia a quel modo.
Deve avere un'amministrazione inefficiente. E comunque Charlotte
 fin troppo giovane per stare in collegio, e non ha senso
che ci ritorni se la sua situazione familiare  in sfacelo.
Roba da far venire un esaurimento nervoso a qualsiasi bambino!
Seduta, con tazza e piattino in grembo, fiss a lungo
la signora Tolliver. Devi agire con molta prudenza.  vero
che non vuoi addossarti la responsabilit di Charlotte, e questo
lo capisco benissimo, ma, per il momento questa responsabilit
ce l'hai comunque, per quel che ne so. Hai una vita
nelle tue mani, una giovane vita.  una bambina sensibile e
dovr gi soffrire abbastanza quando verr a sapere di sua
madre. Cerchiamo almeno di fare in modo che non soffra
pi di quanto sia inevitabile.
La signora Tolliver cominci a dire qualcosa, ma Phoebe,
con un piglio brusco insolito per lei, la ignor e riprese a
parlare.
Come ho detto, capisco la tua situazione. E diventer ancora
pi difficile pi avanti. Per questo ritengo che sarebbe
molto meglio per te essere sola qui, senza Charlotte in giro ad
ascoltare discorsi o eventuali telefonate che non  il caso che
senta.  una bambina intelligente e capirebbe istintivamente
che c' qualcosa che non va. Perci ti suggerisco di dirle semplicemente
che verr a stare da me per un po' di tempo.
"Oh Phoebe, che tesoro sei! Che tu sia benedetta, Phoebe!"
Lo so che, in questo momento, sono una specie di relitto
umano, ma Prue star con me ancora per una decina di giorni
e nei momenti di emergenza posso sempre contare su Lily
Tonkins.
Ma  troppo, Phoebe.
Sono molto affezionata a Charlotte, staremo benissimo
insieme.
Questo lo so. E so anche che stravede per te. Ma... oh,
non vorrei che mi giudicassi ingrata... ma sembrer cos
strano a tutti. Andarsene via da qui, da me che sono sua nonna,
per venire a stare con te. Che cosa penser la gente?
Questo  un paese piccolo e sai bene che Lily Tonkins e Betty
Curnow ne parleranno in giro.
S, certo, ne parleranno. La gente parla sempre. Ma vengano
pure tutti i pettegolezzi del mondo, piuttosto che far
soffrire ancora quella bambina. E poi concluse Phoebe,
posando la tazza vuota abbiamo tutte e due le spalle larghe,
e, qui fece una risatina diciamoci la verit, ormai stiamo
diventando anche troppo coriacee perch un piccolo pettegolezzo
possa darci fastidio.Che cosa ne dici, allora?
La signora Tolliver finalmente cedette, con evidente
sollievo.
Non mi vergogno di ammettere che una soluzione del genere
mi renderebbe le cose molto, ma molto pi facili.
Hai intenzione di chiamare ancora tuo genero?
S, gli ho detto che gli avrei telefonato stasera. Ieri rischiavamo
tutti e due di farci prendere troppo la mano
dall'emozione. Probabilmente lui aveva bevuto un po' troppo,
non che io gli dia tutti i torti, data la situazione, e n lui
n io riuscivamo a ragionare molto bene.
Allora potrai dirgli che Charlotte verr a stare con me a
Holly Cottage per un po' di tempo. E potrai anche comunicargli
che la bambina non torner in quel collegio. Potremmo
cercare di iscriverla qui, alla scuola del villaggio.
S, s, lo far.
Be', siamo d'accordo, allora. Phoebe si alz in
piedi.Tra parentesi, avevamo gi programmato che Charlotte
venisse stamattina ad Holly Cottage: Prue la porta a fare
un picnic. Preparale una valigia da portarsi dietro, ma non
dirle niente di sua madre.
Ma bisogner pur dirglielo!
Lo far io, tu sei troppo coinvolta in questa faccenda, la
cosa ti tocca troppo da vicino.
Per un attimo ebbi l'impressione che la signora Tolliver
volesse sollevare qualche obiezione, perch la vidi prendere
fiato per dire qualcosa, ma poi incroci lo sguardo di Phoebe
e tacque.
Benissimo, Phoebe.
Sar pi facile per tutti noi se glielo dico io.
Allo stesso passo di lumaca ce ne tornammo a casa. Lungo
il vialetto di White Lodge, passati i cancelli, oltre il boschetto
di querce. Poi svoltammo dietro la chiesa e ci trovammo davanti
la discesa verso casa, e vedemmo quel lungo lago azzurro
che era l'estuario, l'acqua illuminata da barbagli di sole.
Ferma la macchina un momento, Prue.
Accostai la macchina al ciglio della strada e spensi il motore.
Per un attimo ce ne rimanemmo l sedute come due spensierate
turiste ad ammirare quello spettacolo familiare, come
se non l'avessimo mai visto. Sulla sponda opposta si stagliavano
le dolci colline, tutto un mosaico di minuscoli poderi che
dormicchiavano al calore del sole mattutino. Un trattore rosso,
rimpicciolito dalla distanza alle dimensioni di un giocattolo,
era gi all'opera e arava, attirando sulla sua scia uno stormo
di gabbiani bianchi che riempivano l'aria dei loro stridi.
Holly Cottage ci aspettava in fondo alla strada, nascosta oltre
la cresta della collina: se ne stava laggi a sonnecchiare al
riparo dal vento della costa, crogiolandosi al sole. Ma qui sul
ciglio del colle i venti del mare non si calmavano mai, e adesso
un vento sottile appiattiva l'erba pallida che cresceva nei
fossi ai lati della strada e cominciava a strappare le prime foglie
dalla cima degli alberi che delimitavano l'antico cimitero.
Che pace! esclam, come se pensasse ad alta voce. Si
direbbe che qui, fuori dal mondo, uno sia finalmente al sicuro.
O almeno cos pensavo quando sono arrivata qui per la
prima volta insieme a Chips. Pensavo proprio di avercela fatta
a scappare. Ma non c' modo di sfuggire alla realt. Alla
crudelt, all'indifferenza, all'egoismo.
Crudelt, indifferenza, egoismo sono tutti vizi che fanno
parte della natura della gente, e la gente  dappertutto.
E ha un grande potere distruttivo. Phoebe riflett per un
attimo, poi disse con un altro tono di voce: Povera donna!.
La signora Tolliver? S, anche a me fa molta pena, ma
ancora non riesco a capire perch si sia decisa a confidarsi
con te.
Ma  ovvio, mia cara. Sa bene che io sono una vecchia peccatrice.
Non dimenticher mai in vita sua che io e Chips abbiamo
allegramente vissuto nel peccato per anni. Poteva parlare
con me di cose che mai avrebbe confessato ad altre amiche.
Pensa ad esempio alla moglie del Colonnello Danby, o alla vedova
del direttore della banca di Porthkerris... sarebbero rimaste
scandalizzate. E poi, naturalmente,  stato un duro colpo
al suo orgoglio, ed  questo che la fa soffrire di pi.
S, lo credo anch'io. Ma tu sei stata splendida! Sei sempre
fantastica, ma stamattina sei stata pi fantastica del solito.
Be', non saprei.
Spero solo che tu non ti sia assunta un incarico troppo
oneroso per le tue forze. Metti che Leslie Collis non voglia
proprio avere pi niente a che fare con Charlotte: te la dovresti
tenere per sempre.
La cosa non mi dispiacerebbe, dopo tutto.
Ma, Phoebe... mi interruppi, perch non puoi dire a una
persona che ami che  troppo vecchia.
Trovi che io sia troppo vecchia?
E ci sono anche altre cose. Anche tu, come la signora Tolliver,
hai una vita tua. Perch dovresti essere tu tra voi due
quella che ci rinuncia? E poi, siamo sinceri, stiamo tutte invecchiando,
perfino io...
Io ho sessantatr anni e, se riesco a rimanere viva e pimpante
per altri dieci, ne avr soltanto settantatr. Una giovinetta,
se pensi a Picasso, o ad Arthur Rubinstein.
Che cosa c'entrano loro?
E a quel tempo Charlotte avr compiuto vent'anni e sar
in grado di badare a se stessa. Davvero non vedo che grandi
problemi ci siano.
Il parabrezza della Volkswagen era sporco. Trovai nella
macchina uno straccio lurido e cominciai a dare al vetro una
ripulita molto approssimativa. Mentre ero in cucina a fare
il caff, chiesi ha per caso accennato in qualche modo a
Daniel?
No, per niente.
E tu le hai detto qualcosa?
Ma sei matta?
I miei tentativi di pulizia non facevano altro che peggiorare
la situazione del parabrezza, cos ricacciai lo straccio nel
suo nascondiglio abituale.
Viene qui stamattina, lo sai, per il picnic. Mi ero offerta
di andarlo a prendere in macchina, ma mi ha detto che si sarebbe
arrangiato da solo.
Cpita proprio a fagiolo.
La fissai. Hai intenzione di raccontare tutto a Daniel?
Ma certo che gli racconter tutto. Tre teste ragionano
meglio di due e io sono fin troppo stanca di tutti questi segreti
tra noi. Forse, se non fossimo stati cos discreti, tutto
ci non sarebbe successo.
Oh, Phoebe, non sono molto d'accordo con te.
Be', forse hai ragione. Per adesso cominciamo a dirci
francamente le cose, cos almeno sapremo tutti come siamo
messi. E inoltre Daniel ha il diritto di sapere.
Che cosa credi che far?
Perch mai dovrebbe fare qualcosa?
Perch  il padre di Charlotte.
Il padre di Charlotte  Leslie Collis.
Era esattamente quello che avevo detto io a Daniel,
mentre ero seduta davanti al fuoco finto della sua stanza. Cercavo
di essere realistica e ragionevole per rincuorarlo. Ma in
fondo adesso gli eventi avevano preso una piega decisamente
diversa.
Pu anche essere vero, feci notare ma questo non gli
impedir di sentirsi responsabile della bambina.
E che cosa pensi che far, allora?
Non lo so.
Posso dirtelo io. Niente. Perch non c' niente che possa fare.
E anche perch, se anche ci fosse qualcosa, non la farebbe.
Come lo sai?
Perch conosco Daniel.
Lo conosco anch'io.
Come vorrei che lo conoscessi!
Che cosa vorresti dire?
Phoebe sospir. Oh, niente.  solo che ho paura che tu ti
sia innamorata di lui.
Come al solito, lo disse in tono indifferente, come se stesse
parlando di una cosa di nessuna importanza. E cos mi colse
alla sprovvista. Cercando di avere l'aria indifferente, anch'io
le risposi: Non credo di sapere che cosa voglia davvero dire
innamorarsi.  una di quelle parole che non ha mai avuto
senso per me. Come "perdonare". Non ho mai capito questa
parola. Se non perdoni sei meschina,permalosa e vendicativa,
ma se perdoni, allora sei un'ipocrita moralista.
Ma Phoebe non si lasci sviare da queste interessanti disquisizioni.
Be', allora diciamo che lo ami, continu imperterrita
forse preferisci metterla in questo modo.
Se proprio vuoi sapere che cosa provo esattamente, ti
dir che mi sembra di averlo sempre conosciuto, come se
avessimo gi un passato in comune. E che non voglio perderlo,
perch credo che abbiamo bisogno l'uno dell'altra.
E questo ancor prima che ti rivelasse la magnifica saga di
Annabelle?
Credo proprio di s. Cos, vedi, non  che mi faccia soltanto
pena.
Perch diavolo dovrebbe farti pena? Ha tutto!  giovane,
ha un grande talento, e adesso anche fama e denaro, con tutti
i relativi vantaggi materiali.
Ma come puoi non tenere conto di quello che  successo
tra Daniel e Annabelle? Sono undici anni che si sente in colpa
perch non ha mai saputo se il figlio era suo o no. Non ti
farebbe pena qualsiasi uomo che si portasse sulle spalle un
tale carico di colpa per undici anni?
Se l' voluta lui. E non c'era bisogno che scappasse.
Forse non  scappato, si  limitato a fare quello che gli ha
detto Chips. Forse non aveva altra via di uscita.
Avete parlato di voi due?
S. Mi ha chiesto di andare in Grecia con lui. A Spetsai.
Questo prima che mi raccontasse di Annabelle e Charlotte.
Ma poi ne abbiamo riparlato e Daniel mi ha detto che sarebbe
stato inutile, perch non poteva continuare a scappare dai
suoi pensieri.
E tu ci saresti andata in Grecia?
S.
E poi?
Non lo so.
Mi sembra molto avventato da parte tua, Prue.
E tu mi sembri mia madre.
Anche a rischio di sembrare tua madre, che, tra parentesi
non  affatto una stupida, devo proprio dirtelo: tu non conosci
Daniel.  il tipico artista: instabile, irrequieto, privo di
senso pratico.
Che manchi del minimo senso pratico lo so intervenni
sorridendo. Una volta mi ha raccontato che aveva una macchina
e che dopo tre anni aveva imparato soltanto come far
funzionare il riscaldamento.
Ma Phoebe ignor il mio debole tentativo di fare dello spirito,
e continu imperterrita nel suo discorso.
E non puoi nemmeno fare affidamento su di lui, perch 
sempre preso dalla sua creazione del momento. In un certo
senso questo lo rende una persona negativa. Irritante al
massimo.
Oh, Phoebe, come puoi parlare cos! Sai benissimo che
lo adori.
 vero, Prue, lo adoro. Ma, mettilo di fronte alle decisioni
e alle responsabilit della vita di tutti i giorni, e potrebbe
avere una reazione totalmente imprevedibile.
Stai parlando di Daniel come potenziale marito?
Non intendo essere cos indiscreta.
Tu lo conoscevi quando aveva vent'anni, non puoi giudicarlo
da come era undici anni fa. Adesso  un uomo.
S, lo so, e naturalmente le persone maturano col tempo.
Ma cambia poi tanto la personalit? Non vorrei proprio che
tu soffrissi, Prue, sei una ragazza cos speciale! E Daniel potrebbe
farti soffrire. Non deliberatamente, certo, ma senza
rendersene conto. Il suo lavoro gli riempie la vita e non so
quanto spazio gli sia rimasto per gli affetti e per stare insieme
alle persone a cui vuol bene e prendersene cura.
Forse potrei essere io a prendermi cura di lui.
S, probabilmente per un breve periodo s. Ma non per
sempre, temo. Non vedo come sarebbe possibile passare tutta
la vita con un uomo che ha paura della stabilit, dei legami
sentimentali, di essere preso in trappola.
Era inutile discutere con lei. Rimasi in silenzio, fissando il
parabrezza sporco davanti a me. La cosa strana era che in
fondo eravamo tutte e due dalla stessa parte. Phoebe allung
il braccio e pos la mano sulla mia. Le sue dita erano calde,
ma sentivo contro la pelle un senso di freddo, per la pressione
dei suoi ingombranti anelli di foggia antiquata.
Non costruire castelli in aria su Daniel. I tuoi sogni probabilmente
non si realizzeranno mai. Se invece non ti aspetterai
niente da lui, almeno non subirai delusioni.
Stavo pensando a Charlotte. Non credo che scapper
questa volta.
E io credo che non abbia scelta. Forse dovresti scappare
anche tu, ritornartene a Londra, dare una sistemata alla tua
vita, telefonare a quel simpatico giovanotto che ti ha portato
quei crisantemi appassiti.
Oh, Phoebe. Mi ci volle un leggero sforzo persino a ricordarne
il nome. Non erano appassiti quando me li ha dati.
Quando lo rivedrai, pu darsi che tu lo veda con occhi
diversi.
No, questo no. E comunque non  uno che riesce a farmi
ridere.
Nigel Gordon. Sapevo che ormai probabilmente non sarei
pi riuscita ad andare in Scozia.
Be', devi decidere tu. Mi diede un colpetto sulla mano, poi
si appoggi allo schienale del sedile, le mani in grembo. Ecco
che l'ho detto, che mi sono immischiata negli affari tuoi.
Tanto per non avere la coscienza sporca. Adesso comunque 
ora di andare a casa e informare Lily Tonkins che Charlotte
verr a stare da noi. Se mai esiste qualcosa in grado di farla
smettere di cantare "Proteggici, o Signore!", questa  appunto
la nostra novit. D'altro canto, visto che le sono sempre
piaciuti i drammi, pu anche darsi che la prenda bene. E poi
da un momento all'altro Charlotte arriver ad Holly Cottage e
noi abbiamo un picnic da organizzare, come se la vita non
fosse gi abbastanza complicata di per s.
Il picnic mi era proprio sfuggito di mente! Avrei preferito
che non si fosse sentita in dovere di ricordarmelo proprio
adesso, pensai, mentre avviavo il motore.
Be', strano esclam Lily quando le annunciammo che
Charlotte sarebbe venuta a stare da noi. Andarsene cos dalla
casa della nonna per venire qui! Il suo sguardo pass dalla
faccia innocente di Phoebe alla mia. Mi affrettai a sorridere,
un sorriso luminoso che non diceva niente. A pensarci
bene non c' poi troppo da meravigliarsi: la bambina sta
quasi di pi qui con noi che non dalla signora Tolliver. Tanto
vale farle il letto qua e che sia finita.
Phoebe parve sollevata. Ottimo, Lily, e spero che la cosa
non ti dia troppo lavoro in pi. So che hai g abbastanza da
fare adesso, ma appena riesco a liberarmi da questo dannatissimo
gesso...
Non si preoccupi, signorina Shakleton, ce la faremo benissimo.
E poi non  che sia una di quelle bambine che danno
problemi.  tranquilla e silenziosa come un topolino, e
non mangia neanche tanto. Spost di nuovo lo sguardo dalla
faccia di Phoebe alla mia e aggrott la fronte. Non  che
sia successo qualcosa, vero?
Ci fu un attimo di silenzio, poi Phoebe disse: No, non
proprio. Ma la signora Tolliver trova che sia un po'... un po'
faticoso tenere Charlotte con s a White Lodge. Probabilmente
non riescono molto ad andare d'accordo e cos abbiamo
deciso che la soluzione migliore  che Charlotte venga a
stare qui per un po'.
Be', si divertir un pochino di pi qui osserv Lily.
Betty Curnow  una bravissima persona, ma non  mai stata
quel che si dice un tipo divertente. "La Signorina snob", la
chiamavamo quando eravamo a scuola insieme. E poi, quel
suo matrimonio con un ufficiale sanitario non l'ha certo resa
molto pi allegra e spontanea.
S. Be', forse Joshua Curnow non  proprio l'uomo pi allegro
che ci sia, ma sono certa che  un ottimo marito per
Betty disse Phoebe conciliante, prima di riportare Lily
sull'argomento in questione. Dove potrebbe dormire Charlotte,
secondo te?
La metteremo nel vecchio spogliatoio del signor Armitage.
Il letto  fatto, ha solo bisogno di prendere un po' d'aria.
E c' anche il picnic, non dimenticartelo, oggi vanno tutti
a fare un picnic.
Certo. Ho fatto dei panini col prosciutto e ho preparato
un po' di insalata in un contenitore di plastica. Poi c' una
torta al cioccolato con la glassa all'arancia...
Delizioso! Vorrei poter andare anch'io... le cose che mi
piacciono di pi... un picnic meraviglioso... E Phoebe si avvi
su per le scale per liberarsi della sua mantella e cambiarsi
le scarpe. Dall'assito del piano di sopra sentimmo i suoi passi.
Che cosa faremmo senza di te, Lily? dissi. Phoebe dice
spesso che si pu sempre contare su di te.
Ma che cosa dite! esclam Lily, compiaciuta.
Posso darti una mano, dammi qualcosa da fare.
Potreste preparare i fagiolini per stasera. Se c' una cosa
che odio  mondare i fagiolini. Fatemi pelare tutte le carote di
questo mondo, o datemi una bella barbabietola e sono felice
come una Pasqua. Ma dover stare l a togliere il filo e tutto il
resto a quegli stupidi fagiolini, proprio non lo sopporto...
Cos, quando finalmente Charlotte arriv, io ero in giardino
al sole, seduta su una delle vecchie sedie da giardino di
Phoebe a mondare i fagiolini. Appena sentii il motore di una
macchina, posai coltello e cestino e mi avviai verso la porta
d'ingresso. Phoebe e Lily erano gi l. Betty Curnow aveva
accompagnato Charlotte con la macchina della signora Tolliver.
Charlotte era gi scesa e Lily aveva aperto il bagagliaio
per prendere la valigia della bambina. Charlotte indossava la
sua giacca di flanella grigia e aveva la borsetta rossa a tracolla
- quella era evidentemente la sua tenuta da viaggio. Mi
chiesi che impressione poteva averle fatto prepararsi di nuovo
per un altro viaggio, un'altra casa; essere sballottata da un
posto all'altro perch nessuno la voleva, nessuno voleva sobbarcarsi
l'onere di badare a lei.
Ciao, Charlotte.
Si volt e mi vide. Ciao disse, senza sorridere: era molto
pallida e aveva gli occhiali di sbieco sul naso. I suoi capelli
apparivano unti, come se avessero avuto bisogno di una bella
lavata, e qualcuno, forse Charlotte stessa, li aveva pettinati
con una scriminatura approssimativa, fermando il ciuffo davanti
con una molletta di plastica blu.
Che bello averti qui con noi! Vuoi venire di sopra a dare
un'occhiata alla tua camera?
Va bene.
Lily e Phoebe erano tutte prese dalla loro conversazione
con Betty Curnow, cos sollevai io la valigia e ci avviammo
insieme verso la porta d'ingresso. Ma improvvisamente
Charlotte si ricord delle buone maniere e si ferm.
Grazie mille di avermi accompagnata, signora Curnow.
Non c' di che, tesoro rispose Betty Curnow. Vedi di fare
la brava.
Salimmo al piano di sopra. La stanzetta che era stata lo
spogliatoio di Chips era accanto alla mia. Lily ci era passata
con la rapidit di un tornado e tutto odorava di cera e biancheria
pulita e inamidata. Phoebe era riuscita a trovare il
tempo di raccogliere dei fiori per il tavolino da toilette, e la
finestra aperta incorniciava lo stesso panorama di cui godevo
dalla mia stanza, il giardino, la siepe di escallonia e, sullo
sfondo, l'estuario in piena alta marea.
Era una stanzetta deliziosa, perfetta come dimensioni e
proporzioni per una ragazzina, e mi aspettavo un minimo di
entusiasmo da parte di Charlotte, ma il viso della bambina
non tradiva nessuna emozione, come se quello che vedeva la
lasciasse del tutto indifferente.
Posai per terra la valigia. Vuoi togliere la tua roba adesso
o pi tardi?
Posso togliere soltanto il mio orsacchiotto?
L'orsacchiotto, tutto appiattito, era in cima alla valigia.
Charlotte lo prese e lo mise sul cuscino.
E il resto?
Il resto non importa, lo tirer fuori dopo.
Be', togliti la giacca, se vuoi, e poi vieni gi in giardino ad
aiutarmi. Sto preparando i fagiolini per Lily Tonkins e mi
serve qualcuno che mi dia una mano.
Si tolse la borsa a tracolla rossa e la mise sul tavolino da
toilette, poi si slacci i bottoni della giacca di flanella grigia.
Io presi una gruccia e gliela misi nell'armadio. Sotto la giacca
portava una T-shirt blu e una gonna di cotone sbiadito.
Hai bisogno di un maglioncino?
No, sto bene cos.
Scendemmo di nuovo da basso. Nella cassapanca dell'ingresso
trovai una vecchia coperta e in cucina presi un altro
coltello dal cassetto. Quando ritornammo fuori in giardino
misi per terra la coperta e ci sedemmo tutte e due, con il cestino
di fagiolini e il pentolone pi grosso che avevo trovato
nella dispensa tra noi due.
Attenta a non tagliarti, i coltelli sono molto affilati.
Ho pulito fagiolini centinaia di volte.
Silenzio.
Non  una bella giornata? Non ti sei dimenticata del picnic,
vero?
No.
Daniel ha deciso di venire, ormai sar qui da un momento
all'altro. Ha detto che avrebbe tentato di farsi dare un passaggio
a Porthkerris.
Silenzio.
Volevo che Phoebe venisse con noi a Penjizal, ma mi ha
detto che aveva paura che il vento la facesse volare gi dagli
scogli. Ti sei ricordata di portare la Coca-Cola?
S, la signora Curnow mi ha detto che l'avrebbe data lei
a Lily.
Lily ci ha preparato dei panini al prosciutto, come volevi
tu. E una torta al cioccolato...
Charlotte mi guard. Non c' bisogno che tu cerchi di
consolarmi, sai.
Ebbi la netta impressione di avere fatto la figura della
stupida.
Scusami le dissi.
Lei torn ad occuparsi del fagiolino che stava tagliuzzando
senza grande destrezza.
Senti, Charlotte, non avevi voglia di venire qui a stare
con Phoebe?
Non mi sono mai fermata qui a dormire.
Non... non capisco che cosa vuoi dire.
 successo qualcosa e nessuno me lo vuole dire.
Che cosa te lo fa pensare? le chiesi preoccupata.
La bambina non rispose, ma poi not un movimento alle
mie spalle ed alz gli occhi. Mi voltai e vidi Phoebe che entrava
dalla porta del giardino. Indossava ancora il cappello, ma,
adesso che aveva abbandonato la sua mantella sgargiante, la
sciarpa annodata intorno al collo si agitava al vento come
una minuscola bandiera e le sue numerose catene d'oro luccicavano
al sole. Con il braccio buono stava trascinando una
sedia a sdraio e io mi alzai, precipitandomi a togliergliela di
mano per sistemarla dove eravamo sedute noi due. Quando
Phoebe si lasci cadere sulla sdraio decisi che non c'era motivo
di tergiversare oltre e le lanciai un'occhiata significativa.
Charlotte e io stavamo chiacchierando dissi. Phoebe mi
guard con uno sguardo calmo e sereno. Sapeva bene che
cosa volevo dire. Mi accomodai di nuovo e presi il mio coltello.
Si sta domandando perch  qui.
Il motivo principale rispose Phoebe, rivolgendosi direttamente
a lei  che ci fa piacere averti.
La mamma non ha intenzione di tornare da Maiorca,
vero?
Che cosa te lo fa pensare?
 vero che non ritorna?
 vero rispose Phoebe.
Presi un fagiolino e cominciai a mondarlo e a tagliarlo con
cura a pezzetti.
Lo sapevo! esclam Charlotte.
Ti spiacerebbe dirci come fai a saperlo?
Perch aveva questo amico che veniva spesso a trovarla.
Si chiamava Desmond e aveva una scuola di equitazione vicinissima
alla nostra casa di Sunningdale. Uscivano a cavallo
insieme, poi lui veniva a bere o a mangiare qualcosa. 
con lui che la mamma  andata a Maiorca.
Come lo sai?
Per via di una cosa che  successa una notte alla fine delle
vacanze, prima che tornassi a scuola e scoppiasse la caldaia.
Il pap era a Bruxelles per affari e io mi sono alzata di
notte perch dovevo andare in bagno, poi mi  venuta sete e
ho deciso di scendere gi da basso a prendere della Coca-Cola
dal frigorifero. Non mi sarebbe permesso, ma certe volte
vado lo stesso. E mentre ero a met scala ho sentito delle voci.
C'era un uomo che parlava, e in un primo momento ho
pensato che fosse un ladro e che volesse uccidere la mamma,
ma poi ha detto qualcosa e ho capito che era Desmond. Cos
mi sono seduta su un gradino e sono rimasta ad ascoltare.
Parlavano di Maiorca. La mamma ha detto al pap che andava
in vacanza con una vecchia compagna di scuola. L'ho sentita
quando gliel'ha detto una mattina a colazione, ma sapevo
che ci andava con Desmond.
Hai detto qualcosa a tuo padre?
No. Tanto il pap non mi ascolta mai. E poi avevo paura.
Avevi paura di tuo padre?
No, avevo solo paura, paura che la mamma se ne andasse
e non tornasse pi.
Lo sapevi che tuo pap ha telefonato alla tua nonna ieri
sera?
Non dormivo ancora e ho sentito suonare il telefono. Il salotto
della nonna sta proprio sotto la mia camera da letto e si
sente quando qualcuno parla, anche se non si riesce a capire
quello che dicono. Per l'ho sentita fare il suo nome, Leslie. E
sapevo che era lui. Cos ho pensato che forse telefonava per sapere
come stavo. Ma poi stamattina c'era un'atmosfera cos orribile
in casa che ho capito che non aveva chiamato per quello.
E la nonna era cos strana e di cattivo umore e mi ha mandato
al villaggio con Betty Curnow a comprare della Coca-Cola.
Cos ho capito che c'era qualcosa che non andava, perch al villaggio
ho sempre avuto il permesso di andarci da sola.
Probabilmente tua nonna preferiva evitare che potessi
sentire qualcosa che ti avrebbe preoccupato.
E poi, quando siamo ritornate a casa, la signora Curnow
e io, la nonna mi ha detto che venivo a stare da voi.
Spero che la cosa ti abbia fatto piacere.
Per tutto il tempo in cui aveva parlato, Charlotte era rimasta
l seduta con gli occhi bassi, giocherellando con un fagiolino
che aveva pian piano e deliberatamente fatto a pezzettini.
Adesso alz gli occhi a guardare ansiosamente Phoebe, da
dietro le lenti di quei brutti occhiali. Stava affrontando la situazione
con coraggio e dignit. Non torna pi, vero?
No, va a vivere in Sud Africa.
E che cosa succeder a noi? A Michael e a me? Il pap
non pu badare a noi. So che non avrebbe problemi a occuparsi
di Michael, fanno sempre delle cose insieme loro due,
vanno a caccia o a vedere delle partite di rugby, eccetera. Ma
so che non avrebbe voglia di badare a me.
Forse no le rispose Phoebe. Ma io lo farei volentieri. 
per questo che ho pregato tua nonna di lasciarti venire a stare
qui con me.
Ma non per sempre?
Non esiste niente che duri per sempre.
E non rivedr pi il pap e Michael?
Certo che li rivedrai. Dopo tutto, Michael  tuo fratello.
Charlotte arricci il naso. Non  che sia sempre molto
gentile, non gli sono poi tanto affezionata.
 comunque tuo fratello. Forse gli farebbe piacere venire
a stare anche lui qui da me le prossime vacanze. Ma immagino
che lo voglia ospitare tua nonna.
Non ha voluto me fece notare Charlotte.
Questo non lo devi pensare.  solo che per lei non  facile
avere in casa una persona della tua et. C' parecchia gente
che con i bambini proprio non ci sa fare, anche se sono
delle bravissime persone.
Tu ci sai fare con i bambini le disse Charlotte.
 perch a me piacciono rispose sorridendo Phoebe. In
particolare mi piaci tu. Ed  per questo che voglio che tu stia
qui, almeno per questo periodo.
E la mia scuola? Charlotte era ancora molto diffidente.
Devo ritornarci alla fine di questa settimana.
Ho parlato anche di questo con tua nonna. Ti piace la tua
scuola?
No, la odio. Detesto dover stare sempre via da casa. E poi
sono la pi piccola l, non c' nessuno minore di me, almeno
non tra quelli che stanno in collegio. Ci sono delle ragazze
che ci stanno solo di giorno, ma sono tutte amiche tra loro e
poi si trovano a giocare durante il fine settimana e non mi
vogliono con loro. Anch'io volevo frequentare solo di giorno,
ma la mamma mi ha detto che  molto meglio frequentare
da interna. Chiss perch dovrebbe essere meglio, a me 
sembrato solo pi orribile.
Allora non ti farebbe troppo dispiacere se non ritornassi
l?
Charlotte prese in considerazione la cosa con una certa
cautela. Per la prima volta notai un' espressione che assomigliava
alla speranza illuminarle brevemente la faccia.
Perch? Non sono costretta a tornarci?
No, secondo me no. Se vieni a stare qui sarebbe pi semplice
per tutti noi se tu frequentassi la scuola al villaggio.
Nessuno l si ferma a dormire e credo che ti piacerebbe.
Non sono molto brava a scuola.
Non si pu essere bravi in tutto. Tu sei brava a disegnare
ed a costruire cose. E, se ti piace la musica, hanno un ottimo
maestro di musica e una vera orchestra e danno dei
concerti. Conosco un ragazzino della tua stessa et che suona
il clarinetto.
E io potrei andarci?
Se tu volessi, credo che si potrebbe fare.
Mi piacerebbe proprio.
Allora starai qui da me?
Vuoi dire... che non ritorner pi dal pap?
S, le rispose con dolcezza Phoebe forse voglio dire
proprio questo.
Ma... ma hai appena detto... hai detto che niente dura
mai per sempre. Era quasi intollerabile dover vedere come
le si stavano riempiendo gli occhi di lacrime. Non posso
stare con te...
S che puoi, fino a quando vuoi tu. Cos, vedi, anche se 
successo il peggio, non  poi la fine del mondo. Puoi sfogarti
con Prue e con me e parlare delle cose che ti fanno soffrire.
Non occorre pi che ti tenga tutto per te. Non cercare pi di
essere forte e coraggiosa, non c' niente di male a piangere...
Fu come se cedesse una diga, le lacrime sgorgarono incontrollabili.
La bocca di Charlotte si apr nel pianto tipico dei
bambini, ma i singhiozzi che le scuotevano il corpicino magro
erano quelli di una sofferenza di un adulto.
Oh, Charlotte...
Phoebe si chin in avanti sulla sedia, entrambe le braccia -
anche quello irrigidito nel gesso - tese in un eloquente invito
di conforto e affetto. In qualsiasi altro momento questo suo
gesto cos tipicamente espansivo sarebbe potuto apparire ridicolo,
ma non adesso. ... vieni qui, tesoro.
Charlotte si alz in piedi, si butt in quell'abbraccio asimmetrico
e si appese al collo di Phoebe, affondandole la faccia
nella spalla e mandandole il cappello di traverso.
Presi i fagiolini e il pentolone e rientrai in casa. Perch
quello era un momento che apparteneva soltanto a loro due.
E poi perch Charlotte era la figlia di Daniel. E poi ancora
perch ero sicura che mi sarei messa a piangere anch'io.
La cucina era deserta. Dalla porta aperta sul retro vedevo
Lily che stendeva ad asciugare una fila di candide salviette.
Adesso era passata a un altro inno.

Stai lontano dal peccato,
non pronunciar parole d'ira.

Appoggiai i fagiolini e la pentola su un'estremit del tavolo
di pino grezzo e poi salii nella mia stanza. Quella mattina
avevo fatto il mio letto, ma Lily aveva passato la stanza di fino,
come diceva lei, il che voleva dire che tutto odorava intensamente
di cera per pavimenti e gli oggetti sul mio tavolino
da toilette erano tutti in fila come soldatini. Sedetti sul
bordo del letto, ma mi resi subito conto che non mi sarei
messa a piangere, dopo tutto. Mi sentivo per svuotata, disorientata:
era come se avessi passato quelle ultime tre ore nella
sala buia di un cinema, tutta presa da un film appassionante,
e adesso fossi di nuovo fuori in strada, cos abbagliata
dalla luce da procedere quasi alla cieca in un quartiere sconosciuto.
Incapace di agire.
"La mamma non ha intenzione di tornare da Maiorca, vero?
Tanto il pap non mi ascolta mai. Anch'io volevo frequentare
solo di giorno, ma la mamma mi ha detto che  molto
meglio frequentare da interna. La nonna non mi ha voluta".
Oh, Signore, il male che facciamo ai nostri bambini!
La finestra era aperta e le tende sventolavano alla brezza.
Scesi dal letto e mi diressi alla finestra a guardare fuori,
appoggiando i gomiti sul davanzale. Phoebe e Charlotte erano
ancora sedute sull'erba. Le lacrime parevano ormai finite e
non si sentiva altro che il mormorio rilassato di loro due che
chiacchieravano. Charlotte era tornata a sedersi a gambe incrociate
sulla coperta e stava intrecciando una collana di
margherite. Mentre la osservavo mi ricordai di quando avevo
io la sua et. I miei genitori avevano divorziato e io vivevo
con mia madre, ma non mi era mai capitato di sentirmi non
amata, non voluta o scaricata in qualche collegio. Quando
andavo a stare da mio padre nel Northumberland desideravo
solo che il treno corresse sempre pi veloce mentre mi portava
verso il nord. E ancora, quando lui mi veniva a prendere
alla stazione di Newcastle, io volavo sul marciapiede per essere
accolta in un vigoroso abbraccio che odorava di tweed.
Ripensai alla casetta di mia madre a Londra, alla camera
che aveva decorato per me esattamente come la volevo io. Ai
vestiti che mi comprava, che erano quelli che avevo il permesso
di scegliere io stessa. A come mi divertivo alle lezioni
di danza che frequentavo d'inverno, alle feste di Natale, a
quando mi portava a vedere la pantomima al Palladium e La
Bella Addormentata al Covent Garden.
E le spese da Harrod's, il frapp al cioccolato che mi veniva
concesso come risarcimento per la noia del dover comprare
i vestiti per la scuola. E le gite in barca lungo il Tamigi
con un gruppetto di amiche e poi l'emozionante attesa di
una visita alla Torre di Londra.
E sempre la Cornovaglia e Penmarron. E Phoebe.
"Oh, tesoro, che gioia rivederti!"
Phoebe. Tutt'a un tratto mi vennero mille paure per lei:
che grossa responsabilit si era addossata cos impulsivamente,
spinta soltanto dall'affetto! Aveva sessantatr anni e
si era gi rotta un braccio cadendo da una vecchia sedia rsa
dai tarli. E se non si fosse semplicemente rotta il braccio, ma
l'anca, o il collo? E se avesse battuto la testa e fosse rimasta
l sul pavimento dello studio con un trauma cerebrale, all'insaputa
di tutti, e nessuno fosse venuto a cercarla? La mia immaginazione
si rifiutava di contemplare questa orribile ipotesi,
ma poi suo malgrado produceva fantasie alternative
ancora pi terribili.
Mi venne in mente Phoebe alla guida della sua vecchia
macchina. Non aveva mai guidato con molta attenzione,
sempre distratta com'era da quello che succedeva sulle strade
di campagna o di citt che percorreva, molto spesso al di
l della riga di mezzera (tanto era convinta che bastasse
semplicemente suonare di continuo il clacson e non poteva
succederti niente di cos terribile).
E se le fosse venuto un attacco di cuore e fosse morta?
Succedeva a molte persone, perch non sarebbe dovuto capitare
a Phoebe? E se un giorno d'estate fosse andata a fare
una nuotata, come le piaceva fare? E se si fosse tuffata dalla
diga vecchia, nel suo antiquato costume e con la cuffia da
bagno di plastica, e non fosse pi tornata a galla? Sembravano
esserci infinite possibilit di disgrazia, e chi si sarebbe occupato
di Charlotte se fosse successo qualcosa a Phoebe? E
di nuovo la mia fantasia part al galoppo, in cerca di una soluzione
per l'ipotetico problema.
Chi avrebbe tenuto Charlotte? Io? In un appartamento al
seminterrato? O mia madre? O magari mio padre? Era il tipo
di persona che si sarebbe portato a casa un cane zoppo se
l'avesse trovato in giro. Cercai di immaginarmi Charlotte a
Windyedge, ma non ce la vedevo. La mia giovane matrigna
avrebbe accolto con piacere qualsiasi bimba disposta a montare
i suoi cavalli, pulire le scuderie, lucidare i finimenti e
andare a caccia, ma con questa bambina, che voleva solo
suonare il clarinetto e disegnare, non avrebbe avuto proprio
niente in comune.
Avrei potuto rimuginare su quei tetri pensieri per un'eternit,
ma fui riportata sulla terra dal treno del mattino proveniente
da Porthkerris, che sferragliava lungo il tratto dietro
la casa. Lo avvistai mentre affrontava con grande impegno la
curva dell'unico binario e poi si fermava. Sembrava un treno
giocattolo, di quelli che vanno a molla. Rimase l per un attimo
e poi qualcuno fece un fischio e sventol una bandiera
verde, e il treno ripart, allontanandosi dalla stazione e lasciandosi
dietro sul marciapiede deserto una figura solitaria.
Daniel! Era qui per il picnic.
Non appena il treno fu ripartito, attravers il binario,
scavalc uno steccato e si avvi seguendo la linea ferroviaria.
Pass oltre il porticciolo dove le barche a vela dondolavano
nell'acqua dell'alta marea e poi si arrampic sulla vecchia diga.
Indossava un paio di jeans con un maglione blu e un camiciotto
di tela bianca.
Lo guardai avvicinarsi con quel suo lungo passo, le mani
in tasca e desiderai che fosse il tipo di persona a cui potevo
portare tutti i miei problemi, proprio come quando correvo a
rifugiarmi tra le braccia di mio padre alla stazione di Newcastle.
Volevo essere abbracciata, rassicurata, amata. Volevo
sfogarmi con lui e raccontargli tutto quello che era successo
in quella interminabile mattina e sentirmi dire che non aveva
importanza, che non dovevo pi preoccuparmi di niente,
che si sarebbe occupato lui di tutto...
Ma Phoebe, che voleva bene a Daniel, ne sapeva pi di me.
"Mettilo di fronte alle decisioni e alle responsabilit della
vita di tutti i giorni, e potrebbe avere una reazione totalmente
imprevedibile".
Non volevo che fosse quel tipo di uomo. Volevo che si
prendesse carico delle cose. Anzi, avrei voluto che l'avesse
gi fatto. Mentre lo osservavo avvicinarsi, sapevo per che,
se quello che stava capitando a tutti noi fosse stata la trama
di una storia di mia invenzione, allora questo sarebbe stato il
momento della felice conclusione della vicenda : Daniel
avrebbe trovato una soluzione a tutto, avrebbe preso decisioni
e formulato piani. Immaginai una sequenza cinematografica,
al rallentatore e con effetto flou: Daniel entra dal cancello
nella siepe di escallonia e risale di corsa il prato a
grandi passi fluttuanti nell'aria. Abbraccia Phoebe e si china
a prendere la sua bambina per stringerla tra le braccia, poi
mi chiama dalla finestra aperta. Parliamo del nostro futuro
insieme. Musica di violini, sullo schermo appare la parola
Fine. Poi arrivano i titoli di testa e tutti noi viviamo per
sempre felici e contenti.
"Non costruire castelli in aria su Daniel. I tuoi sogni probabilmente
non si realizzeranno mai". Torna sulla terra,
Prue. Phoebe lo avrebbe preso da parte per raccontargli i fatti
senza peli sulla lingua. Basta con i segreti, Daniel. Annabelle
ha tagliato la corda e nessun altro vuole Charlotte.
Nessun altro vuole tua figlia.
E lui? Che cosa avrebbe fatto? Mi rifiutavo di pensarci,
non volevo sapere che cosa sarebbe successo poi.
Ormai era uscito dal mio campo visivo, nascosto dalla siepe.
Chiusi la finestra e le voltai le spalle. Per caso mi vidi riflessa
nello specchio sopra la toilette e trovai il mio aspetto
talmente spaventoso che passai i cinque minuti seguenti a
cercare di sistemarmi un po'. Mi lavai la faccia con un panno
caldissimo, mi pulii le unghie con il sapone alla lavanda di
Phoebe, mi spazzolai e pettinai i capelli. Poi presi da un cassetto
una camicetta di cotone pulita, mi cambiai le scarpe, mi
misi un po' di rimmel e mi diedi una spruzzata di profumo.
Prue! Era la voce di Charlotte.
Sono qui nella mia camera.
Posso entrare? La porta si apr e Charlotte apparve sulla
soglia.  arrivato Daniel.
L'ho visto scendere dal treno.
Ma Phoebe l'ha portato gi nel suo studio. Dice che vuole
mostrargli qualcosa che apparteneva a Chips. Dice che ci
vorr una decina di minuti. Che buon profumo!
 Dior. Uso sempre questo. Ne vuoi una spruzzatina?
Non ti dispiace?
Basta che non me lo consumi tutto.
Si spruzz addosso un po' di profumo, e annus l'aria con
un'espressione estatica. Presi il pettine e le riordinai un po' i
capelli, raddrizzandole la scriminatura e chiudendo poi la
molletta di plastica. Quando ebbi finito le dissi: Forse  ora
di andare in cucina a preparare il cestino del picnic. E non
sarebbe male se tu portassi degli stivali di gomma e una
giacca a vento.
Ma oggi non piover.
Qui siamo in Cornovaglia, non si pu mai sapere che
tempo far.
Cos, quando finalmente venne Phoebe a cercarci, eravamo
in cucina. La vidi dalla finestra mentre percorreva lentamente
il sentiero di mattoni che dal giardino e dallo studio
portava alla cucina. Sola. Sembrava una persona anziana,
mentre veniva verso di noi. Arriv dalla porta del giardino e
ci vide ferme in piedi ad aspettarla. Ci disse che Daniel se
n'era andato: gli spiaceva molto, ma non poteva venire a fare
il picnic con noi.
Ma ce l'aveva promesso... continuava a dire Charlotte,
sull'orlo delle lacrime. Aveva detto che sarebbe venuto...
Phoebe intanto evitava di guardarmi negli occhi.
Cos non andammo a Penjizal, dopo tutto. Per un motivo
o per l'altro, nessuno di noi ne aveva pi voglia ormai.
Consumammo il nostro picnic proprio l, nel giardino di Holly
Cottage. E non vedemmo le foche.
Prima che riuscissi a parlare con Phoebe da sola era arrivata
sera.
Perch se n' andato?
Ti avevo avvertito mi rispose Phoebe.
Dov' andato?
Non ne ho idea.  ritornato a Porthkerris, immagino.
Prendo la macchina, dissi vado da lui.
Non farlo.
Perch no? Non puoi impedirmelo.
Telefonagli prima, se proprio devi. Parla con lui, assicrati
che ti voglia vedere.
Andai subito a telefonare. Certo che voleva vedermi! Feci
il numero del Castle Hotel e quando la ragazza del centralino
mi rispose, chiesi di Daniel Cassens. Mi pass il banco della
reception e una voce di donna mi disse che il signor Cassens
era andato via. Aveva pagato la stanza e non aveva lasciato
nessun recapito.
...
SETTIMO.

Lavai la testa a Charlotte e con le forbici da cucito di Phoebe
diedi una regolata alle punte dei suoi capelli. Puliti, avevano
il colore delle castagne, con inaspettati riflessi color rame.
Phoebe telefon al preside della scuola locale, poi accompagn
l Charlotte per un colloquio. La bambina torn a casa
tutta eccitata: avrebbe avuto una nuova uniforme, blu e
bianca; avevano un tornio nell'aula di artistica; avrebbe imparato
a suonare il clarinetto.
Mentre guardavamo la televisione vedemmo una graziosa
ragazza che insegnava a fare una casa delle bambole con delle
scatole di cartone. Andammo a Porthkerris in macchina e
dal negoziante che vendeva alcolici ci facemmo dare quattro
solidi scatoloni che avevano contenuto delle bottiglie di whisky.
Comprammo un temperino per tagliare il cartone, dei
barattolini di pittura e dei pennelli. Comprammo anche dei
tubetti di colla. Arrivate a casa, ci mettemmo a misurare ed a
tratteggiare porta e pareti. La cucina si riemp di fogli di carta
da giornale e ritagli di cartone, i nostri strumenti di lavoro.
Adesso nel cielo buio splendeva la luna nuova: era l sospesa
ad oriente come un sopracciglio d'argento e sulle nere
acque dell'estuario galleggiava il suo pallido riflesso,
scomposto in tremanti schegge di luce.
Prue?
Che cosa c'?
Dov' andato Daniel?
Non lo so.
Perch se n' andato?
Non so nemmeno questo.
Pensi che torner?
Credo di s. Un giorno o l'altro.
Se ne vanno sempre tutti. Le persone che mi piacciono,
voglio dire. All'inizio, quando Michael  andato a scuola, la
casa mi sembrava strana senza di lui, cos vuota e silenziosa.
E una volta, quando ero molto piccola, a sei anni, avevo una
tata che mi piaceva proprio tanto. Ma poi se n' dovuta andare
per occuparsi di sua madre. E adesso se n' andato anche
Daniel.
Lo conosci appena.
Ma ne ho sempre sentito parlare. Phoebe mi raccontava
di lui. Mi faceva vedere sul giornale dove parlavano di lui,
quando faceva le sue mostre in America, e poi mi raccontava
parecchie cose di lui.
Per non lo conoscevi quasi.  stato qui per un giorno, o
poco pi, da quando l'hai conosciuto.
Ma non volevo che andasse via. Il picnic non c'entra e
nemmeno andare a vedere le foche, quelle sono cose che
possiamo fare quando vogliamo.
E allora perch?
Perch volevo dirgli delle cose, fargli vedere delle cose.
Volevo fargli vedere la casa della bambola. E volevo anche
chiedergli delle cose. Il pap non ha mai tempo di darmi delle
risposte decenti quando gli chiedo le cose. E poi Daniel
non ti tratta da bambina piccola, ti parla come se fossi una
persona grande. Non ti verrebbe mai a dire che sei una rompiscatole
o una stupida.
Be'... probabilmente avete parecchio in comune, vi interessano
le stesse cose. Forse  questo il motivo per cui ti senti
cos vicina a lui.
Vorrei proprio che ritornasse.
 un uomo che ha molto da fare, un uomo importante. E
adesso  diventato famoso, ci sono cos tante cose che deve fare.
Vedi, un artista ... diverso dagli altri uomini, ha bisogno di
essere libero.  difficile per uno come Daniel mettere radici,
stare sempre nello stesso posto, sempre con le stesse persone.
Phoebe  un'artista e sta sempre nello stesso posto.
Phoebe  diversa, lei  speciale.
Lo so,  per quello che le voglio bene. Ma voglio bene anche
a Daniel.
Non devi volergli troppo bene, Charlotte.
Perch no?
Perch  inutile volere troppo bene a qualcuno, se poi rischi
di non rivederlo pi... oh, non metterti a piangere, per
favore, non piangere. Purtroppo le cose stanno cos ed  inutile
che io o te ci illudiamo che la situazione sia diversa.
Dipingemmo di rosso la porta e di nero le cornici delle finestre.
Lily trov una vecchia scatola per vestiti dal cui coperchio
ritagliammo il tetto; disegnammo una linea divisoria
al centro del tetto e lo piegammo, ed ecco i due spioventi.
Dipingemmo le tegole.
Un giorno di pioggia e di forte vento Charlotte e io attraversammo
i campi da golf per scendere alla spiaggia. C'era
sabbia che volava da tutte le parti e i cavalloni arrivavano alla
spiaggia da un chilometro, o pi lontano ancora. I giunchi
sulle dune erano appiattiti dal vento e i gabbiani abbandonavano
la costa per volare verso l'interno, dove si libravano sopra
i campi appena arati, riempiendo l'aria dei loro stridi.
Non arrivarono n lettere n cartoline per Charlotte dal
Sud Africa. Venimmo a sapere tramite Betty Curnow e Lily
Tonkins che la signora Tolliver era andata a stare per qualche
giorno da un'amica ad Helford. E cos il numero di persone
che avevano tagliato la corda saliva a tre.
Con delle scatole di fiammiferi vuote costruimmo i mobili
per la casa delle bambole; colorammo la carta con cui tappezzare
le pareti. Saccheggiammo la borsa degli avanzi di
stoffa di Phoebe e ricavammo dei tappeti dai bordi sfrangiati
da alcuni ritagli di tweed. Sembrano proprio veri disse
Charlotte quando li disponemmo al loro posto, poi chiuse la
porta della casa delle bambole ed accost la faccia alla finestra,
godendosi tutti i minuscoli particolari di quel piccolo
mondo in miniatura, cos sicuro e tranquillizzante.
Non sopporto di vederti cos infelice mi disse una sera
Phoebe, ma io non avevo voglia di parlare di Daniel e finsi di
non aver sentito.
Se n'era andato. Era tornato alla sua vita errabonda, alla
sua incessante ricerca. Era tornato alla sua pittura, alla sua
mostra, da Peter Chastal. Magari a quest'ora era gi tornato
in America. Forse, tra un bel po' di tempo, quando se la fosse
sentita, mi avrebbe mandato una cartolina: me l'immaginavo
cadere nella mia cassetta delle lettere sulla porta d'ingresso
di Islington, una cartolina a colori vivaci che mostrava la
Statua della Libert o il Golden Gate, o il Fujiama.
Me la sto spassando, vorrei che ci fossi anche tu, Daniel.
Avevo un futuro davanti a me, comunque: il mio lavoro, il
mio appartamento, i miei amici. Sarei ritornata a Londra e
avrei ripreso le fila di tutto. Ma mi sarei sentita sola, sola come
mai mi ero sentita prima di allora.
Sognai di nuovo quel sogno, quello in cui nuotavo. Era lo
stesso della prima volta: l'acqua dapprima bassa, poi profonda
e calda; la corrente impetuosa, la sensazione di lasciarsi
andare senza lottare contro questa forza. Non riguardava la
morte, mi ricordai alla fine del sogno, non la morte, ma
l'amore. Ma allora perch mi svegliai con le guance bagnate
di lacrime?
Passavano i giorni, uno uguale all'altro, avevano perso
qualsiasi identit per me, che non mi accorgevo nemmeno di
quale giorno fosse, e di quale fosse passato. Poi improvvisamente
arriv il marted, ed era ora di fare qualcosa di pratico.
La sera prima, Phoebe aveva deciso che avrei accompagnato
lei e Charlotte in macchina a Penzance, dove avremmo
comprato la famosa uniforme bianca e blu per la scuola. Poi
forse ci saremmo concesse il lusso di pranzare in un ristorante,
oppure saremmo scese al porto a vedere se era arrivato
il piroscafo dalle Isole Scilly.
Ma questi piani non si realizzarono perch quella mattina
presto Lily Tonkins telefon per comunicarci che Ernest,
suo marito, si era sentito poco bene. Fu Phoebe a rispondere
al telefono, e Charlotte e io rimanemmo l vicine ad ascoltare
la voce tremula all'altro capo del filo.
Sono stata sveglia tutta la notte stava dicendo Lily.
Oh, santo cielo.
Lily scese nei particolari e Phoebe inorrid visibilmente.
Mio Dio! Dopo di che afferm categoricamente che per
nessun motivo al mondo Lily doveva abbandonare il marito
sul suo letto di dolore prima che l'avesse visto il medico. Poi
pos il ricevitore. Lily non sarebbe venuta al lavoro quel
giorno.
Cambiammo rapidamente i nostri piani. Io sarei rimasta a
Holly Cottage a fare un minimo di lavori di casa e preparare il
pranzo, mentre Phoebe avrebbe chiesto al signor Thomas di
accompagnare lei e Charlotte a Penzance con il suo fido taxi.
Charlotte si mostr tutt'altro che entusiasta della
prospettiva.
Credevo che avremmo pranzato al ristorante.
Non sarebbe divertente senza Prue le rispose decisa
Phoebe. Lo faremo un altro giorno, quando dovr andare a
parlare col direttore della banca, oppure a farmi sistemare i
capelli.
Cos telefonammo al signor Thomas, che arriv dopo dieci
minuti con in testa il suo cappello da autista e con le ruote
dell'automobile incrostate di letame. Phoebe e Charlotte salirono
in macchina e io le guardai partire, poi rientrai in casa
a occuparmi delle faccende domestiche della mattinata.
Non che ci fosse molto da fare, dato che Lily puliva la casa
da cima a fondo ogni giorno: una volta fatti i letti, pulito il
bagno e tolta la cenere dal camino del soggiorno, tutto pareva
pi o meno come al solito. Andai in cucina a farmi una
tazza di caff e poi cominciai a pelare le patate. Era una
giornata grigia e immobile, noiosamente tranquilla, si sentiva
la pioggia in arrivo. Finite le patate, mi infilai un paio di
stivali di gomma e scesi nell'orto a prendere un cavolfiore.
Mentre rientravo sentii una macchina che arrivava sulla
strada che portava ad Holly Cottage. Diedi un'occhiata e vidi
che era passata soltanto un'ora da quando erano partite
Phoebe e Charlotte. Impossibile che la loro spedizione fosse
finita cos presto.
Quando la macchina attravers il ponte della ferrovia ebbi
la certezza che stava dirigendosi verso Holly Cottage, perch
eravamo l'ultima casa della strada, che era a fondo chiuso e
finiva con i cancelli sbarrati del cantiere navale in disuso.
Rientrai in fretta. Arrivata in cucina posai il coltello e il
cavolfiore sullo scolapiatti e poi, sempre con il grembiule di
Lily intorno alla vita e gli stivali ai piedi, attraversai l'ingresso
e uscii.
L sulla ghiaia era parcheggiata una macchina sconosciuta
- un'Alfa-Romeo verde scuro, lunga ed elegante, e inzaccherata
per il viaggio. Lo sportello del posto di guida era gi aperto
e al volante sedeva Daniel, gli occhi fissi sulla mia faccia. In
quella mattinata avvolta da una nebbiolina immobile non si
sentivano molti rumori. Poi, da molto lontano, udii stridere
alcuni gabbiani che volavano basso sopra la sabbia deserta
dell'estuario. Lentamente Daniel usc dalla macchina e si raddrizz
con movimenti cauti, inarcando la schiena e massaggiandosi
nel frattempo la nuca. Indossava la sua solita strana
accozzaglia di indumenti disparati e sul mento aveva un'ombra
scura di barba non fatta. Sbatt la portiera della macchina
e questa si chiuse con un tonfo solido, elegante, intonato a
quella vettura di lusso. Poi pronunci il mio nome.
E cos ebbi la prova che era vero: non era a Londra.non
era a New York, non era a San Francisco. Era qui. Era tornato.
A casa.
Che cosa stai facendo? gli chiesi.
Secondo te che cosa sto facendo?
Di chi  quella macchina?
Mia. Ancora tutto anchilosato, si mosse verso di me.
Ma se tu odi le macchine!
 vero, ma  mia lo stesso, l'ho comprata ieri. Mi raggiunse,
mi mise le mani sulle spalle e si chin a baciarmi la
guancia. Mi sentii grattare la pelle dal suo mento ruvido.
Alzai gli occhi a guardarlo: aveva la faccia pallida, grigia di
stanchezza, ma gli occhi gli brillavano di una segreta allegria.
Quello che hai addosso  il grembiule di Lily.
Lily non c' oggi, Ernest  ammalato. Non ti sei fatto la
barba.
Non ne ho avuto il tempo. Sono partito da Londra alle tre
di questa mattina. Dov' Phoebe?
Lei e Charlotte sono andate a fare delle spese.
Non hai intenzione di farmi entrare?
S, s, certo, scusami. Solo che tu eri l'ultima persona che
mi aspettavo di vedere. Vieni, ti faccio del caff, o uova e
pancetta se vuoi mangiare qualcosa.
Del caff lo berrei volentieri.
Entrammo in casa. Dopo il freddo umido dell'esterno, si
stava bene dentro al calduccio. Feci strada a Daniel nell'ingresso
e lo sentii chiudere la porta alle nostre spalle. In cucina
vidi il cavolfiore ed il coltello dove li avevo lasciati, accanto
al lavandino, e, per un attimo, mi domandai che cosa ci facevano
l, tanto ero disorientata.
Riempii il bollitore elettrico, inserii la spina nella presa e lo
accesi. Quando mi girai vidi che Daniel aveva preso una sedia
e si era seduto a capo del lungo tavolo di pino: teneva un gomito
sul tavolo e si strofinava gli occhi con la mano, nel vano
tentativo di cancellare le tracce della sua stanchezza.
Non ho mai guidato tanto a lungo od a tale velocit in vita
mia, credo disse, poi scost la mano e alz gli occhi verso di
me: mi ero dimenticata quanto erano scuri, con quelle pupille
rotonde e scure come olive nere. Sembrava ancora esausto,
ma c'era qualcosa d' altro in lui, un senso di esultanza,
forse, che non riuscivo a definire, perch non l'avevo mai visto
prima di allora.
Che cosa mai ti ha spinto a comprare la macchina?
Volevo ritornare da tutte voi e quello mi  parso il sistema
pi rapido.
Hai scoperto come funziona il riscaldamento?
Non era una gran battuta, ma serv a rompere la tensione.
Sorrise. Non ancora. Come ti ho detto, ce l'ho soltanto da
un giorno. Incroci le braccia sul tavolo e disse: Phoebe
mi ha raccontato tutto, sai. Riguardo ad Annabelle e Leslie
Collis e la signora Tolliver.
S, lo so.
E Charlotte.
S.
Ci  rimasta male Charlotte per il picnic?
S.
Non potevo restare, Prue, dovevo andarmene. Dovevo essere
solo, capisci?
Dove sei andato?
Sono ritornato a Porthkerris. A piedi, passando dalle dune
e lungo la scogliera. Poi, arrivato in albergo, ho fatto la valigia,
ma senza avere idea di che cosa avrei fatto dopo. Alla fine
ho telefonato a Lewis Falcon; era da quando ero arrivato
quaggi che volevo mettermi in contatto con lui, ma per un
motivo o per l'altro non ci ero mai riuscito.  stato grande: gli
ho detto chi ero e anche che non ci eravamo mai incontrati. E
lui mi ha risposto che sapeva chi ero io, perch Peter Chastal
gli aveva parlato di me, e mi ha chiesto perch mai non andavo
a trovarlo a Lanyon? Cos gli ho detto che, OK, sarei andato,
ma avevo bisogno di un letto per un paio di giorni, e lui mi
ha risposto che non c'erano problemi. Cos ho pagato il conto
dell'albergo e ho preso un taxi fino a Lanyon.
Falcon  un uomo meraviglioso, estremamente simpatico
e niente affatto curioso. Ho scoperto da lui che potevo staccare
la spina, per cos dire,  stato come se abbassassi una
specie di saracinesca tra me e tutto quello che mi aveva raccontato
Phoebe. Qualcosa come lo schermo protettivo di cui
parlano gli psicanalisti. Mi ha mostrato il suo studio e abbiamo
guardato le sue cose ed abbiamo parlato di lavoro come
non fosse esistito niente altro al mondo per nessuno dei due.
 andata bene per un paio di giorni, ma poi ho capito
che dovevo ritornare a Londra. Cos mi ha accompagnato alla
stazione ed ho preso il treno della mattina.
Arrivato a Londra sono andato alla galleria a parlare con
Peter. Ero ancora in quello straordinario stato mentale... era
come essere isolato dalla realt; la saracinesca era ancora
abbassata e io sapevo che dietro c'erano Annabelle e Charlotte,
ma per il momento avevano semplicemente smesso di esistere
e io non potevo fare altro che continuare a vivere la mia
vita di tutti i giorni come se nulla fosse accaduto. Cos non
ho detto niente a Peter. Tra parentesi, la mostra  ancora
aperta e viene parecchia gente a visitarla. Mentre bevevamo
una birra seduti nel suo ufficio, osservavo i visitatori dalla
porta di vetro, come se fossero stati dei pesci rossi in un vaso.
Erano i miei quadri quelli che stavano guardando, ma mi
sentivo totalmente distaccato: niente, n i miei quadri n il
pubblico sembravano avere qualcosa a che fare con me.
Poi ho salutato Peter e me ne sono andato fuori a fare un
giro: era un bellissimo pomeriggio e ho camminato per chilometri
e chilometri lungo l'argine del Tamigi, finch non mi
sono accorto di essere a Millbank e mi sono ritrovato davanti
alla Tate Gallery. La conosci?
S.
Ci vai ogni tanto?
Spesso.
Conosci la collezione Chantrey?
No.
Sono entrato nella galleria e mi sono diretto alla sala dove
 esposta la collezione Chantrey. L c' un quadro di John
Singer Sargent, un olio piuttosto grande: Carnation Lily, Lily
Rose. Ci sono due ragazzine in un giardino che accendono
delle lanterne giapponesi: indossano vestiti bianchi con il
colletto pieghettato. Tutt'intorno ci sono gigli e rose rosa.
Una delle ragazzine ha i capelli corti e scuri e il collo molto
lungo, bianco e fragile come lo stelo di un fiore. Potrebbe essere
Charlotte.
Non so quanto tempo sono rimasto l fermo, ma dopo un
po', mi sono accorto che la saracinesca protettiva molto lentamente
stava alzandosi e al tempo stesso sono stato colto da
istinti straordinari che avevo sempre ignorato di possedere -
tenerezza, senso di protezione, orgoglio. E poi rabbia. Mi stavo
arrabbiando con tutti loro: con Annabelle, con suo marito
e sua madre, ma soprattutto con me stesso. Che diavolo stavo
facendo, mi sono chiesto, quando quella bambina era mia figlia
e io ero suo padre, maledizione? Che specie di senso aveva
scaricare tutte le mie responsabilit su Phoebe? La risposta
era semplice, anche se poco lusinghiera: me ne stavo l a
far niente, e non facevo niente da ben tre giorni a questa parte.
Marcavo il tempo e basta, come si diceva a scuola. E non
arrivavo da nessuna parte, non combinavo un bel niente.
Mi sono staccato dal quadro, sono sceso e ho cercato un
telefono. Ho chiamato il servizio informazioni e mi sono fatto
dare il numero della signora Tolliver. Poi ho telefonato a
White Lodge e lei non c'era....
 andata a trovare un'amica ad Helford spiegai a Daniel,
ma fu come se non avessi aperto bocca.
...ma ha risposto la sua governante e io le ho detto che ero
un amico di Leslie Collis e volevo mettermi in contatto con lui,
cos mi ha dato il numero della ditta in cui lavora alla City.
Il bollitore stava bollendo, ma pareva che entrambi ci fossimo
dimenticati del caff. Tolsi la spina, andai a prendermi
una sedia e mi misi all'altra estremit del tavolo, in modo
che Daniel e io fossimo uno di fronte all'altro divisi dal lungo
piano di legno grezzo.
Cos ho fatto un'altra telefonata. A Leslie Collis. Gli ho
detto che volevo parlare con lui. Sulle prime mi ha risposto
che non era il momento opportuno, ma poi ho insistito dicendo
che era urgente e cos alla fine mi ha concesso quindici
minuti o poco pi se fossi andato subito da lui.
Sono uscito dalla Tate ed ho preso un taxi per andare al
suo ufficio. La City mi  parsa bellissima, mi ero scordato di
quanto fosse bella, con tutti quei palazzi imponenti e le stradine
strette, e quegli scorci di Saint Paul che ti ritrovi davanti
all'improvviso appena girato l'angolo. Un giorno devo tornarci
e fare qualche disegno...
Le parole gli morirono sulle labbra, aveva perso il filo del
discorso.
Leslie Collis gli ricordai con dolcezza.
Ah, s, certo. Alz la mano e se la pass tra i capelli, poi
si mise a ridere.  stato un colloquio cos assurdo! Tanto
per cominciare io avevo l'aria anche pi da barbone del solito:
devo aver avuto la barba lunga e la camicia che avevo sul
treno, poi avevo un paio di scarpe da tennis ai piedi. Bucate
in punta, per di pi. Lui, invece, era tutto tirato a lucido nella
sua tenuta da lavoratore della City, colletto inamidato,
vestito gessato e cos via. Eravamo la coppia di antagonisti pi
strana del secolo. Comunque mi sono seduto e ho cominciato
a parlare e, non appena ho nominato la signora Tolliver e
Charlotte, lui ha subito deciso che ero venuto l per ricattarlo
ed  balzato in piedi, si  messo a gridare ed ha minacciato
di chiamare la polizia. Allora ho cominciato a urlare anch'io,
tanto per farmi sentire, e per un paio di minuti c' stato un
pandemonio con noi due che ci accusavamo a vicenda,
rivendicavamo la nostra responsabilit, la negavamo, davamo
all'altro tutte le colpe, davamo la colpa ad Annabelle.
Ma alla fine, proprio quando me lo vedevo fulminato da
un infarto, lasciandomi cos con un cadavere sulla coscienza
(come se gi non mi bastasse tutto il resto), a Collis  venuto il
sospetto che forse, dopo tutto, non ero un criminale intenzionato
a estorcergli tutti i suoi capitali fino all'ultimo soldo. E
da quel momento la situazione  migliorata. Ci siamo seduti
di nuovo, ha acceso una sigaretta, e siamo ripartiti da capo.
Non mi dirai che lo hai trovato simpatico, spero.
Perch? Tu no?
Quando l'ho visto quella mattina sul treno, l'ho trovato
una persona orribile.
Non  poi cos male.
Ma uno che si rifiuta di avere Charlotte...
Lo so.  disgustoso. Ma in un certo senso riesco a capire
il suo punto di vista.  un tipo ambizioso, si  fatto un mazzo
cos lavorando tutta la vita per fare soldi e soddisfare le
sue ambizioni. Credo che adorasse davvero Annabelle, ma,
probabilmente sapeva anche fin dall'inizio che lei era totalmente
incapace di rimanergli fedele. E ciononostante ha tenuto
duro, le ha dato tutto quello che voleva, le ha comprato
la casa a Sunningdale perch il ragazzo potesse crescere in
campagna. Annabelle aveva la macchina, la cameriera, un
giardiniere, le vacanze in Spagna, e libert assoluta. Le ho
dato tutto continuava a dire lui. Ho dato proprio tutto a
quella donna, dannazione!
Ha capito subito che Charlotte non era figlia sua?
S, certo che lo ha capito. Erano tre mesi che non vedeva
Annabelle e poi lei se ne torna dalla Cornovaglia e gli dice
che  incinta. Per qualsiasi uomo dotato di un minimo di orgoglio
questo  un bel calcio nelle palle.
E perch non l'ha fatta finita con lei, allora?
Voleva tenere insieme la famiglia,  molto affezionato a
suo figlio. E non voleva perdere la faccia con gli amici.
Per non ha mai voluto bene a Charlotte.
Non puoi dargli tutti i torti in questo caso.
Ti ha detto esplicitamente che non le voleva bene?
Pi o meno. Mi ha detto che era subdola,che diceva bugie.
Se le diceva, la colpa era sua.
 quello che gli ho detto io.
Spero che questo l'abbia spiazzato.
Non pi di tanto: ormai eravamo arrivati al punto in cui
avevamo messo tutte le carte in tavola e potevamo insultarci
a vicenda a piacimento, senza che l'altro se la prendesse
troppo. Era quasi come se fossimo diventati amici.
Era difficile da immaginare. Ma di che cosa avete
parlato?
Di tutto, praticamente. Io gli ho spiegato che Charlotte
sarebbe stata con Phoebe e alla fine ha ammesso che la cosa
gli faceva piacere. Ed  stato anche contento di sentire che
Charlotte non sarebbe ritornata in quella scuola. Era stata
Annabelle a sceglierla, ma secondo lui non meritava la retta
immensa che gli toccava sganciare ogni trimestre. Gli chiesi
che cosa ne sarebbe stato del ragazzo, Michael, ma Collis
sembrava convinto che con lui non ci sarebbero stati problemi.
Ha quindici anni ed  a quanto pare un ragazzo maturo,
in grado di badare a se stesso e cavarsela da solo. In complesso
alla sua et ormai non ha pi tanto bisogno della madre
e, visto il modo in cui questa si comporta,  molto meglio
che il ragazzo sia fuori dalla sua sfera di influenza. Cos Leslie
Collis ha intenzione di vendere la casa di campagna e
trovare qualcosa a Londra, dove abiter insieme a Michael.
Mi spiace per il ragazzo.
Anche a me. In verit mi spiace per tutti quelli che sono
coinvolti in questo sordido pasticcio. Ma, dopo tutto, non
credo che avr grossi problemi: suo padre  molto orgoglioso
di lui e loro due sembrano essere ottimi amici.
E Annabelle?
Collis ha parlato con il suo avvocato e hanno gi iniziato
le pratiche per il divorzio. Non  un uomo che si lasci crescere
l'erba sotto i piedi.
Aspettai che continuasse, ma lui per il momento aveva finito
cos parlai io: E quindi siamo al punto di prima. Che
cosa ne sar di Charlotte? O non ne avete parlato?.
Ma certo che ne abbiamo parlato! Era l che tendevano
tutti i nostri sforzi.
Leslie Collis sa che sei suo padre?
Naturalmente,  stata la prima cosa che gli ho detto. E
non la rivuole con s.
E Annabelle? Che intenzioni ha a proposito di Charlotte?
Non la vuole nemmeno lei. Ma se anche la volesse, non
credo che Leslie Collis le permetterebbe di riavere la bambina.
Chiamala pure una questione di uva acerba, se vuoi, ma
in fondo  la cosa migliore per Charlotte.
Perch?
Perch, mia carissima Prue, se Leslie Collis non vuole
Charlotte e Annabelle nemmeno, allora non ci sono difficolt
perch l'adotti io.
Rimasi immobile come una statua, fissandolo incredula.
Ma non sar possibile!
Perch no?
Non sei sposato.
La legge  cambiata. Adesso anche un "single" pu adottare
un bambino. Certo, ci vuole pi tempo per avere l'approvazione
del tribunale, e ovviamente ci sono molti pi intralci
burocratici da superare, ma  una cosa perfettamente
possibile. A condizione, naturalmente, che Annabelle dia il
suo consenso, ma non vedo perch non dovrebbe.
Ma tu non hai una casa, non hai dove abitare.
S che ce l'ho: Lewis Falcon  partito per il sud della
Francia. Star l a lavorare per un paio d'anni e mi ha detto
che, se volevo, mi avrebbe affittato la sua casa con studio annesso
a Lanyon. Cos star da quelle parti. Non penso che
potr tenere con me Charlotte finch l'adozione non sar
stata approvata in tribunale, ma spero che Phoebe possa
continuare a farle da vice-madre fino a quel momento.
Oh, sembra... sembra fin troppo bello per essere vero.
Lo so. E, come ti ho gi detto, la cosa pi straordinaria 
che alla fine di tutto questo mi sembrava addirittura che Leslie
e io fossimo diventati quasi amici, che ci capissimo.
Siamo usciti a pranzo insieme - in un posto da due soldi dove
nessuno dei suoi colleghi avrebbe mai rischiato di vederlo
con un barbone come me. Alla fine del pasto poi c' stata
un'altra ridicola pantomima, quando tutti e due abbiamo
tentato di pagare il conto: nessuno dei due voleva in qualche
modo sentirsi debitore nei confronti dell'altro. Alla fine siamo
arrivati a un accordo e abbiamo fatto alla romana. Poi
siamo usciti dal ristorante, ci siamo salutati, e io ho promesso
di farmi vivo ogni tanto. Mentre Collis tornava a piedi in
ufficio, io ho preso un taxi e sono tornato alla galleria per
parlare con Peter Chastal.
Sapevo che dovevo trovarmi un bravo avvocato, ma non
ne ho mai avuti n di buoni n di cattivi, perch ha sempre
fatto tutto Peter per me. Se  per questo, non ho mai nemmeno
avuto un commercialista, o una banca, o un agente.
Peter si  sempre occupato di tutto fin dal primo giorno in
cui sono andato da lui, immaturo e privo di ogni esperienza,
mandato da Chips.  stato fantastico. Mi ha messo in contatto
con il suo avvocato e poi  andato a informarsi di quanti
soldi avevo da parte (ho scoperto che ne ho almeno il quadruplo
di quanto non mi aspettassi), e poi mi ha detto che
era ora che entrassi nel mio nuovo ruolo di padre di famiglia,
e che quindi dovevo superare la mia diffidenza per tutto
ci che era meccanico e procurarmi una macchina. Cos sono
andato a comprarmela. Poi Peter e io abbiamo cenato insieme,
dopodich mi sono reso conto che non vedevo l'ora di
rivedervi tutte e che non ce l'avrei fatta ad aspettare un minuto
di pi, cos sono salito in macchina e sono partito per
la Cornovaglia.
E adesso non trovi qui n Phoebe n Charlotte. Mi sentivo
quasi pi delusa di lui.
Ma Daniel si limit a dire: Sono contento che non ci siano,
perch la cosa pi importante che ho da dirti riguarda
proprio te. O meglio, pi che di una comunicazione, si tratta
di una richiesta: vado in Grecia, in vacanza. Parto tra una
decina di giorni. Ti ho gi parlato della casa su Spetsai e ti
ho gi chiesto di venire con me, ma adesso te lo chiedo di
nuovo. Ho prenotato due posti sul volo per Atene. Se Lily e
Phoebe ce la fanno a occuparsi di Charlotte, vuoi venire con
me?. La casa a forma di zolletta di zucchero che ormai disperavo
di poter vedere, il terrazzo con i gerani, e la barca
con la vela simile a un'ala di gabbiano. Vieni con me, Prue.
I miei pensieri erano gi corsi in avanti a programmare:
tutte le cose che avrei dovuto fare e le persone da avvertire -
mia madre, Marcus Bernstein. E poi avrei dovuto scrivere
una lettera al povero Nigel Gordon.
S risposi.
Dai capi opposti del lungo tavolo ci guardammo a lungo
negli occhi, poi Daniel improvvisamente sorrise e disse: Ci
conosciamo cos poco noi due. Chi l'ha detto,tu o io?.
Tu.
Dopo due settimane in Grecia ci conosceremo molto
meglio.
S, credo proprio di s.
Dopodich, quando saremo ritornati, forse potremo pensare
di tornare insieme a Lanyon. Certo, prima ci toccher
sposarci, ma adesso non  ancora il caso di parlarne.  meglio
di no. Dopo tutto, n tu n io vogliamo ancora impegnarci,
non  vero?
In verit non c'era niente al mondo che desiderassi di pi.
Non solo, ma, dal modo in cui Daniel mi stava guardando,
era chiaro che anche per lui valeva lo stesso discorso.
 vero gli risposi sorridendo. Non vogliamo impegnarci
ancora.
Quando ritorn il taxi del signor Thomas con a bordo
Phoebe e Charlotte, con tutte le loro spese, eravamo ancora
in cucina, anche se non pi seduti ai capi opposti del tavolo.
Sentimmo la vecchissima automobile arrivare rumorosamente
sulla strada ed entrare dal cancello, e uscimmo insieme
a salutarli.
Il signor Thomas, trovandosi inaspettatamente di fronte
alla macchina di Daniel parcheggiata davanti alla casa, rimase
sconvolto perch non aveva pi lo spazio per girare il suo
taxi. Ma Phoebe era gi saltata gi dalla macchina e, scenografica
nella sua migliore mantella di tweed marrone, stava
cercando di dargli indicazioni.
Un po' pi a sinistra, signor Thomas. No, no, non volevo
dire a sinistra, volevo dire a destra...
Phoebe la chiam Daniel.
Si volt e lo vide.
Daniel!
Il signor Thomas e i suoi problemi furono immediatamente
dimenticati. Disgustato, spense il motore e se ne rest l
cupamente in trappola, con il radiatore della sua macchina
incollato a quello di Daniel, le ruote posteriori contro la cordonatura
di mattoni che proteggeva i confini di Phoebe.
Daniel le and incontro e si abbracciarono forte, tanto che
il cappello di Phoebe fin tutto a sghimbescio.
Tu, razza di tipaccio, dove sei stato? chiese Phoebe, dandogli
un pugno affettuoso sulla spalla con il braccio buono.
Comunque non gli diede nemmeno il tempo di risponderle,
perch proprio in quel momento mi vide oltre la sua spalla,
l ferma in piedi, ancora con il grembiule di Lily intorno
alla vita, e stampato sulla faccia un sorriso che non sarei riuscita
a cancellare nemmeno se avessi fatto tutti gli sforzi
possibili. A questo punto Phoebe moll Daniel e venne da me
e, bench non avesse la minima idea di che cosa fosse successo,
di quello che stava succedendo e di quello che sarebbe
successo, io vidi la mia stessa felicit riflessa sul suo viso, e
ci abbracciammo strette strette e ci mettemmo a ridere tutte
e due, perch Daniel era ritornato e all'improvviso tutto era
perfetto e andava a gonfie vele.
E poi anche Charlotte... Ci ricordammo di Charlotte nello
stesso momento e la vedemmo scendere con circospezione
dal sedile posteriore della vecchia macchina, le braccia cariche
di una pila pericolosamente instabile di pacchi, pacchettini
e scatole avvolte in carta da regalo. Sapevo che ci osservava
da un po' e che si teneva in disparte, convinta probabilmente
che non ci fosse posto per lei, Charlotte, in quella affettuosa
riunione di famiglia. Poi, stando attenta a non sbatterla,
chiuse con il piede la portiera del taxi. Quando si volt, il
mento premuto con forza a tenere fermo il pacchetto in cima
alla pila, si trov di fronte Daniel. Pian piano inclin la faccia
a guardarlo, senza batter ciglio dietro a quei suoi grandi occhiali
da gufo. Per un momento ci fu silenzio, mentre si guardavano
negli occhi. Poi Daniel sorrise e disse: Ciao, amore
mio, sono tornato.
E spalanc le braccia. Charlotte non chiedeva altro.
Oh, Daniel...
Pacchi e pacchettini cominciarono a scivolare gi. La
bambina li lasci cadere a terra e si lanci verso Daniel, che
la prese tra le braccia e la fece roteare in alto, senza smettere,
mentre i pacchetti se ne rimanevano dimenticati l per
terra, dove erano caduti, alla rinfusa, sulla ghiaia.
...
.
...
FINE.